21 Marzo – Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia

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108 piccole vittime di mafia

L’ Associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti il 14 Dicembre 1994, e a cui hanno aderito l’Arci, Lega Ambiente, le Acli e altre trecento Gruppi e Associazioni, dal 1996, ogni anno, il 21 Marzo, con l’inizio della Primavera e simbolicamente con l’avvio di una nuova vita, celebra la Giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. La celebrazione avviene, ogni hanno in un luogo diverso dell’Italia, viene letto, per tenerne sempre desto il ricordo l’elenco di tutte le vittime innocenti delle mafie, del terrorismo, delle stragi, e dei caduti nell’ adempimento del proprio dovere. Il pronunciamento dei nomi, l’abbraccio dei parenti e dei partecipanti serve a rielaborare il lutto, la morte di quelle vittime innocenti, e a rafforzare l’impegno, il civico dovere a contrastare ogni forma di violenza. Non a caso l’iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il proprio figlio nella strage di Capaci. Un dolore straziante, reso ancora più insopportabile se alla vittima è negata anche il diritto di essere ricordata col proprio nome e cognome. Il 1° Marzo 2017 la Camera dei deputati con voto unanime approva definitivamente la proposta di legge AC 3683 promossa dalle associazioni Avviso Pubblico, Libera, Legambiente e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil,, che istituisce il giorno 21 marzo quale Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Encomiabile, in questo senso, anche il progetto Gli Invisibili che la Scuola secondaria di primo grado “Borgese-XXVII Maggio” di Palermo, nell’anno scolastico 2016/2017, ha realizzato, nell’ ambito del Piano Nazionale per la cittadinanza attiva e l’educazione alla legalità, con lo scopo non solo di ricordare tutte le vittime innocenti uccise dalla mafia, ma anche, cosa ancora più grave, dall’ indifferenza di chi viveva e vive negli ambienti in cui questi innocenti sono stati crudelmente e violentemente privati dell’affetto dei propri cari. Un esercizio di memoria attiva, una memoria sociale attraverso la quale, infatti,come il Progetto sottolinea, è possibile spazzare via il luogo comune secondo il quale una vittima innocente si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato perché, come afferma Bruno Palermo nel suo libro Al posto sbagliato: storie di bambini vittime di mafie, al posto sbagliato ci sono sempre assassini e mafiosi. Le mafie hanno sempre ucciso i bambini e l’Autore smentisce le regole mafiose per le quali donne e bambini non vanno toccati. Sono un falso mito. Un mito smentito dai 108 nomi racchiusi nelle storie di minori vittime innocenti di mafia riportate nel lavoro svolto dagli alunni della scuola di Palermo. Un macabro e doloroso censimento presentato dopo trentun anni dalla morte di Claudio Domino, ucciso a Palermo a 11 anni per aver assistito inconsapevolmente. al confezionamento di alcune dosi di eroina o più probabilmente ad un  sequestro. Era la sera del 7 ottobre 1986, giocava accanto alla cartolibreria della madre, quando un giovane col volto coperto lo chiamò per nome e poi gli sparò un colpo di pistola a bruciapelo alla testa. Forse la causa della sua morte, non ancora nota, fu suo padre, impiegato alla Sip e anche titolare di un’impresa di pulizia dell’aula bunker dell’Ucciardone, dove si stava celebrando il Maxiprocesso contro Cosa nostra. La prima vittima innocente fu Emanuela Sansone, di solo 17 anni uccisa il 28 Dicembre 1896 da un fucile vendicativo perché il vero bersaglio doveva essere la madre Giuseppa Di Sarno, prima collaboratrice di giustizia, che aveva denunciato la criminalità organizzata per la fabbricazione di banconote false. Da quel lontano 1896, dopo 120 anni circa si susseguirono con una media di uno ogni anno 128 altri omicidi di piccole vittime innocenti ed indifese in circostanze quasi mai chiarite. La più piccola, il 5 Agosto 1989, non ancora nata, da due mesi in grembo a sua madre Ida Castelluccio, moglie dell’agente segreto Antonino Agostino Aveva soltanto 12 anni la notte del 10 Marzo 1948 il pastorello Giuseppe Letizia scomodo testimone del rapimento e dell’omicidio del sindalista Placido Rizzotto. Ritrovato l’indomani sotto choc e portato nell’ospedale Dei Bianchi a Corleone raccontò febbricitante di avere visto un contadino preso a bastonate e trascinato via. Ma l’ospedale era diretto dai dottori Michele Navarra e Ignazio Dell’Aira, uomini d’onore. Misero a tacere il bimbo con un’iniezione di veleno. E quando la mafia attaccò apertamente lo Stato, insieme ai simboli Falcone e Borsellino e le loro scorte, vi trovarono la morte anche altre giovanissime vittime. Avevano soltanto 9 anni e 50 giorni Nadia e Caterina Nencioni rimaste uccise insieme con la madre Angela e il padre Fabrizio nella strage dei Georgofili a Firenze, la notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993. E come non ricordare Giuseppe Di Matteo, ucciso a undici anni l’11 gennaio 1996, dopo 779 giorni di prigionia e poi strangolato e sciolto nell’acido per vendetta contro il padre che aveva cominciato a collaborare con la giustizia. Valentina Terracciano aveva, invece, soltanto 2 anni il 12 novembre del 2000, quando venne colpita da una raffica di proiettili, vittima di una vendetta trasversale che doveva colpire lo zio Domenico Arlastico. Era felice, Valentina, in braccio alla madre nel negozio di fiori dello zio a Trocchia, in provincia di Napoli e vi trovò la morte. Tutte simili, tutte atroci, tutte ingiustificate le storie e le morti narrate, come quella dei piccoli Giuseppe e Salvatore Asta, uccisi il 2 aprile 1985, vittime incidentali insieme con la madre nell’attentato al giudice Carlo Palermo a Bonagia, in provincia di Trapani. Nunzio Asta, il padre, morirà otto anni dopo di cuore, a soli 46 anni. Della famiglia Asta è rimasta solo la figlia maggiore Margherita, oggi in prima linea nell’associazione Libera.