A Roma aperto il ‘villaggio’ di Save the children per sensibilizzare cittadini su mortalità infantile

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Oltre 6 milioni di bambini sotto i 5 anni – tra cui 2,8 milioni di neonati – muoiono ogni anno anche per cause facilmente curabili e prevenibili come la diarrea o la polmonite. Dal 1990 al 2013 il numero di bambini che hanno perso la vita per malattie curabili è di 223 milioni. Per sensibilizzare i romani Save the children ha inaugurato a Roma, a piazza del Popolo, il villaggio Every one, una struttura di 170 mq di legno e materiali riciclati aperta e visitabile fino al 19 ottobre: all’interno di essa si potrà vivere l’esperienza di essere operatore Save the children per un giorno. Presenti infatti 4 ambienti tematici dove, grazie a installazioni interattive, vengono trattati i temi della salute delle mamme e bambini prima e dopo il parto, dell’impatto della malnutrizione, delle emergenze e di come Save the children intende rispondere a queste sfide. E’ attivo contemporaneamente l’sms solidale 45508 per la raccolta fondi.

Nel giorno dell’inaugurazione del villaggio romano – a cui hanno preso parte tra gli altri il presidente del Consiglio regionale, Daniele Leodori, la consigliera capitolina Daniela Tiburzi, il presidente e il direttore generale di Save the children, Claudio Tesauro e Valerio Neri.

Every one-Save the children ha organizzato anche Race for survival, un evento sportivo in collaborazione con Fidal Lazio, in cui hanno corso 200 bambini e che si è svolto in 65 Paesi del mondo. Tra le aziende che sostengono la campagna, poi, ci sono anche Bulgari e la Fiorentina. Il villaggio resterà aperto dalle 9 alle 19 i giorni feriali e dalle 10 alle 19 i festivi. Dopo Roma farà tappa a Bari e Milano.

Questi alcuni dati del rapporto realizzati da Save the children, ‘Nati per morire’: la giovane età materna è uno dei principali fattori di rischio, perché su oltre 7 milioni di adolescenti (14-19 anni) che ogni anno diventano madri, 70mila perdono la vita durante il parto; a incidere sullo sviluppo fisico e cognitivo del bambino, poi, anche la malnutrizione materna, il basso reddito della madre e il basso livello di scolarizzazione.