Bibliografia

- Andolfi M. D’Elia A. (2007). Le perdite e le risorse della famiglia. Raffaello Cortina Editore, Milano.

le perdite e le risorse della famiglia

Il volume si rivolge principalmente ai professionisti che lavorano con le famiglie sui temi del lutto e della sofferenza. Attraverso lo sguardo dei clinici, il tema – trattato da un punto di vista sistemico – si focalizza sulle potenzialità di crescita e di cambiamento individuale e relazionale, per tutelare ed evitare la disgregazione dei legami familiari che situazioni di sofferenza e perdita possono comportare.

- Arènes J. (2000). Dimmi, un giorno morirò anch’io?. Edizioni scientifiche Magi

dimmi, un giorno morirò anche io?

Le domande più sconcertanti che i bambini, prima o poi, rivolgono ai genitori e le risposte che i genitori, prima o poi, dovrebbero dare. Il volume analizza la pedagogia della rinuncia e del lutto, fenomeni inseparabili dalla vita. Il problema della sofferenza, il dolore psicologico legato alla perdita, la metamorfosi dell’adolescenza e il lutto dell’infanzia, l’elaborazione del lutto in psicoanalisi sono i temi centrali dell’opera.

- Auteri A. (2015). Come elaborare il lutto. Un sostegno emotivo per accettare la perdita di una persona cara. How2

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Questo libro ti convincerà che potrai tornare a sorridere, a vivere. Elaborare il lutto è il percorso più doloroso e difficile della vita; è una sorta di interruzione, un black-out della vita stessa, per chi lo percorre. “Come noi non viviamo per sempre, il lutto, e tutto il dolore e il senso di disfacimento che questo trascina con sé, non durano per sempre”. Il libro è pregno di messaggi molto profondi e avvolge il lettore in una carezza, in un abbraccio, rappresentando quel counseling emotivo necessario per accettare la perdita della persona cara, e soprattutto per continuare a portarla con te. Perché il lutto non si annulla, cambia.

- Bastianoni P., Bernardi M., Fabbri M., Failo A., Papini A., Schenetti M., Zabalda M. (2017) Dolore, perdita, morte. Numero monotematico in ” Bambini”. Edizioni Junior

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Come si può spiegare la morte ai bambini? Chi può permettersi di farlo: genitori o insegnanti? Perchè mai dovremmo farlo? Qual è l’età giusta? Quando saranno in grado di capire? Questi e molti altri interrogativi affollano la mente dell’ adulto che condivide relazioni significative con i bambini. Il tema della morte ci spaventa e disorienta; come spiegare ad altri ciò che a volte non riusciamo a comprendere o ad accettare nemmeno noi? Morte e infanzia quale associazione potrebbe essere più terribile e impensabile?

- Bastianoni P., Panizza P. (2013). Un sguardo al cielo. Elaborare il lutto. Carocci Editore, Roma.

uno sguardo al cielo

Il volume, rivolto a tutti coloro che professionalmente e personalmente sono coinvolti in eventi luttuosi e dolorosi, offre spunti teorici ed esperienziali e permette di avvicinarsi al tema della morte ed al percorso di elaborazione della perdita. Fornisce spunti per riconoscere, comprendere e condividere i vissuti ricorrenti connessi al tema della perdita. Nella prima parte del volume, professionisti affrontano – da diversi punti di vista – alcune tematiche cruciali relative ai processi di elaborazione del lutto (morte del figlio, suicidio, morte sulla strada, ecc); nella seconda parte, la tematica viene affrontata attraverso la realizzazione di un progetto artistico e da una rassegna ragionata.

- Bastianoni P., Panizza P., Catalano L. (2014). Le voci del lutto. Secondo ciclo di conversazioni sull’elaborazione del lutto. Este Edition, Ferrara.

uno sguardo al cielo. le voci del lutto

Il volume raccoglie un ciclo di conversazioni sul tema del lutto organizzate dall’Università di Ferrara in collaborazione con Amsef, agenzia di onoranze funebri. La raccolta, trattando le tematiche del lutto e della perdita da molteplici punti di vista, si presta per essere letto sia da professionisti che – e soprattutto – da un pubblico più ampio che desidera avvicinarsi con molteplici letture al tema della morte. Il volume si conclude con una breve rassegna bibliografica che offre spunti pratici per chi, nella quotidianità, si trova a gestire la comunicazione della morte con adulti e bambini.

- Bastianoni P., Dialoghi ininterrotti: dall’ educazione alla morte al sostegno nel dolore della perdita. Mimesis / Unifestum.

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Dialoghi ininterrotti è il terzo volume nato dall’esperienza, ormai quinquennale, del progetto “Uno sguardo al cielo. Percorso di avvicinamento all’elaborazione del lutto. Ricco di interessanti riflessioni teoriche e di spunti pratici per professionisti e non che si trovano a sostenere adulti e/o bambini colpiti da un lutto, il testo analizza, secondo prospettive diverse ma tra loro dialoganti, due aspetti specifici: il lavoro del lutto e l’educazione alla morte, entrambi irrinunciabili all’interno di una riflessione individuale, sociale e culturale che sia tesa a restituire alla morte il posto che le spetta quale ultimo segmento della vita che merita di essere custodito e a costruire una cultura dell’accettazione della morte che consenta a ciascuno di equipaggiarsi per proporre e sostenere un progetto di vita più autentico e consapevole.

- Baudassé P. (2017). Accompagnare il lutto. Parole per i giorni del dolore. Edizioni Dehonjane, Bologna

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Come si sopravvive alla morte di una persona cara? Come si affrontano i giorni che seguono un funerale? E come si possono trovare motivi di speranza nel naufragio dell’assenza?Questo libro di rara delicatezza parla a coloro che hanno conosciuto un lutto e cercano di trovare in questa prova un modo per approfondire il senso dell’esistenza. A credenti convinti, praticanti regolari o occasionali, agnostici in ricerca, Philippe Baudassé offre la sua ventennale esperienza di lettura del Vangelo e di sostegno alle famiglie. Attento alle forme e alle fasi del dolore e orientato a offrire suggerimenti concreti, egli dipana i fili della fedeltà e della separazione, della colpa e del perdono, della preghiera e della pacificazione.L’autore non esita ad affrontare anche le peggiori tragedie: la morte di cui ci si sente responsabili, il suicidio che si sarebbe voluto impedire, la morte di un bambino, sempre scandalosamente incomprensibile.

- Bellazzini M. (2017). Il modo in cui la luce. Edizioni Kurumuny

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C’è un tipo di luce che non prevede ombre, che non proietta immagini oscure delle cose. È una luce verticale, centrata come da un buco dall’alto, un sole allo zenit per sempre. La poesia di Michele Bellazzini ha a che fare con questo tipo di luce. È fatta di parole chiare, aperte, luminose come sorriso, bacio, e stella, e fiore. Sono le parole di un certo amore per le cose del mondo. Ci sono animi che più di altri sentono di fare parte di un tutto, di un movimento circolare che genera armonia, equilibrio, ordine. (Dalla prefazione di Caterina Serra)

- Bertolucci F., Ferrandi C. (2015). Elaborazioni del lutto. Uno studio di psicologia clinica. Stamen

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In questo studio vengono analizzati diversi elementi legati al lutto: gli aspetti biologici e medici, il punto di vita filosofico e religioso, le dinamiche psichiche e le risposte sociali. Alla luce delle diverse teorie (da Freud a Bowlby alla Kübler-Ross) che hanno tentato di descrivere cosa accade nella mente e nel corpo di una persona che si trova a dover affrontare una situazione di lutto, viene effettuata una ricognizione complessiva sulla dimensione universale della reazione alla perdita. Correlativamente, si prova ad offrire una visione coerente in merito all’individuazione di elementi utili a sostenere la ripresa della vita quotidiana dopo scomparsa di una persona amata, oppure negativamente diretti ad ostacolarla. Nella parte finale del saggio viene affrontato anche il tema del cosiddetto “lutto complicato”, esaminando gli approcci attualmente utilizzati per sostenere sul piano clinico e relazionale i soggetti che si mostrino incapaci di affrontare i vissuti dolorosi.

 

- Bulleri L., De Marco A. ( 2013). Le madri interrotte. Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale. Franco Angeli

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Il trauma specifico delle maternità interrotte, dei nodi che lo compongono e dei modi per “trasformare il veleno in medicina”. Una lettura piena di vita, piena d’amore. Sin da piccole immaginiamo, giocando con le bambole, che avere un figlio sia un fatto naturale. Lo è certamente, ma non sempre, non per tutte. Della maternità si indugia sull’aspetto tenero e meraviglioso, si nasconde volentieri il suo lato oscuro. In realtà ci possono essere momenti molto difficili legati al divenire genitori. Il libro è dedicato alle madri interrotte mentre preparano la culla del loro bambino che non arriverà, e ai padri che diventano trasparenti, come se non fossero coinvolti, mentre sopportano l’inconsolabile dolore delle loro compagne e si occupano silenziosamente delle incombenze pratiche. Le autrici propongono un approfondimento psicologico per iniziare o continuare il processo di elaborazione del lutto e depotenziare l’impatto del trauma. Il lutto pre e perinatale provoca infatti un trauma specifico a cui si riconnettono spesso anche nodi transgenerazionali e difficoltà irrisolte tramandate dai genitori ai figli. Attraverso le testimonianze di queste dolorose esperienze raccontate in prima persona da madri e padri, nel volume si dimostra inoltre come sia possibile trasformare il veleno in medicina.

“Credo che questo libro sia utile per chi ha sperimentato questo lutto, ma anche per chi deve aiutare altri ad affrontarlo. Ogni ginecologo, ostetrica, genetista, psicologo dovrebbe leggerlo per sapere che dopo le nostre diagnosi per quelle coppie inizia un percorso per “trasformare il dolore”… Spero che questa lettura ci insegni che non dobbiamo lasciarli soli e inermi ad affrontare il lutto, che non possiamo fuggire di fronte al loro dolore”. (Dalla Prefazione di Alessandra Kustermann)

- Campione F. (2017). Ai papaveri non piace appassire. Taita Press

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Dedicato ai genitori che vogliono parlare ai bambini del fine vita

Come conciliare il dovere di non traumatizzare i bambini (dai tre anni e mezzo ai nove anni e mezzo) e il loro diritto a sapere la verità sulla morte e sul lutto? Dobbiamo educare i bambini di fronte al trauma della morte violenta – e della morte in genere – a imparare ad accettare la realtà e ad affrontarla anche emotivamente, oppure a rifiutarla e a sottrarvisi in qualche modo anche distraendosi, oppure ancora a sospendere il giudizio? Nel primo caso dobbiamo comunicare al bambino dei “fatti”, negli altri due casi dobbiamo raccontare “favole”. Questo libro vuole dimostrare che “fatti” e “favole” non sono incompatibili nella comunicazione sulla morte e sul lutto con i bambini. Quello che conta è l’ordine: con un bambino non bisognerebbe mai cominciare con le “favole” (che parlano del desiderio che la morte non ci sia o possa essere vinta) e finire con i “fatti” (che parlano dell’impossibilità di evitare la morte e il lutto), ma bisognerebbe prima pronunciare parole di realismo e poi parole di desiderio.

- Campione F. (2012). Teoria e clinica del lutto. Armando Editore, Torino.

teoria e clinica del lutto

Il volume affronta la tematica del lutto da diversi punti di vista, con riferimento ai rituali, alle teorie sul lutto, agli approcci sociali tipici della società contemporanea. Il testo, poi, si concentra sugli aspetti di desiderio ed assenza, disperazione e crescita, movimenti naturali che accompagnano una persona in lutto. In ultima analisi, l’autore sposta l’attenzione sulla “cura del lutto”, sulle diverse tipologie di perdita (suicidio, perdita traumatica, ecc) e sull’analisi di alcuni casi clinici esemplificativi.

- Campione F. (2003). Contro la morte. Psicologia ed etica dell’aiuto ai morenti. Clueb, Bologna.

Contro la morte. Psicologia ed etica dell’aiuto ai morenti

L’autore affronta la tematica prima da una prospettiva storica e filosofica, successivamente orienta il volume sull’importanza della comunicazione con il morente ed i suoi familiari, sulla possibilità di assistenza psicologica in contesti di sofferenza e dolore. Quale aiuto dare al morente? Quale invece ai familiari? Qual è la funzione del volontario nei confronti del morente? Queste ed altre domande troveranno risposta esauriente all’interno del volume.

- Campione F. (2012). La domanda che vola. Rizzoli, Bologna.

la domanda che vola

Il volume, adatto per genitori e per coloro che quotidianamente si prendono cura dei bambini, aiuta gli adulti ad affrontare il tema della morte con i minori. Di fronte ad eventi traumatici ed irreversibili, l’adulto non sa cosa e come rapportarsi con il bambino, quale risposte dare alle domande e se e come parlare dell’evento negativo al bambino. Questo volume cerca di accompagnare adulti e bambini in questo percorso di avvicinamento e condivisione della perdita e della sofferenza. L’autore arriva ad illustrare, oltre gli aspetti di carattere teorico e religioso, la sua proposta di educazione alla morte, distaccandosi, così dal tentativo continuo di tacere sulla tematica tipico della società moderna.

- Campione F. (1990). Il deserto e la speranza. Psicologia e psicoterapia del lutto, Armando editore, Roma.

Il deserto e la speranza .Psicologia e psicoterapia del lutto

L’autore analizza il rapporto tra la vita e la morte, il legame tra amore e perdita ed i sentimenti connessi alla scomparsa di una persona amata e di come il supporto di un professionista può essere di aiuto per superare i momenti di fatica e dolore. Alcuni aspetti toccati nel volume riguardano il senso di solitudine che la persona in lutto si trova ad affrontare, la relazione fra il vivo e chi non c’è più. Il messaggio che viene veicolato dal libro sottolinea l’importanza della continuità del legame d’amore/d’affetto con la perdona perduta.

- Cancrini T. (2002), Un tempo per il dolore, Bollati Boringhieri, Torino.

Un tempo per il dolore

L’autrice – psicoanalista – esplora i temi del dolore, della separazione, della perdita e del senso di colpa che ciascuno di noi può provare nei contesti di vita quotidiana. Cancrini, introducendo numerosi spunti e richiami autobiografici, intreccia i temi di eros e morte in diversi contesti, sia a partire dall’infanzia fino ad arrivare ai contesti terapeutici e psicoanalitici.

- Cassidy J., Shaver P.R. (2010). Manuale dell’attaccamento. Teoria, ricerca e applicazioni cliniche. II edizione. Fioriti Editore, Roma.

manuale dell'attaccamento

Il framework teorico dell’attaccamento ha un ruolo rilevante nel campo sociale, dello sviluppo affettivo-relazionale e nel campo della clinica. Il volume rappresenta lo strumento più articolato ed ampio relativamente alla teorica, alla ricerca ed alle applicazioni cliniche sul tema dell’attaccamento. Offre spunti importanti sul tema, con particolari riferimento sia agli aspetti evolutivi maturativi (infanzia, età adulta, coppia), sia agli elementi di rottura e patologia (separazione, divorzi, morte, psicopatologia).

- Cavallo M. (2016). Si fa presto a dire famiglia. Editori Laterza

Si fa presto a dire famiglia

Famiglie tradizionali, ricostituite, ricomposte, monoparentali, omosessuali: prendere atto di tutti gli scenari in cui interagiscono oggi genitori e figli è il primo passo per garantire il benessere dei bambini. Dalla quarantennale esperienza di uno dei più noti giudici minorili italiani, quindici storie vere che raccontano come si è trasformato l’arcipelago dei legami affettivi.
Questo libro propone una galleria di storie vere e insieme esemplari: troveremo i casi di Remo e Katia, vittime di una madre anaffettiva e incurante; di Lira, che a otto anni comprende e accetta l’amore omosessuale del padre; di Lina, madre adottiva alla ricerca disperata dei genitori naturali del figlio diciottenne; di zia Flora e zia Rosa, due anziane signore che si prendono cura di una bambina appena nata; di Lucia, vittima di abusi da parte del compagno della madre; e poi di Luca, figlio felice di una coppia omogenitoriale…
Queste e altre testimonianze ci fanno entrare nel vivo delle vite di bambini e famiglie che si affacciano ogni giorno nelle aule del Tribunale per i minorenni, in cui l’autrice ha operato per oltre trent’anni. L’obiettivo è non solo quello di far luce sui cambiamenti profondi della famiglia, ma anche di sollecitare scelte efficaci in tutti coloro che hanno un ruolo educativo verso bambini e ragazzi.

- Cavina M. (2015). Andarsene al momento giusto. Culture dell’eutanasia nella storia europea. Il Mulino, Bologna.

andarsene al momento giusto

L’interesse attuale verso il tema dell’eutanasia è molto elevato, tuttavia Cavina sottolinea come questa pratica fosse già presente in Europa nell’antichità e fino al 1800. L’autore tratteggia le diverse modalità con le quali – in passato – veniva applicata la pratica eutanasia per concedere alle persone un fine vite dignitoso. L’eutanasia, inteso anche come gesto di pietà, si delinea nel tempo come pratica legata a modalità clandestine, rituali religiosi, pratiche sociali e consuetudini istituzionali che permettevano ai pazienti di godere di una “buona morte”.

- Colusso L. (2012). Il colloquio con le persone in lutto. Accoglienza ed elaborazione. Erickson, Trento.

Il colloquio con le persone in lutto. Accoglienza ed elaborazione

Il volume si rivolge in particolare alle persone in lutto, offrendo un approccio basato sul mutuo aiuto. L’autore mette a disposizione numerose informazioni per conoscere il fenomeno del lutto e il suo percorso di elaborazione offrendo una prospettiva teorico-pratica e numerosi strumenti utili di intervento per gli operatori. Particolare attenzione viene dedicata al colloquio ed alle sue funzioni all’interno del contesto specifico del lutto.

- Conti F., Isastia AM., Tarozzi F. (2008). La morte laica. Storia della cremazione in Italia (1880 -1920). Fondazione A. Fabretti

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 I saggi presenti in questo volume attraversano i tre filoni principali che storicamente si intrecciano nella scelta cremazionista quale si configurò alla fine del secolo scorso: il rapporto con la massoneria (Anna Maria Isastia), il percorso legislativo e istituzionale (Fiorenza Tarozzi), la collocazione delle Società di cremazione dentro il tumultuoso sviluppo del movimento associazionistico negli ultimi 25 anni dell’Ottocento (Fulvio Conti). La scelta del rito della cremazione vi appare come prolungamento di un più generale discorso sulla fondazione di una morale laica, restituendoci i contorni di rilievo: la formazione della classe dirigente dell’Italia post-risorgimentale e i suoi riferimenti culturali.

- Cosmacini G., Vigarello G. (2008). Il medico di fronte alla morte (secoli XVI-XXI). Fondazione A. Fabretti

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Questo libro è il frutto di una ricerca durata due anni e promossa dalla Fondazione Ariodante Fabretti di Torino, a cui hanno lavorato studiosi italiani e francesi di differenti discipline (storici, antropologi, sociologi), Il tema centrale che sottende diversi saggi è rappresentato dalla figura del medico che, nel corso dell’età moderna e contemporanea, ha teso progressivamente a definire ed affinare le proprie competenze e il proprio sapere in rapporto alla morte, ai criteri per constatarla e al modo di affrontarla. Il medico di fronte alla morte costituisce dunque il tentativo di scandagliare, attraverso un approccio interdisciplinare, un filone di studi interessante e poco studiato, la tanatologia medica: un ambito di ricerca la cui importanza e complessità – in termini non soltanto accademici, ma anche culturali e sociali – devono ancora essere in gran parte esplorati.

- De Gregori C. (2016). Così è la Vita. Imparare a dirsi addio. Einaudi

De Gregori Concita, Cosi è la vita

«Ora che so tutto su come si sono estinti i dinosauri posso sapere com’è morto mio nonno?»

I bambini fanno domande. A volte imbarazzanti, stravaganti, definitive. Vogliono sapere perché nasciamo, dove andiamo dopo la morte, perché esiste il dolore, cos’è la felicità. E gli adulti sono costretti a trovare delle risposte. È un esercizio tra la filosofia e il candore, che ci obbliga a rivedere ogni volta il nostro rassicurante sistema di valori. Perché non possiamo deluderli. Né ingannarli. Siamo stati come loro non troppo tempo fa. In questa intensa, sorprendentemente gioiosa, inchiesta narrativa, Concita De Gregorio ci chiede di seguirla nei luoghi rimossi dal discorso contemporaneo. Funerali e malattie, insuccessi e sconfitte, se osservati e vissuti con dignità e condivisione, diventano occasioni di crescita, di allegria, di pienezza. Non c’è peggior angoscia della solitudine e del silenzio, ma non c’è miglior sollievo che attraversare il dolore e trasformarlo in forza.

- Fabretti A. (2004). Il rito del commiato. Fondazione A. Fabretti

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Questo volume intende costituire un primo testo di riferimento per coloro, amministratori pubblici, enti morali, operatori funerari che vogliano accostarsi alla tematica del rito del Commiato, alla sua celebrazione mediante l’allestimento di sale del Commiato e alla formazione di cerimonieri in grado di gestire i rituali. In Italia, dove ancora molto poche sono le realizzazioni in questo senso, vi è tuttavia un fermento nel mondo civile, che, sempre più secolarizzato, benché non antiritualista, chiede ai suoi amministratori di dargli la possibilità di celebrare riti non religiosi, personalizzati, volti a commemorare la vita di chi è scomparso. Il presente libro nasce da una duplice esperienza: da un lato l’ormai decennale tradizione di rituale del Commiato al Tempio Crematorio, curato dalla Fondazione Fabretti per incarico della SOCREM di Torino; dall’altra parte il Progetto Caronte, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, che ha  permesso alla Fabretti, insieme ad altri partner (Esaco, Istituto di Tanatologia e Medicina Psicologica, Federcofit) di mettere a punto un ampio programma di formazione per una nuova figura in ambito funerario, quella del cerimoniere, e di valutare tale percorso mediante uno specifico corso sperimentale.

- Fava Vizziello, G.M., Feltrin A. (2010). Quando il legame si spezza. I servizi sociosanitari di fronte alla perdita. Cleup, Padova.

Quando il legame si spezza. I servizi sociosanitari di fronte alla perdita

Nel testo vengono analizzati i fattori di rischio e di resilienza psicologica individuale e famigliare di fronte alla morte, con diversi modelli di intervento realizzati con le famiglie, in un lavoro dedicato ad adulti e minori in lutto ivi compreso quello della valutazione-previsione del danno psichico per i bambini ai fini del risarcimento, sia in Italia che negli USA dopo l’11 settembre.
Nei prossimi anni il lavoro sul lutto, sempre meno gestito spontaneamente dai gruppi sociali, richiederà ai servizi impegno e risorse rilevanti e pertanto il nostro lavoro può essere utile non solo agli studenti di psicologia e medicina, ma anche ai professionisti di tutte le professioni di aiuto a cui sempre più verrà richiesto appoggio dalle famiglie provate da perdite in un contesto che non vuole vedere-condividere il dolore e al personale specializzato nel sostegno ai famigliari in tutti i servizi in cui la morte e/o il suo fantasma, accompagnano l’attività di ogni giorno.

-  Favole A. (2015). La famiglia di fronte alla morte. Etnografie, narrazioni, trasformazioni. Fondazione A. Fabretti

la famiglia di fonte alla morte

 Quali sono le peculiarità dello sguardo antropologico applicato alla complessa e cangiante relazione tra la famiglia e la morte nelle società contemporanee, e in particolare in Italia? Come cambia il rapporto delle famiglie con la morte dei propri congiunti, in una situazione storica caratterizzata da rivoluzioni demografiche che hanno posticipato l’evento e ridotto drasticamente la mortalità infantile; da una crescente invasività e pervasività  della tecnologia  e della farmacologia biomedica; da migrazioni di massa su scala globale che frammentano le famiglie; dall’irrompere nella vita quotidiana  della realtà digitale che estende e potenzia il raggio della vita sociale? A queste domande tentano di dare una risposta i saggi raccolti in questo volume, frutto di ricerche innovative sia per i temi cui si rivolgono sia per le prospettive teoriche cui attingono.

- Foà B. (2014). Dare un nome al dolore. Elaborazione del lutto per l’aborto di un figlio. Effatà Editrice

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Dare un nome alle cose è il punto di partenza. All’inizio della Genesi, Dio, dopo aver creato gli animali, li presenta all’uomo affinché dia loro un nome. Dare un nome alle cose, agli animali, alle persone è evidentemente fondamentale. Perché è il primo passo verso l’identità individuale. Dare un nome al dolore, allora, assume un significato maggiore: individua il problema. Se parlare dell’aborto di un figlio è difficile, è ancora più difficile riconoscere che per questa ragione stiamo vivendo un malessere. Lo stress post-aborto è reale, anche se difficilmente individuabile: senso di vuoto, tristezza profonda, bassa autostima, incapacità di portare a termine le azioni, difficoltà relazionali, chiusura in se stessi. Cominciare a riconoscersi, a vedere che c’è un problema, a dargli il nome giusto, è il passo necessario verso la guarigione.

All’Autrice dobbiamo riconoscere il merito di offrire un percorso terapeutico scientificamente validato per affrontare una sofferenza ancora troppo taciuta.

Dalla Prefazione di Tonino Cantelmi

Un punto di forza di questo libro sta nel superare il confine dell’informazione e della denuncia per proporre un percorso finalizzato a risolvere le conseguenze psicologiche che colpiscono chi ha nel proprio bagaglio esistenziale «un figlio mai nato».

Dalla Presentazione di Alberto Passerini

- Fortunati V., Sozzi M., Spinozzi P. (2004). Perfezione e finitudine. La concezione della morte nell’utopia in età moderna e contemporanea. Lindau Editore

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Il volume si propone di indagare i rapporti concettuali tra morte e utopia: la perfezione eseguita dall’utopia, intesa come costruzione di una società migliore, dovendosi infatti confrontare con la mortalità, limite dell’umano per eccellenza, il cui impatto l’utopista cerca di attutire, neutralizzare oppure ignorare. Da un punto di vista metodologico, la novità delle prospettive di ricerca indagate risiede nel confronto fecondo fra studi tanatologici e studi utopistici. Il tema della morte è connesso al dibattito sulla vecchiaia e la corruzione del corpo, sul diritto di morire e il post mortem, sui riti funebri e il culto dei morti, da un punto di vista teorico e in rapporto a determinati contesti socioculturali. Per il pensatore utopico il concetto di mortalità origina dal conflitto fra l’essere nel tempo e la condizione di straniero che lo proietta al di fuori, all’intersezione fra la realtà storica e l’altrove utopico.

- Gallucci P.L. (2018). Dolore negato. Affrontare il lutto per la morte di un animale domestico. Parva

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Quando muore un animale domestico a cui eravamo molto legati proviamo un dolore profondo, eppure spesso poco riconosciuto socialmente: i nostri sentimenti ed emozioni possono essere sminuiti o addirittura ridicolizzati dagli altri, tanto da indurci a vergognarci a esprimerli e affrontarli. L’assenza di una ritualità codificata per celebrare il distacco può, poi, acuire il disagio. In realtà gli studi dimostrano che la sofferenza per la morte di un animale amato non è tanto diversa da quella che ci colpisce quando muore una persona cara, ed è normale e legittimo sentirci afflitti. Così come è legittimo, se lo riteniamo necessario, chiedere aiuto a uno psicologo per elaborare il lutto.

- Genna R. (2015). Metti le Ali. Dalla Perdita alla rinascita. Mind Edizioni

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A chi non è capitato di perdere qualcuno? All’improvviso tutto cambia e nulla è più come prima: la morte di una persona cara trasforma la nostra esistenza e ci provoca un dolore sconvolgente e paralizzante. Affrontarlo è impresa ardua ma necessaria per riadattarsi a una nuova vita che, inizialmente, sembra impossibile anche solo poter concepire. Tuttavia, la morte porta a galla risorse nascoste dentro di noi che ci aiutano a stabilire un nuovo rapporto con chi abbiamo perso e a ricostruire il senso e la bellezza del nostro essere umani. Si tratta di un percorso di crescita personale, di sviluppo di potenzialità interiori capaci di infonderci nuova forza e di dare nuovi significati alla realtà che ci circonda e alla nostra vita. Questo libro parla della perdita, sì, ma anche della rinascita, quella che viene dalla consapevolezza che chi non è più con noi in questa vita lo sarà sempre dentro di noi, attraverso l’amore di cui siamo capaci. Prefazione di Roberto Cerè.

- Genovese C. (2017). Morte bianca e morte annunciata. Perdita e Per Vita: i «Battiti EssenziAli». Este Edizioni

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Carmela Genovese, che ha scelto il tema del lutto infantile per questo libro, è stata capace di avvicinarsi, riflettere e trattare con profonda sensibilità ed empatia personale, unita alla grande competenza scientifica e professionale, quello spazio temporale così delicato e intenso che sta fra la vita e la morte di un figlio. Tutto ciò con nel cuore il pensiero che Saint Exupery ha espresso nel suo libro “Il piccolo Principe”: “Non so dove vanno le persone quando scompaiono, ma so dove restano”.

- Gramellini M. (2012). Fai bei sogni. Longanesi

“Fai bei sogni” è la storia di un segreto celato in una busta per quarant’anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. “Fai bei sogni” è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. “Fai bei sogni” è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell’amore e di un’esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.

- Gusman A. (2010). Gli altri addii. Morte e ritualità funebri nelle comunità immigrate del Piemonte. Fondazione A. Fabretti

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La morte di un individuo costituisce un evento molto traumatico per la comunità e la società nel suo complesso. Sovente lo sconvolgimento è ancora più doloroso per i gruppi immigrati, lontani dalla terra d’origine. Allo scopo di valutare tale impatto, un gruppo di giovani studiose ha da poco concluso una ricerca condotta sul campo – ideata e patrocinata dalla Fondazione Ariodante Fabretti di Torino e coordinata dall’antropologo Alessandro Gusman – i cui esiti costituiscono le pagine di questo volume. Attraverso lo strumento dell’intervista ad alcuni esponenti delle comunità di immigranti presenti sul territorio della regione Piemonte, gli autori hanno focalizzato l’attenzione sugli atteggiamenti assunti di fronte alla morte dai migranti qui residenti, analizzando l’insieme delle pratiche messe in atto nelle delicate fasi successive alla perdita di un proprio membro. Ne emerge un interessante e inaspettato quadro, il cui scopo non è soltanto quello di tratteggiare un panorama delle cerimonie, degli usi e delle tradizioni funebri delle principali comunità, ma anche e soprattutto quello di fornire agli addetti ai lavori – in primo luogo amministratori pubblici e operatori sanitari e funebri – uno strumento utile a far fronte alle esigenze rituali manifestate dai “nuovi piemontesi”. Un’efficace politica di integrazione non può realizzarsi senza una reciproca conoscenza e accettazione anche in quest’ambito dell’esistenza umana. Il volume è correlato da agili schede che si propongono di descrivere in sintesi (e necessariamente in modo schematico) le concezioni e le tradizioni funerarie delle comunità immigrate presenti in Piemonte analizzate nel testo.

- Haussaire-Niquet C. (2011). Guarire il lutto perinatale secondo la psicosintesi. Edizioni Amrita

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Perdere un figlio durante la gravidanza, alla nascita o subito dopo, è un lutto aggravato da una serie di inadeguatezze sociali, mediche e giuridiche. E noto il legame fra lutto perinatale e suicidio delle madri entro l’anno successivo… Ma come elaborare il lutto di un bambino che non è mai venuto al mondo e quindi, per la legge, non esiste? Come dire il proprio dolore di “genitori”, quando nostro figlio non ha neppure un nome? Come ci si sente quando la società preme perché si “rimetta in cantiere un’altra vita”, dopo aver “messo la mondo” la morte? L’autrice, madre di quattro figli di cui due nati morti, ha scritto questo libro perché all’uscita dal reparto di maternità i genitori, gli operatori sanitari e i professionisti dell’accompagnamento lavorino insieme per restituire la legittimità dell’esistenza, della morte e del lutto del figlio perduto, e per favorire una riflessione che elimini le incongruenze della legge, secondo la quale un nato vivo, anche molto prematuro e rimasto vivo per pochi istanti, è un cittadino a tutti gli effetti, mentre non lo è il nato morto, anche a termine di gravidanza, per cui non compare nello stato di famiglia; e se poi è nato morto prima della 28a settimana di gestazione, è considerato un “prodotto abortivo” e “smaltito” come “rifiuto ospedaliero” a meno che non si intervenga per impedirlo con un apposito adempimento burocratico, nel qual caso finirà nei terreni cimiteriali comuni, i “campi degli angeli”.

- Iannaccone N. (2017). Né vittime, né prepotenti. Una proposta didattica di contrasto al bullismo. la meridiana.

A proposito di bullismo, sono in molti a ripeterlo: “C’è sempre stato”. Sì, forse, sarà anche vero. Ma non per questo le ferite del bullismo sono meno gravi. Semplicemente, oggi abbiamo più consapevolezza. Ed è positivo. Ben venga, dunque, l’attenzione al fenomeno. Purché non tutto divenga “bullismo”. Sapere che cosa significhi e in che modo si possa prevenire richiede conoscenze e capacità specifiche che costringono a uscire dai luoghi comuni. Ad esempio, occorre acquisire abilità socio-affettive e in generale delle life skills, non solo per interventi preventivi, ma per la promozione del benessere a scuola. Ecco, allora questo libro. Il percorso si snoda mediante le caratteristiche di 10 animali, per offrire a bambini e ragazzi la possibilità di sperimentare le proprie competenze sociali e le abilità di comunicazione con se stessi e con gli altri, in situazioni che riproducono le principali modalità di interazione fra le persone. Ad ogni animale corrisponde una specifica abilità socio-affettiva, che dovrà essere sperimentata ed esplorata. Come uno strumento da inserire nella “valigia” degli insegnanti, questa proposta è utile non solo per affrontare il tema delle prepotenze in ambito scolastico, ma anche per constatare le enormi potenzialità del gioco nella conoscenza dei mondi emozionali più complessi. Come quelli di un bullo e della sua vittima, appunto.

- Kübler-Ross E. (2001). Impara a vivere, impara a morire.

impara a vivere impara a morire

L’autrice, studiosa del passaggio dalla vita alla morte e delle fasi di elaborazione del lutto, scrive questo piccolo volume per comunicare al lettore il senso dell’esistenza ed il significato della morte. Secondo Kübler-Ross – infatti – per comprendere a pieno la propria vita, diventa necessario gestire ed affrontare il tema della morte ed il significato che per ciascuno di noi riveste nella vita. Solo così, la vita potrà essere goduta e sentita come dignitosa e serena.

- Libertino A., Lombardo T. (2017). Tiziana – Amore che Genera Amore. Meligrana Giuseppe Editore

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Nei giorni successivi alla morte della sua giovane moglie, avvenuta in ospedale due giorni dopo la nascita della loro splendida secondogenita, Antonio ha cominciato a scriverle, a disegnare, a raccontarle storie, come in un colloquio tra vivi e defunti che fa bene alla memoria di chi è passato oltre, all’anima di chi è rimasto e ai cuori di quanti vorranno accostarsi alla lettura. Dopo un capitolo intitolato “La nostra storia” in cui vengono narrati dettagli inediti su ciò di cui Antonio è stato, suo malgrado, testimone diretto, il libro si compone di una sezione ampiamente illustrata, con acquerelli realizzati dall’unico dei due autori rimasto ancora in vita, e tante foto, tra cui alcune scattate dalla stessa Tiziana. Il tutto è arricchito da una vasta sezione multimediale, disponibile online, con le video interviste rilasciate da Antonio e dal suo avvocato Francesco Ruffa, e oltre un’ora di storie e lettere, con una canzone creata appositamente per Tiziana da Nicola Lico, che ha perso anch’egli di recente la sua amata. Il testo è anche impreziosito da una presentazione di Annalisa Di Muzio, psicologa e psicoterapeuta, e da una conclusione scritta da Alessandro Stella, giornalista e scrittore.

- Lieberman A.F., Compton N.C., Van Horn P., Ippen C. (2007). Il lutto infantile. La perdita di un genitore nei primi anni di vita. Il Mulino, Bologna.

Il lutto infantile. La perdita di un genitore nei primi anni di vita

Il volume raccoglie la preziosa esperienza clinica delle autrici ed espone le linee guida adottate all’interno del Trauma Research Project (TRP) presso l’Ospedale di S. Francisco. Questi riferimenti esaminano la presa in carico di bambini vittime di lutto traumatico precoce, le reazioni alle perdita, le complicazioni e le alterazioni nel processo di elaborazione del lutto. Le autrici espongono linee guida per approcci di valutazione ed interventi clinici, offrendo spunti utili per professioni e familiari. Infine, vengono trattati alcuni casi clinici esemplificativi del trattamento adottato all’interno del TRP.

- Manes T. ( 2016). Punto e a capo. La vita dopo il suicidio di mio figlio. Erickson

Punto a capo

È il 20 novembre 2012: un ragazzo di 15 anni si toglie la vita nella sua casa di Roma, legandosi una sciarpa intorno al collo. Si chiama Andrea Spezzacatena, ma il suo nome lo ricordano in pochi perché da subito tutti prendono a chiamarlo “il ragazzo dai pantaloni rosa”, alimentando una serie di allusioni e pregiudizi che per molto tempo peseranno, e ancora pesano, su questa storia. La Procura apre un’indagine, la stampa si scatena nella corsa al colpevole, sul banco degli imputati ci salgono a turno tutti: compagni, insegnanti, genitori, social network. L’ombra odiosa del bullismo e dell’emofobia pesa sulla vicenda, e ancora oggi la verità giudiziaria non è stata chiarita del tutto. In questo libro però non si tratta di questo, non si tratta di cercare colpevoli, fare processi ed emettere sentenze. Non si tratta del figlio che non c’è più, ma della madre che resta. Teresa Manes ci offre la sua testimonianza di sopravvissuta, ci porta, senza retorica, nelle pieghe di un percorso faticosissimo di elaborazione del lutto e ricerca di senso. Chi leggerà le sue parole avendo vissuto un’esperienza simile riconoscerà le stesse ferite, riuscendo forse a sanarle, in parte. Gli altri, più fortunati, si avvicineranno a un’esperienza umana forte e densa, raccontata senza indulgenze, con coraggio ed estrema onestà. Presentazione di Antonio Piotti.

- Marcoli A. (2014). La Nonna È Ancora Morta? Genitori e Bambini davanti ai Lutti della Vita. Mondadori

La nonna è ancora morta?

Come parlare ai bambini della morte e del dolore? Con le parole più semplici e piane possibili, con favole, immagini e metafore, ci suggerisce Alba Marcoli, per far sì che un lutto non elaborato non ne blocchi la crescita psicologica ed emotiva. Perché «è diverso essere liberi di camminare verso il futuro, anche se con cicatrici e ferite, piuttosto che non riuscire a muoversi per paura di non farcela a sopravvivere». «Perché si muore?», «Perché Gesù è risorto e il nonno no?», «Mamma, ma quando io sarò grande tu sarai vecchia? E quando sarai vecchia, morirai? Allora io non voglio crescere, perché altrimenti dopo tu muori!» I bambini fanno spesso domande sulla morte, mettendo in imbarazzo noi adulti, affannati a trovare risposte che quasi sempre non abbiamo. Tanto più che la morte è oggi relegata nel terreno dell’impensabile, lontana, distante. Invece le perdite fanno parte della vita di tutti e crescere implica un continuo, quotidiano confronto con il dolore e il lutto. Ogni passaggio di crescita è infatti caratterizzato da una conquista, ma anche da una perdita: bisogna perdere il nostro ieri per far spazio al nostro domani. In questo senso, il lutto è evolutivo. Quando però un lutto colpisce la nostra famiglia, se c’è un bambino preferiamo quasi sempre tacere con lui, pensando così di proteggerlo, convinti come siamo che i bambini siano troppo piccoli per capire e vadano protetti dai fatti dolorosi della vita. Ma la loro «beata innocenza» è solo uno stereotipo: se c’è una grave preoccupazione o un dispiacere in casa il bambino, con i suoi sensi all’erta, lo percepisce subito. E sono proprio l’incertezza e la confusione prodotte dal nostro silenzio che più lo disorientano e che rischiano di lasciarlo solo davanti a qualcosa più grande di lui. Quando poi scoprirà la verità, cosa che alla fine inevitabilmente succede, si sentirà per giunta ingannato e tradito da coloro di cui più si fida. Invece, se un bambino che subisce una perdita viene «accompagnato» dagli adulti in modo paziente e rispettoso dei suoi tempi, dei suoi sentimenti e delle sue emozioni, attraverserà il tunnel di quel dolore uscendone non solo integro ma spesso anche rafforzato. Perché dare un nome ai fantasmi aiuta a contenerli e a renderli tollerabili alla mente. Il suo lutto sarà stato «elaborato» e non rischierà di trasformarsi in un trauma. Perché, come sottolinea Alba Marcoli, a differenza di quanto si crede l’elaborazione di un lutto non consiste nell’accettazione della morte di una persona cara e quindi nell’accettazione della perdita definitiva di un legame d’amore, consiste in realtà nel suo esatto opposto, «nella conquista di un legame interno fatto di ricordi, di emozioni, di un calore che nessuno potrà più portarci via».

- Milan A. (2018). Mi vivi dentro. Dea Planeta

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Una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita. Un inno alla resilienza.

Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna. Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra.

Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente. Perché le storie più belle non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono.

- Morpurgo M. (2016). È solo un cane (dicono). Astoria edizioni

 

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Gambassi è un paesino in Toscana, ignoto ai più. Eppure lì è nato il cane Blasco, recentemente ammalatosi di tumore, e a Gambassi ha trovato rifugio e salvezza la famiglia materna dell’autrice, in fuga dai nazifascisti. Quando Marina Morpurgo mette a fuoco questa strana coincidenza, inizia un bizzarro viaggio nella memoria. Qualcuno ha aiutato la sua famiglia a sopravvivere e qualcuno l’ha aiutata a salvare Blasco, qualcuno si è mostrato solidale e qualcuno no, qualcuno le ha insegnato la speranza e l’elaborazione della perdita. Potrebbe sembrare sacrilego questo accostamento tra salvezza di un animale e salvezza di esseri umani, ma solo per coloro che non comprendono come l’amore – per un cane o per i nonni – possa scavare dentro l’animo dei solchi profondissimi. Non manca il punto di vista dello stesso Blasco, che per esempio non crede di essere andato con la nuova padrona per arcani motivi, ma solo perché, essendo lei cicciotta, è certo di poter ricevere molto cibo. Un romanzo memoir di una scrittrice decisamente ironica, e anche molto di più. Una storia che parla della speranza, della salvezza, delle brave persone, della capacità di lottare.

- Ouazzene N. S. (2017). E ricordati che io ci sarò. Una mappa per affrontare il lutto e rinascere alla vita. Effatà Editrice

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Questo libro è rivolto a tutti coloro che devono attraversare gli oscuri oceani del dolore e del lutto. Offre una mappa per orientarsi, grazie ad alcune «bussole» che possono aiutare a non smarrirsi e a trovare un significato di redenzione ad ogni nuova tempesta della vita. Condividendo il suo personale «bagaglio», l’autrice affronta temi fondamentali come l’accadimento dell’evento di morte, il processo di elaborazione del lutto, i modi per prendersi cura di sé e avviarsi verso la guarigione. L’auspicio è che possa essere d’aiuto non solo a coloro che vivono un lutto, ma anche ai professionisti della cura, ai pastori di anime e a quanti, a contatto con persone sofferenti e vulnerabili, desiderino costruire un nuovo orizzonte di senso che possa includere la speranza.

- Pangrazzi A. (2016). Il dolore non è per sempre. Il mutuo aiuto nel lutto e nelle altre perdite. Eickson

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Questo libro, la nuova edizione di Aiutami a dire addio, è rivolto a chi desideri utilizzare il mutuo aiuto nel sostegno a persone che vivono esperienze di fragilità e sofferenza (una morte improvvisa, un incidente, un suicidio, o altri tipi di distacco, come l’abbandono coniugale o una malattia).
Sulla scorta dell’esperienza pluridecennale dell’autore, il volume offre strumenti ed esempi di animazione per gruppi di auto/mutuo aiuto, ponendo al centro la persona, nella consapevolezza che ogni lutto è vissuto in modo soggettivo e che occorre che ogni dolente si senta accolto, accettato e ascoltato.
Ricco di esempi concreti, schede operative e spunti per l’animazione dei gruppi, il testo si rivelerà utile sia ai professionisti (psicologi, educatori, sacerdoti) che facilitano gruppi di auto/mutuo aiuto, sia a chiunque abbia sperimentato un tipo di perdita e desideri intraprendere un percorso di guarigione e condivisione assieme ad altre persone provate da dolori analoghi.

- Quagliata E. (2013). Quando bambini e genitori sono in ospedale: come parlare della morte con i figli ed elaborare un trauma. Astrolabio Ubaldini Edizioni

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Questo ottavo volume della collana Cento e un bambino tratta di quando un familiare si ammala gravemente o muore: che sia un genitore o un figlio. Spesso gli adulti stessi sono distrutti dal dolore o dalla fatica e non hanno le risorse per occuparsi dei bambini. Non è facile sostenere un figlio nella sua angoscia e dargli l’agio di esprimere le sue paure, fare domande e avere spiegazioni e rassicurazioni. Piuttosto che il silenzio o l’esclusione dei bambini dai lutti, è sempre meglio coinvolgerli per dargli modo di capire e così elaborare la perdita. La collana è rivolta a tutti i genitori ed è composta di volumi monotematici dedicati alle tappe che segnano la vita del bambino e dei genitori: dalla gravidanza fino all’adolescenza. Da una prospettiva psicoanalitica, gli autori, tra i maggiori esperti italiani e stranieri degli argomenti trattati e del lavoro con le famiglie, intendono offrire al genitore un nuovo punto di vista per osservare e comprendere il proprio rapporto con i figli, sostenerli nella crescita e affrontare le aree critiche del loro sviluppo.

- Querzoli S. (2013). Scienza giuridica e cultura retorica in Ulpio Marcello. Loffredo Editore

Ulpio Marcello è stato indubbiamente uno dei grandi giureconsulti del II secolo d.C. Ne sono pervenuti ai moderni resti significativi dell’importante produzione scientifica. L’unico dato certo della sua biografia è però l’appartenenza ai consilia imperiali fra il principato di Antonino Pio e quello di Marco Aurelio. Non mancano tuttavia interessanti testimonianze che consentono di formulare fondate ipotesi sulla sua carriera politica e anche su un possibile rapporto con il maestro di retorica degli Imperatori Fratelli: Cornelio Frontone. Appare comunque indubbio – al di là di questa congettura – che cultura retorica ed elementi propri dell’oratoria forense ebbero un ruolo tutt’altro che secondario nella formazione intellettuale di Marcello. Ad analizzarne alcuni evidenti riflessi sul suo pensiero giuridico è dedicata la parte più ampia di questa monografia

- Ravaldi C. (2014). Piccoli Principi. Perdere un bambino in gravidanza e dopo la nascita. Officina Grafica

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Questo libro, la cui prima edizione risale al 2007, si rinnova e si arricchisce per offrire informazioni attendibili sul lutto, sui vissuti più comuni delle persone in lutto e per facilitare la riflessione su come sia possibile trovare strategie personali per affrontare una nuova, dolorosa e irreale realtà della perdita di un figlio durante la gravidanza o dopo la nascita. Pensare a una gravidanza avvia il percorso della “genitorialità”, durante il quale la coppia sviluppa e prova emozioni e pensieri specifici sul nuovo bambino. Questo percorso chiamato processo di attaccamento è intrinseco ad ogni gravidanza, è transculturale. Quando la gravidanza si interrompe con la morte del bambino questo percorso viene bruscamente meno, lasciando alla donna e spesso alla coppia il compito di riorganizzare la realtà e il futuro diversamente da quanto atteso e sperato. I genitori costretti a confrontarsi con questo evento sono molti. È molto importante che chi subisce un lutto possa disporre fin dall’inizio di tempo sufficiente e di un luogo protetto, affinché possa riconoscere i suoi bisogni più importanti, ottenere un appropriato supporto su tutti i livelli assistenziali.

- Ravaldi C. (2016). Il sogno infranto. Affrontare il lutto perinatale. Officina Grafica

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Claudia Ravaldi è medico, moglie e mamma di tre bambini. Lapo, il suo secondo figlio è nato morto alla trentottesima settimana di gravidanza nel silenzio assoluto e spaventoso di un lutto che è ancora oggi un tabù. Il sogno infranto è il suo settimo libro che in realtà non è un libro, ma stupendo atto d’amore verso chi è stato colpito dal lutto perinatale. Se leggerete attentamente le sue pagine sicuramente percepirete che parole come psicosociale, sociologico, lutto, sciabola, muro…, non sono altro che termini per mascherare un unico grande sentimento che Claudia Ravaldi ha messo come filo conduttore. Non ci sono dettami ma consigli che una madre/amica amorevole (che tuttavia è e rimane anche una brava professionista) sussurra con voce affettuosa a tutte le mamme, papà, nonni, zii, fratelli “speciali”.

- Ravaldi C. (2016). La tua culla è il mio cuore. Il cammino del lutto perinatale verso la ri-nascita interiore, raccontato dalle mamme di CiaoLapo. Officina Grafica

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La vita narrata in questo libro è quella di genitori in attesa di un figlio, chiamati a confrontarsi con il dolore e con l’assenza di quel figlio, vissuto un soffio e tuttavia indimenticabile, come indimenticabile è chiunque riceva il nostro amore. La morte perinatale, e il lutto che ne deriva, è un viaggio tortuoso e impegnativo, che riguarda ogni anno due milioni e seicentomila famiglie nel mondo. Nel libro i genitori raccontano il loro viaggio, giorno dopo giorno, mese dopo mese, fatto di dolore, ricerca di significato, incertezza, speranza ma, soprattutto, di amore incondizionato per i loro bambini che si legge in ogni parola e che, puntuale come una guida, accompagna i genitori nella fatica del lutto e della rinascita. È il libro di tutte le famiglie dei bambini che, come stelle cadenti, attraversano il cielo per un istante, rischiarandolo per sempre. La tua culla è il mio cuore è un progetto dell’Associazione CiaoLapo Onlus, associazione scientifico-assistenziale che promuove la salute materno-infantile e offre sostegno ai genitori che perdono i figli in gravidanza o dopo il parto. Postfazione di Claudia Ravaldi.

- Remotti F. (2006). Morte e trasformazione dei corpi. Interventi di tanatometamorfosi. Bruno Mondadori editore

morte e trasformazione dei corpi

Quali sono le trasformazioni che intervengono nel nostro corpo dopo la morte? Su questo tema si è concentrata un’importante ricerca che ha coinvolto diversi studiosi  e i cui risultati sono stati illustrati in occasione di un convegno tenutosi a Torino nel 2004, con la partecipazione di diverse università italiane. Il volume, che raccoglie gli atti del convegno, affronta la tanatometamòrfosi secondo una prospettiva interculturale e interdisciplinare, ponendosi il duplice obiettivo di fornire un quadro generale e, al tempo stesso, di approfondire alcuni fondamentali nodi teorici: il nesso tra le trasformazioni del corpo in vita e quelle del corpo dopo il decesso, i compromessi tra le esigenze della conservazione e quelle della dissoluzione,le opposte strategie di memoria e oblio in relazione al destino dei corpi, i conflitti tra società (o all’interno di una stessa società) in relazione alle diverse politiche di tanatometamòrfosi.

- Ricca P. (2005). Il cristiano davanti alla morte. Claudiana, Roma.

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L’autore, teologo, affronta il tema della morte da diversi punti di vista: politico, pastorale e teologico. L’obiettivo è quello di interrogarsi sulla morte per cercare di comprendere meglio il significato ed il valore della vita. Ricca affronta le idee cristiane sul tema e riconosce come la morte – tematica spesso non affrontata e quasi negata (anche dai cristiani stessi) – rischia di diventare un tabù, del quale è impossibile parlare e condividerne il significato più pieno.

- Sandberg S., Grant A. (2017). Option B. Affrontare le difficoltà, costruire la resilienza e ritrovare la gioia. HarperCollins Italia Editore

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Dopo l’improvvisa morte del marito, Sheryl Sandberg era certa che lei e i suoi figli non avrebbero più potuto trovare la vera gioia. “Ero come sospesa nel vuoto” scrive, “un immenso buco nero che ti riempie il cuore e i polmoni, che limita la tua capacità di pensare e ti impedisce persino di respirare”. Poi il suo amico Adam Grant, psicologo e docente alla Wharton Business School dell’Università di Pennsylvania, le disse che esistono azioni concrete che una persona può intraprendere per guarire e riprendersi anche dalle esperienze più devastanti. Non siamo nati con una quantità fissa di resilienza. La resilienza è un muscolo, che ciascuno di noi può costruire e allenare. “Option B” coniuga le intuizioni personali di Sheryl Sandberg con le ricerche illuminanti di Adam Grant su come trovare la forza di andare avanti nonostante le avversità. Partendo dal momento straziante in cui ha trovato il marito, Dave Goldberg, privo di vita sul pavimento della palestra, Sheryl apre il proprio cuore – e il proprio diario – per descrivere il profondo dolore e il senso di isolamento che ha provato subito dopo la sua morte. Ma “Option B” si spinge oltre l’elaborazione del lutto e indaga l’esperienza di persone che hanno saputo superare difficoltà significative come malattia, perdita del lavoro, aggressioni sessuali, disastri naturali, la violenza della guerra. Le loro storie testimoniano la capacità dello spirito umano di perseverare e..di riscoprire la gioia. La resilienza nasce dal nostro intimo, ma anche dal sostegno di chi ci sta intorno:persino dopo le esperienze più devastanti è possibile crescere, trovando un significato più profondo e imparando ad apprezzare di più le nostre vite.

 

- Sbattella F. , Tettamanzi M. (2013). Fondamenti di psicologia dell’emergenza. Edizioni Franco Angeli

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Un quadro dello stato dell’arte sul comportamento umano in situazioni d’emergenza. Un testo in grado di dare fondamento alle scelte operative degli psicologi dell’emergenza e ai nuovi sviluppi che questa disciplina vivace si prepara a costruire.

La comprensione dei processi psichici che interessano le persone e i gruppi coinvolti direttamente e indirettamente in incidenti stradali, aggressioni, disastri antropici o naturali, risulta una priorità per prevenire i comportamenti rischiosi, soccorrere le persone in crisi, ricostruire e riparare i traumi.

All’interno di una società sempre più attenta ai rischi e nello stesso tempo sempre più esposta ai pericoli, la psicologia dell’emergenza negli ultimi anni si è caratterizzata per il suo rapido e importante sviluppo. In particolare, sono state messe a punto e verificate metodologie e buone pratiche; si è diffusa, anche a livello culturale e di opinione pubblica, una buona sensibilità sugli aspetti emotivi, cognitivi e sociali, coinvolti nelle dinamiche interpersonali in emergenza.

Le esperienze realizzate hanno anche sollevato nuove domande, mostrando come le condizioni estreme possano insegnare molto, anche sul funzionamento ordinario della mente e dei gruppi umani.
Il volume traccia un quadro dello stato dell’arte sul comportamento umano in situazioni d’emergenza, evidenziando i nodi critici dei problemi affrontati, le ipotesi avanzate, verificate e scartate dai ricercatori; i risultati su cui attualmente esiste consenso; le domande ad oggi aperte; le metodologie di ricerca più accreditate e i concetti cruciali per riflettere sui problemi affrontati.
Un testo in grado di dare fondamento alle scelte operative degli psicologi dell’emergenza e ai nuovi sviluppi che questa disciplina prepara a costruire.

- Schützenberger A. A., Bissone Jeufroy E. (2011). Uscire dal lutto. Superare la propria tristezza e imparare di nuovo a vivere. Di Renzo Editore

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La vita è fatta di cambiamenti e di perdite di ogni tipo, per i quali dobbiamo elaborare il lutto: morte, storie d’amore finite, licenziamento o pensionamento, esilio, traslochi… Spesso non abbiamo né l’energia, né la libertà di spirito, né la capacità di prendere decisioni positive e passiamo il nostro tempo a “ruminare”. Superare la propria tristezza e imparare a vivere di nuovo, ritrovare la pace interiore, la serenità, dare un altro senso alla propria vita: questa è la ragion d’essere di questo libro. Per uscire dal lutto, è necessario – vitale – ridarsi la carica, lasciare la presa, perdonare, accettare la perdita. Per farlo esistono delle tecniche e tutte passano per lo stesso cammino: circondarsi di amici, concedersi qualche piacere, ricostituire una scorta di “vitamine” emozionali…

- Sgarro M. (2008). Il lutto in clinica e in psicoterapia. Centro Scientifico, Torino.

Il lutto in clinica e in psicoterapia

Il volume, rivolto ai professionisti, presenta modelli teorico-scientifici e le modalità di aiuto al paziente. Gli autori (psichiatri, psicoterapeuti, psicologi) rivolgono particolare attenzione alle risorse, agli aspetti di resilienza, alle capacità di superamento e di adattamento di eventi anche molto gravi. La maggior parte degli individui riesce a superare l’evento luttuoso senza particolari ricadute e danni rilevanti, tuttavia una quota di persone (10-20%) rischia di incorrere in gravi danni che ledono la salute psicofisica dell’individuo. Il volume quindi si rivolge a psicologi, medici, infermieri, assistenti sociali e a tutti coloro che professionalmente si trovano in contatto con situazioni di lutto traumatico ed improvviso.

- Smorti A., Donzelli G.P. (2015). La medicina narrativa in pediatria. Come le storie ci aiutano a capire la malattia. Seid Editori.

la  medicina narrativa

Quando la malattia colpisce l’inizio di una vita, attorno al bambino si raccolgono genitori e pediatri. In casi come questi, ma in generale quando si parla di bambini, non si può comprendere cosa stia succedendo senza sentire la loro voce. Così è stato fatto. Principalmente focalizzato sui racconti di madri ma anche di padri, medici oltre che degli stessi bambini, questo libro parla di storie, del loro studio scientifico, del loro essere la principale forma simbolica con cui la sofferenza può esprimersi. Lo scopo è quello di mostrare come il metodo narrativo usato in campo sanitario, ed in particolare in ambito pediatrico, sia non solo un modo più umano di affrontare i problemi dei pazienti ma anche il metodo più efficace nel cammino verso la loro guarigione ed il mantenimento della salute. La prima parte affronta il significato che ha rivestito portare la narrazione dentro agli ospedali, le ragioni scientifiche e umane di questo cambiamento, le sue conseguenze e i metodi più idonei per studiare questi problemi. La seconda parte presenta i risultati di un lavoro di ricerca di tipo narrativo basata sul modello di “narrazione ripetuta”. Ogni capitolo presenta una casistica diversa sul piano diagnostico ed inizia con una breve introduzione sul tipo di patologia presentata dal bambino. Le narrazioni dei partecipanti vengono quindi analizzate e discusse anche attraverso la presentazione di ampi estratti.

-  Sozzi M. (2001). La scena degli addii. Morte e riti nella società occidentale contemporanea. Paravia Sriptorium

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In che termini si può oggi parlare di una crisi dei riti funebri tradizionali, da più parti denunciata? E quali sbocchi si possono prefigurare a tale crisi? Questi gli interrogativi da cui è nato il convegno internazionale organizzato a Torino dalla Fondazione Fabretti nel settembre 1999, del quale questo volume raccoglie gli atti. Di notevole interesse è l’omogeneità dei risultati cui sono giunti, ciascuno partendo dalla propria disciplina, sociologi, antropologi, psicologhi, storici, filosofi e artisti di vari paesi europei. Questo volume propone una riflessione su tematiche di estrema attualità: l’emergere del tema della memoria, compresa come l’idea di una posterità nella mente dei vivi; la tendenza alla personalizzazione del rito; l’incremento delle cremazioni in Europa; l’esigenza di diffondere una cultura funebre laica, che si concentri, indipendentemente dalle opzioni religiose, sul commiato e sulla commemorazione della vita del defunto.

- Tartari M. (1996). La terra e il fuoco. I riti funebri tra conservazione e distruzione. Meltemi editore

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Affidare i corpi alla madre terra, o dislocarli in cielo tramite l’azione trasformatrice del fuoco: due atti rituali compiuti fin dalla preistoria, così potenti da veicolare credenze, inquietudini e speranze che l’umanità ha elaborato su uno degli aspetti più misteriosi della vita. Questo libro interpreta il destino del corpo. Partendo dal messaggio dei Veda e dalle rappresentazioni del primo cristianesimo, lo analizza nella frattura del materialismo settecentesco, nella nascita di un nuovo rito funebre, nelle illusioni del positivismo. E si conclude con uno sguardo pluridisciplinare che esplora l’esistenza collettiva di una città in guerra; le trasformazioni sociali attraverso la scansione dei riti funebri; la comunicazione del lutto e il moderno occultare ed esibire la morte.

- Verzè M. (2012). Il senso ultimo delle cose. Cairo Publishing

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Pietro ha trentacinque anni, è felicemente sposato e in attesa di un figlio, quando scopre di avere un cancro. È un pomeriggio di fine settembre e i medici gli dicono che gli rimangono sei mesi da vivere, solo duecentosessantaduemilaottanta minuti. Quando suo figlio verrà al mondo, lui non ci sarà più. Travolto dalla rabbia e dall’angoscia, decide di sparire, di ritrarsi da tutto e da tutti, in un solitario conto alla rovescia. Per non scaricare sulla donna che ama il dolore che lo aspetta e, soprattutto, per affrontare la morte a viso aperto, senza ospedali, senza terapie, senza inutili pietismi, in un ultimo scontro decisivo. Si ritrova così sulle colline di Assisi in un rustico fatiscente, insieme a un vecchio cane guercio, cinque galline, un gallo, sei conigli e una capra. Le sue giornate d’un tratto sono fatte di niente, un unico corpo a corpo con la paura. Finché all’improvviso un frate francescano, che vive in un eremo lì vicino, ne squarcia la monotonia. All’inizio c’è solo la diffidenza di Marco nei confronti di quell’uomo di Dio che gli parla di bellezza, di gioia, di unicità, perché, in questo pezzo di vita che gli rimane, lui non trova nulla di bello, gioioso, unico. Poi comincia a delinearsi un sentiero, una scia di luce nel nero del dolore. Un cammino lungo, a tratti impervio, in fondo al quale si trova la possibilità unica e irripetibile di comprendere il senso ultimo delle cose