#5 Bill Viola – “Nantes – Triptych” (1992)

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Immagine: Bill Viola, Nantes - Triptych 1992,  https://www.artribune.com/attualita/2012/11/bill-viola-e-la-re-ligione-unintervista/attachment/08-bill-viola-nantes-triptych-1992-photo-kira-perov/ - Video: https://youtu.be/vz312dtUP5s

Immagine: Bill Viola, Nantes – Triptych 1992, https://www.artribune.com/attualita/2012/11/bill-viola-e-la-re-ligione-unintervista/attachment/08-bill-viola-nantes-triptych-1992-photo-kira-perov/ – Video: https://youtu.be/vz312dtUP5s

 

di Giordano Pariti

“Gli uomini, anche se devono morire, non sono fatti per morire, ma per dare inizio a qualcosa di nuovo”.   Hanna Arendt

Il trittico Nantes Triptych di Bill Viola è un’opera costituita da tre sequenze video indipendenti l’una dall’altra ma vicendevolmente ancorate tra loro dal significato profondo che intendono indagare. Nel primo video a sinistra viene mostrata in modo estremamente crudo e senza alcun filtro una donna gemente nell’atto di partorire, nel terzo video a destra l’anziana madre dell’artista viene ripresa in un letto d’ospedale nei suoi ultimi istanti di vita, mentre nella parte centrale è presentato il video di un uomo che fluttua nell’acqua, come se fosse sospeso tra l’alfa e l’omega dell’esistenza. Le immagini sono accompagnate da un audio che riproduce un pianto, il rumore dei movimenti dell’acqua ed un profondo respiro. Non conosciamo a quale mondo appartenga l’uomo galleggiante: è nel limbo primordiale che precede la stessa vita oppure fluttua nell’indeterminato spazio/tempo del post-mortem? L’artista non accenna alcuna risposta, pone l’uomo in uno stato di sospensione per spronarlo ad una riflessione sulle origini, sull’essere, sulla morte. Due possibili chiavi ermeneutiche emergono fra le tante: la prima riguarda la presa di coscienza della propria finitezza per accettare che tutto abbia un principio ed una fine, collocando proprio fra questi due estremi il significato più importante della personale esistenza: tentare di far nascere qualcosa di nuovo che giustifichi il tempo vissuto (sia esso breve o lungo) dal primo vagito all’ultimo respiro. La seconda chiave è quella collegata intimamente al “nuovo” di ogni uomo, a quell’unicum che affiora tra le parentesi delle numerose nascite e morti che durante l’arco della nostra vita sperimentiamo portandoci dietro pezzi del nascere e del morire in ogni aspetto del nostro cammino; quel “nuovo” che, oltre ogni definitiva sparizione, resterà per raccontare al mondo ciò che autenticamente siamo riusciti a generare. Viola nelle sue opere  ha costantemente esplorato temi legati alla spiritualità (in particolare all’iconografia cristiana), al senso della vita e della morte, ed ha cercato di interpretare i significati più pregnanti della nostra umanità che così descrive: “La presa di coscienza della nostra mortalità che definisce la natura dell’essere umano”. Nascita e morte, inizio e fine della durata della nostra esistenza, secondo la visione dell’artista “sono misteri nel vero senso della parola, non destinati a essere risolti, ma piuttosto vissuti e abitati.  Questa è la fonte della loro conoscenza”.