Rocco Chinnici

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chinnici

Regia: Michele Soavi

Genere: Biografico, drammatico

Tipologia: Vittime della mafia

Interpreti: Sergio Castellitto, Cristiana Dell’ Anna, Bernardo Casertano, Paolo Giangrasso

Origine: Italia

Anno: 2018

Trama: Palermo, 29 luglio 1983. Rocco Chinnici saluta la moglie Tina e i figli Giovanni e Elvira prima di andare al lavoro in tribunale. Al portone del palazzo, la sua scorta lo attende. Pochi secondi dopo un boato agghiacciante esplode in strada: sul selciato i corpi dilaniati di due uomini della scorta, oltre a quello del giudice e del portiere del palazzo. Appresa la morte del padre, Caterina, la figlia più grande, anche lei magistrato, si rifugia a San Ciro, la casa di campagna dei Chinnici: per tutti loro, da sempre, un posto speciale. Ha bisogno di stare da sola per elaborare il lutto e fare chiarezza: deve decidere se accettare la prima indagine di mafia che le è stata assegnata. Mentre si aggira nei luoghi tanto cari al padre, come il roseto a lungo trascurato, Caterina si emoziona. Riaffiorano i ricordi, che la riporteranno nel 1972, quando ancora era al liceo, accompagnandola poi nella ricostruzione della missione del padre Rocco, l’uomo che intuì per primo quanto fosse necessario, per sconfiggere la mafia, unire gli sforzi di tutti e condividere il più possibile i risultati ottenuti. La sua scelta di ricalcarne le orme, la decisione di rimanere in Sicilia, precisamente nella Procura di Caltanissetta, il primo “agguato” nella casa di San Ciro, la consapevolezza che la loro famiglia non sarebbe mai stata davvero al sicuro e la vita sotto scorta, prezzo da pagare per le battaglie portate avanti in nome della Giustizia.

Recensione: “Imparate a pensare con la vostra testa” dice il giudice Rocco Chinnici ai compagni di scuola della figlia Caterina. “Io credo in voi ragazzi, credo nella vostra fragilità, nella vostra limpidezza e nella vostra coscienza. In voi gli stimoli morali sono più grandi e drammaticamente più veri. Proteggete la vostra vita, non cedete alla rassegnazione e al silenzio. Alzate la testa e provate a rendere formidabile la vostra esistenza”. 

Il magistrato, ucciso il 29 luglio 1983 a Palermo con un autobomba mentre usciva dal portone del suo palazzo, è considerato l’ideatore e primo costruttore di quello che poi, sotto la guida di Antonino Caponnetto, divenne il pool antimafia. Prodotto da Luca Barbareschi con RaiFiction, il film è tratto dal libro della figlia Caterina Chinnici, anch’essa magistrato, È così lieve il tuo bacio sulla fronte e non racconta solo la vita professionale di Chinnici, ma il suo privato. La figura di un padre legatissimo alla famiglia e ai tre figli, che nella primogenita Caterina, che seguirà i suoi passi, rivedeva se stesso. Rocco Chinnici era un uomo che si alzava alle quattro del mattino e lavorava. Era un grande cercatore di talenti. Fu lui che andò a cercarsi i migliori ‘numeri nove’ che poi tragicamente sono diventati i nostri eroi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Loro gli dicevano che non si riposava mai, gli chiedevano se avesse un hobby e lui rispondeva: “Il mio hobby è lavorare”. Il film si apre con la spaventosa esplosione dell’autobomba che il 29 luglio 1983 in via Federico Pipitone a Palermo cancella la vita del capo dell’ufficio istruzione di Palermo Rocco Chinnici, dei due agenti della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e del portinaio del condominio Stefano Li Sacchi. L’unico sopravvissuto, Giovanni Paparcuri, l’autista del giudice, oggi custodisce la memoria del bunker dove lavorava il pool. La mafia capisce che quel magistrato innamorato del suo lavoro, che crede nel lavoro di gruppo e seguendo una traccia sviluppa l’indagine, è un pericolo. Combatte il crimine organizzato mettendo insieme i pezzi con pazienza. Il film diretto da Soavi racconta il magistrato, l’uomo, il marito, e soprattutto il padre, amato dai compagni di scuola dei figli. “Sapeva ascoltare” dice la figlia Caterina. “Ho voluto scrivere il libro facendo anche violenza su me stessa. L’ho fatto perché volevo che il mio papà vivesse almeno ancora una volta, e con questo film si realizza il mio desiderio. Per un figlio non è semplice accettare una morte così, ma ci siamo convinti che il sacrificio di mio padre abbia avuto un senso. Così come, purtroppo, quello di tanti altri servitori dello Stato. La morte di mio padre – in quel modo e per quelle motivazioni – è stata devastante ma anche determinante, perché col tempo è diventata una grande forza per continuare il suo impegno”. Chinnici coltivava le rose e spiegava alla figlia che i più bei lavori iniziano con la lettera M: magistrato, medico, maestro. La moglie Tina (interpretata da Manuela Ventura) era insegnante. Caterina segue le orme del padre, da giovane laureata lavora con Borsellino. “Mi dà un immenso dolore pensare che tutte le persone che ho conosciuto non ci siano più” confessa. Vengono uccisi Cesare Terranova, Gaetano Costa. Nel film c’è una scena in cui Chinnici viene avvisato della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Con uno sguardo, capisce che è arrivata la sua ora.