Departures – Okuribito

Published on: Author: admin
departures

Regia: Yojiro  Takita

Genere: Drammatico

Interpreti: Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Kazuko Yoshiyuki, Ryoko Hirosue, Kimiko Yo

Origine: Giappone

Anno: 2008

Trama: Daigo, un violoncellista, perde il lavoro a causa dello scioglimento dell’orchestra, e decide di fare ritorno nel suo paese d’origine. Qui trova un nuovo impiego come cerimoniere funebre (lava, veste, cura il corpo e il trucco dei defunti) riscoprendo l’antica tradizione giapponese del nokanshi, il rito della deposizione e della riconciliazione con i morti. La moglie, gli amici e i parenti si allontanano da Daigo, a causa del suo funereo lavoro ma egli, invece, proprio in esso troverà la serenità e la forza per riflettere sui fondamentali valori della vita.

Recensione: La vicinanza con la morte e il rapporto rimosso con la figura paterna sono i temi portanti del film di Takita, che ha avuto un inaspettato successo un po’ in tutto il mondo e fatica ad essere distribuito in Italia (è stato proiettato in anteprima nazionale al Far East di Udine). Il navigato regista opta per un registro piano, con inquadrature fisse molto curate e pochi movimenti di macchina: calligrafismo giapponese da esportazione, a voler essere cattivi. E’ ovvio che il film punta sul lavoro degli attori, tutti per altro bravissimi, e sui sentimenti: la pecca consta forse nell’eccessiva volontà di mescere la commedia al dramma, a voler inserire sempre la risata per sciogliere le tensioni accumulate. Questa scelta drammaturgica finisce per portare a diversi artifici retorici e, nel finale, al susseguirsi di due lunghe scene madri, che ristabiliscono gli equilibri nei legami tra i protagonisti. “Departures” è un film piacevole, lieve e grazioso, ma che emoziona solo a tratti (e grazie soprattutto ai crescendo delle musiche di Joe Hisaishi). Takita fa interagire bene i propri attori e infonde una sua personalità alla storia, ma non aggiunge alcun quid espressivo che gli avrebbe permesso un ulteriore salto di qualità e farlo staccare dalla media delle opere “solo” carine e garbatamente sentimentali.