“Il giorno in cui il mare se ne andò per sempre” di Margot Sunderland

 

C’era una volta un piccolo drago della sabbia di nome Eric.

Eric amava tantissimo il mare.

Ogni giorno lo guardava allontanarsi…E poi tornare.

<<Ciao, bentornato!>>, gli diceva quando lo vedeva avvicinarsi a lui.

E, quando il mare sentiva la voce di Eric, rispondeva facendo scrosciare un’onda più rumorosa delle altre.

<<Ciao!>>, ripeteva Eric quando lo vedeva allontanarsi, <<Ci vediamo presto>>.

E, infatti, dopo pochissimo tempo il mare ritornava.

Ogni giorno Eric giocava di fronte al mare.

Costruiva castelli di sabbia circondati da splendidi fossati in cui l’acqua poteva entrare.

Alcune volte ci faceva navigare le sue barchette di carta.

Altre volte, si sedeva su un grosso scoglio e rideva mentre le onde gli accarezzavano i piedi.

Ogni tanto si tuffava e nuotava fino a toccare il fondo, dove c’erano conchiglie e pesci meravigliosi.

Quel mare ai suoi occhi era semplicemente bellissimo.

Ma un giorno il mare se ne andò per sempre e non tornò più indietro.

Eric aspettò per moltissimo tempo, ma il mare non ritornò.

Rimase lì a guardare verso quel terribile vuoto che era rimasto e urlò <<Ti prego, mare, torna da me!>>. Strizzò gli occhi per guardare il più lontano possibile, per vedere se in fondo all’orizzonte ci fosse ancora il mare, ma non vide nulla.

Allora si butto sulla sabbia e iniziò a piangere. <<Non abbandonarmi! Per favore, mare, non abbandonarmi!>>, singhiozzava, <<Tu sei la cosa più importante che ho>>.

Ma dopo un po’ Eric dovette accettare una terribile verità: il mare se ne era andato per sempre.

Era successa la cosa più brutta che potesse capitargli e nessuno l’aveva impedito.

Nonostante fosse piena estate, quel giorno per Eric arrivò l’inverno. La terra diventò fredda, ma il piccolo drago restò sdraiato lì. Il vento soffiava fortissimo e l’aria era terribilmente gelida, ma lui rimaneva immobile allo stesso posto.

Cominciò a piovere sabbia dal cielo, da nessuna parte si vedeva acqua.

I suoi amici gli portarono ombrelli, coperte, del cioccolato caldo, ma lui era troppo triste per accettare i loro doni.

Il mare andandosene si era portato via tutte le cose belle.

A Eric sembrava che ovunque ci fosse solo tristezza e angoscia.

Un giorno, Eric toccò il fondo della sua depressione. <<Non voglio mai più avere dei sentimenti>>, disse. <<Perché non posso dimenticarmi tutto? Perché non posso essere come un sasso o una pietra? Vorrei proprio essere come loro>>, pensava, <<Che dentro sono freddi e duri>>.

Ma un giorno, con immensa fatica, un fiorellino selvatico fece capolinea da una crepa della roccia durissima che stava proprio di fronte a lui.

<<Come hai fatto a passare attraverso una roccia tanto dura?>> chiese Eric.

<<Non lo so>>, rispose il fiorellino, <<Ma per qualche ragione sentivo che ne valeva la pena. Adesso però ho una sete terribile.>>

<<Non c’è acqua da queste parti!>>, esclamò Eric.

Sentendo quelle parole il fiorellino divenne molto triste e cominciò ad afflosciarsi in modo preoccupante.

Eric si spaventò tantissimo: <<Non morire fiorellino! Per favore, non morire! Troverò dell’acqua!>>, gli disse.

E così Eric cominciò a correre più veloce che poteva lungo la spiaggia, sperando di trovare dell’acqua.

Dopo un po’ che correva, incontrò un vecchio saggio cane di nome Schiuma. Schiuma molto gentilmente offrì a Eric la sua ciotola piena d’acqua.

Eric la prese e corse più veloce che poteva dal fiorellino.

<<Grazie, grazie mille>>, gli disse il fiorellino e bevve tutta l’acqua d’un fiato.

Dopo un po’ comparve un altro fiorellino ed Eric diede dell’acqua anche a lui.

E poi ne spuntò un altro e un altro ancora. Alla fine tantissimi fiorellini riuscirono a farsi strada attraverso le rocce durissime che stavano sulla sabbia.

Per fare in modo che tutti quei fiorellini potessero avere sempre acqua, Schiuma aiutò Eric a costruire un laghetto usando dei sassi per contenere l’acqua.

Ma, dopo aver faticato e costruito, a Eric venne da piangere. <<Sei molto coraggioso a piangere in questo modo>>, gli disse Schiuma, <<Perché fa un male tremendo sentire che ci mancano le persone che non ci sono più. E quelli che non osano sentire il proprio dolore rischiano di chiudere il loro cuore e non riuscire mai più ad amare davvero qualcuno>>.

<<Mi sento completamente perso>>, singhiozzò Eric. Ma dopo aver lasciato che Schiuma lo consolasse, per la prima volta dopo tantissimo tempo il sole spuntò da dietro le nuvole.

Schiuma regalò ad Eric una conchiglia molto speciale. <<Avvicinala al tuo orecchio>>, gli disse. Quando Eric la avvicinò, sentì il rumore del mare, del suo meraviglioso mare. Era proprio il suono del mare, esattamente quel suono, non riusciva a crederci. Eric raccontò a Schiuma tutto quello che riguardava il suo amico mare.

<<Mi ricordo>>, incominciò Eric, <<che gorgheggiava e scrosciava. Mi ricordo che era pieno di pesci bellissimi e quando tornava da me mi portava conchiglie favolose>>. Mentre raccontava, le lacrime cominciarono a scorrergli sulle guance. Improvvisamente, si rese conto che i suoi ricordi del mare erano come un tesoro speciale, conservato dentro di lui. Un tesoro che non aveva perso e che nessuno poteva portargli via. Un tesoro che avrebbe sempre tenuto al sicuro nel suo cuore.

Schiuma guardò il laghetto fatto con i sassi e tutti i fiorellini che ci stavano intorno. <<È bellissimo>>, disse, ed Eric ne fu molto felice.

Allora costruì un cartello di legno da mettere accanto al laghetto con la scritta: “Per non dimenticarti mai. Mi manchi tantissimo!>>.

Alcune persone arrivarono da molto lontano per visitare il bellissimo laghetto di sassi e fiorellini. Tutti pensavano che era davvero stupendo!

Un giorno Schiuma chiese ad Eric <<Vuoi venire al caldo con me nella mia casetta?>> ed Eric lo seguì, portando con sé la sua conchiglia.

 

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