La curva dell’angoscia

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L’angoscia è sicuramente il sentimento che ha più pervaso le nostre giornate in quarantena. L’angoscia unitamente al sentimento della perdita: la perdita delle abitudini, a volte dei propri cari, in ogni caso la perdita del mondo come lo conoscevamo prima. E’ difficile dire che cosa ci attenderà: il futuro ci viene svelato a piccoli passi e così anche la consapevolezza di ciò che si potrà e non si potrà fare, di ciò che sarà e di ciò che, ragionevolmente, non sarà. Non tutto ciò che appartiene al passato era necessario al nostro benessere, eppure in questo frangente anche la perdita delle cose negative sembra intollerabile. Non perché siano di per sé necessarie, ma perché il non conoscere l’alternativa ci angoscia forse di più.

In nessun momento di criticità, e la storia ne ha visti tanti, il mondo si è fermato. Ad ogni catastrofe è corrisposto un nuovo inizio, ad ogni presagio della fine di ogni cosa come fino a quel momento si era conosciuta è seguita una rinascita. Questo succederà ancora. Forse è la fine di un’era, che però sancirà l’inizio di un’epoca nuova, se sapremo superare la tendenza di tenere stretto a noi ogni barlume di individualismo, di comodità, di ciò che consideriamo da troppo tempo diritti acquisiti.

Questo potrà essere un tempo di rinascita se sapremo scommettere su noi stessi, sulla nostra possibilità di ricostruire un futuro, di essere comunità nella difficoltà, se sapremo condividere il dolore e, a partire da questo, guardare con speranza verso una nuova vita.

Monica Betti