Laboratorio Death Education 2019 / 2020

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“Osservare e ascoltare per comprendere ed empatizzare”

Periodo:

Il Laboratorio di Death Education presso la Scuola Superiore con doppio diploma OSS dell’ hinterland ferrarese  ha avuto inizion il 2 Dicembre 2019 e si è concluso l’11 Dicembre 2019. E’ stato suddiviso in 4 incontri di 2 ore, per una durata complessiva di 8 ore. È stato condotto dalla Dott. Silvia Donati con l’aiuto della Dott. Desiré Pace e con la supervisione della Dott. Paola Bastianoni.

Destinatari:

Il laboratorio è stato rivolto ad una classe 4, nello specifico ad una classe che ha scelto come indirizzo professionale “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale”. La classe risultava formata da 19 alunni dell’età di 16 17 anni.

Finalità e obiettivi:

La scelta dell’indirizzo “Servizi per la sanità e l’assistenza sociale” prevede l’ottenimento di un doppio diploma: oltre alla maturità quinquennale viene rilasciata anche la qualifica di Operatore Socio Sanitario (OSS) previo superamento di apposito esame,entro l’anno del conseguimento della maturità. Il percorso di formazione OSS prevede a sua volta lo svolgimento di tirocini professionalizzanti in sedi quali RSA, strutture per disabili, asili e ospedali. In questo percorso il contatto con la sofferenza e la morte è ad alto impatto e i praticanti sono chiamati a confrontarsi con la vecchiaia, con il corpo sofferente e bisognoso di cure dei degenti, con le malattie degenerative, con la morte e con la sofferenza anche psicologica dei pazienti e dei parenti. L’intero percorso di studi non prevede però un focus sulle emozioni che possono scaturire mettendo, così, in situazione di disagio questi ragazzi che spesso non sanno come affrontare o come condividere ciò che stanno provando. Pertanto la finalità di questo laboratorio è stata quella di creare uno spazio in totale assenza di giudizio che permettesse di parlare di argomenti più delicati, stimolando riflessioni e condivisioni che hanno poi portato ad avere dei punti di unione in una classe a tratti frammentaria. La partecipazione è stata intensa e si è ottenuta anche una voglia di mettersi in gioco spesso inespressa verbalmente ma ben visibile.

Specifichiamo i principali obiettivi perseguiti e raggiunti :

 -  Creare un luogo libero da giudizi, riservato dove fosse possibile parlare liberamente, condividere ed essere seguiti da professionisti competenti;

- Implementare la capacità di comunicazione rispetto ai propri vissuti (intesi come vissuti di perdita, reazioni emotive di fronte a situazioni tipiche della professione), lavorando sui concetti di empatia e ascolto di sé e dell’altro;

- Incoraggiare la riflessione sulle criticità incontrate nel percorso di formazione, in particolare in sede di tirocinio, lavorando sulle possibili strategie di coping e sui meccanismi di difesa;

- Favorire la condivisione in gruppo e l’ascolto reciproco, lavorando sulle capacità riflessive e relazionali;

- Favorire in ogni ragazzo/a la percezione di essere supportato e sostenuto nel proprio vissuto personale, legittimando ogni emozione sperimentata autenticamente e uscendo così dallo schema che detta l’esistenza di reazioni giuste e “normate”.

 Metodologia:

Il primo incontro si è aperto con una presentazione sul laboratorio e sul percorso che si stava per iniziare insieme, si è proceduto poi alle presentazioni dei ragazzi con specifica delle aspirazioni lavorative di ognuno. L’attenzione è stata sin da subito molto alta e si è definito il setting, ponendo i ragazzi a cerchio in modo da garantire la possibilità di guardarsi tra loro senza ostacoli. Il tema trattato è stato “il corpo ” focalizzandosi sul corpo martoriato e bisognoso di cure che spesso può creare sensazione di ribrezzo alla visione. Sono state mostrate delle slide a riguardo che hanno suscitato delle forti reazioni di ripugnanza, questo è stato spunto di molteplici riflessioni. Si è poi entrati ancor più nel tema e nell’importanza di “saper accettare” un corpo malato attraverso una visualizzazione in cui è stata richiesta una intensa partecipazione e un forte lavoro di immedesimazione e empatia. Questo ha caratterizzato un momento molto alto del laboratorio, dove tutti hanno preso sul serio l’attività proposta creando un clima assolutamente adeguato. A seguire e per fissare i concetti affrontati sono stati proiettati degli spezzoni del film “Quasi amici”. La conclusione è stata affidata a dei post-it su cui scrivere l’emozione che aveva caratterizzato per loro questo primo incontro.

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Il secondo incontro ha, invece, avuto come tema quello dell’“ascolto attivo”, con l’obiettivo di sensibilizzare ad un ascolto empatico e attento e ai dettagli sia verbali che non verbali. Per fare questo si sono scelti due differenti attivazioni giocose: il telefono senza fili e la statua vivente. Il telefono senza fili (che consiste nell’inventare una frase e sussurrarla all’orecchio del compagno vicino e così via fino ad arrivare all’ultimo compagno che rivela ad alta voce la frase che ha capito in modo da verificarla con l’originale) è stato inizialmente accettato con un clima estremamente giocoso e poco attento, dopo i primi due giri fallimentari i ragazzi stessi hanno richiesto da parte dei loro compagni una soglia di attenzione più alta e questo ha permesso dei risultati leggermente migliori.

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Si è continuato con un gioco basato sull’osservazione ovvero la statua vivente (i ragazzi posti di spalle dovevano girarsi uno alla volta guardare la posizione del compagno precedente e ripeterla). Il risultato tra la prima figura e l’ultima figura è stato molto divergente. La reazione dei ragazzi è stata di stupore, non riuscivano a capacitarsi come osservando senza alcun ostacolo si sia potuti arrivare a scomporre totalmente la figura originaria.

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Questi due giochi hanno portato ad alcune riflessioni personali, in quanto in molti si erano dichiarati degli ascoltatori e osservatori molto attenti e hanno dovuto ricredersi toccando con mano. L’incontro è stato poi concluso con la suddivisione in coppie e una condivisione su un momento in cui ci si era sentiti poco ascoltati. Alcuni poi hanno condiviso col gruppo grande le dichiarazioni fatte al compagno. Questo ha fatto scaturire delle sensazioni nuove per alcuni, che si erano sempre sentiti poco ascoltati e ha creato non poche emozioni.

Durante il terzo incontro si è trattato il tema della “perdita”, intesa sia come morte di qualcuno, ma anche in senso più ampio come rottura di un rapporto, un trasferimento, la rinuncia ad un progetto. E’ stato richiesto un momento di riflessione dove ognuno pensava ad una propria perdita, e di scriverne l’emozione provata in un post- it. Questa riflessione è stata poi condivisa col gruppo. Le condivisioni con il grande gruppo sono avvenute in un clima di profondo ascolto reciproco ed empatia. Qualcuno è riuscito ad aprirsi e condividere dettagli personali di esperienze dolorose mentre altri si sono fermati ad una narrazione più spoglia ed ermetica, tuttavia anche chi ha avuto più difficoltà ad esporsi ha espresso apprezzamento ed ammirazione verso chi ci è riuscito. Anche in questo caso l’incontro si è concluso affidando l’emozione prevalente ai post-it.

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Il quarto e ultimo incontro è stato un incontro più distensivo  tramite la tecnica del Caviardage (processo artistico-creativo che consiste nella realizzazione di una poesia a partire da una pagina scritta, tenendo le parole che colpiscono di più e annerendo le parole considerate “inutili”, decorando poi in vario modo la stessa pagina).

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L’incontro si è aperto con una visualizzazione in cui è stato chiesto di ripercorrere i tre appuntamenti precedenti e di soffermarsi sul momento più interessante/emozionante che hanno vissuto in questo laboratorio. Dopo di che sono stati suddivisi i fogli e si è dato il via all’annerimento e alla decorazione. La maggior parte dei ragazzi ha pensato all’incontro sulla perdita, si è ottenuto un grande impegno e  sono stati creati dei lavori molto interessanti , alcuni molto belli visivamente a livello grafico-pittorico e altri molto intensi a livello letterario. Questo incontro è stato poi concluso con un questionario anonimo in cui tra le varie domande vi era anche la soddisfazione del laboratorio in sé. Questa domanda ha ricevuto solo risposte positive, su 18 questionari  in 11 hanno risposto “molto”, in 3 “moltissimo” e in 4 “abbastanza”.

picture9Considerazioni Conclusive:

Nel corso di questo laboratorio si è potuto notare fin dal primo incontro come i partecipanti fossero in attesa di apprendere strumenti comunicativi appropriati e di come fosse necessario favorire la creazione di uno spazio di condivisione di esperienze ed emozioni. La classe si è dimostrata attenta ed interessata ai temi proposti e la partecipazione è stata attiva e sentita. Attraverso le varie attivazioni ed esercizi, i partecipanti si sono confrontati di volta in volta in modo concreto con aspetti propri del loro futuro lavoro e/o tirocinio con cui prima non avevano avuto occasione di familiarizzare. Un altro importante passo in avanti che la classe ha fatto nel corso degli incontri grazie ai momenti di dialogo in gruppo è stato: aumentare il livello di conoscenza reciproca, di confidenza e anche di fiducia, favorendo una unione che stentava ad esserci. I vari incontri hanno permesso di ottenere nuovi stimoli e riflessioni. L’incontro sull’ascolto attivo, nella sua prima parte più interattiva e giocosa ha permesso di toccare con mano i propri limiti nella capacità di ascolto profondo ed è stato un passaggio di consapevolezza fondamentale che ha permesso nella seconda parte dell’incontro di ascoltarsi su tematiche personali in modo davvero attento e rinnovato, producendo risultati (ed emozioni) più che positivi.

In conclusione è possibile dire che sia per i risultati concreti ottenuti nel corso degli incontri sia per i feedback positivi, gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti sia sul piano dell’introspezione e della riflessione, che su quello dell’ascolto, dell’empatia e dell’immedesimazione, che, per finire, su quello della condivisione personale in un luogo percepito come sicuro e non giudicante.

Guarda il video: