Le Marche in rivolta sui funerali: ” I defunti stiano lontani dai vivi “

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La nuova legge: sale del commiato a non meno di 100 metri dalle case.

E’ quanto è stato deciso il 28 febbraio scorso tramite la delibera numero 49, avanzata dal consigliere regionale di maggioranza Moreno Pieroni, dell’assemblea legislativa della Regione Marche, innescando così la rivolta di massa degli imprenditori del servizio funebre. Una modifica che impedisce dunque, alle imprese funerarie, di costituire la casa del commiato in luoghi che di conseguenza sarebbero facilmente raggiungibili da parte di coloro che vogliono dare un ultimo saluto alla persona più cara che hanno, soprattutto in un momento così tragico.

” La soluzione, a questo punto,verrebbe da pensare ironicamente che potrebbe essere quella di costruirle in campagna, in «un’area verde che prevederebbe però, per forza di cose, il cambio del piano regolatore – spiega Gianni Gibellini, presidente nazionale Efi (Eccellenza Funeraria Italiana) – e, comunque, non si troverebbe nessuna destinazione adatta. Forse – prosegue – un vecchio capanno sperduto, da ristrutturare e adeguare». Costi che, sempre per legge, devono accollarsi gli impresari funebri. Una disposizione, quel la dei 100 metri, che «esiste solo nelle Marche – riprende Gibellini – e non in quelle regioni come Emilia Romagna, Veneto e Lombardia che sono state le prime tre, a livello nazionale, ad aver legiferato». Un caso che potrebbe costituire, da ora in avanti, un precedente; a meno che non arrivi nel frattempo una legge nazionale che comunque si sta attendendo proprio per evitare discrepanze di questo genere tra una regione e l’altra. Una delibera che impone anche di non costruire la casa del commiato all’interno dei condomini «e su questo punto siamo tutti d’accordo – sottolinea -. Ma i 100 metri sono una limitazione che equivale al non costruire più queste sale, importanti per fornire un adeguato servizio alle famiglie. La persona deceduta rimane così in casa, mentre potrebbe continuare ad essere accudita in una struttura creata appositamente”.

” C’ è da aggiungere che, per la vestizione del morto che può essere eseguita dopo la consegna del foglio di trasporto, «passano tra le 15 e le 30 ore a seconda dell’Area Vasta. Tempi che sono dettati – riprende – dalla visita del medico curante che rilascia la certificazione di decesso e quella del medico necroscopo. Una situazione vergognosa». Fino al trascorrere di questi tempi infatti, la persona cara venuta a mancare, rimane in una situazione che crea non pochi disagi ai famigliari. Case del commiato fondamentali dato che «mancano obitori o depositi di osservazione comunali» in grado di ospitare il caro estinto. Purtroppo, infatti, come si nasce così si muore anche; e spesso accade che quelle poche strutture esistenti, e con pochi posti, siano già piene. Una delibera che suona di sconfitta «non potendo accontentare quelle famiglie nel momento più delicato”.