L’ora segnata dal destino

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Con queste parole Mussolini inizia il comizio del 10 giugno 1941 della dichiarazione di guerra consegnata agli ambasciatori di Francia e Inghilterra. Le persone che affollano le piazze urlano e applaudono.

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<Mussolini – dichiarazione di guerra > La guerra, uno dei tanti casi in cui le società spingono i propri componenti a  correre incontro alla morte. « A maggio del 1940 sono sotto il giogo nazista: Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, Lussemburgo e nei primi giorni di giugno la Francia è ormai piegata. Mussolini capisce che non può più attendere e la decisione di entrare in guerra matura probabilmente già il 28 maggio. Di fronte al comandante militare supremo, Pietro Badoglio, che continua a sollevare riserve sull’intervento, Mussolini pronuncia la nota frase: “Ho bisogno solo di alcune migliaia di morti per sedere alla tavola della pace come belligerante”» ( Mirco Dondi,< 10 giugno, 80 anni fa l’Italia entrava in guerra>, fattoquoridiano.it, 10 giugno 2020 )

Il modo sicuramente più utilizzato per convincere i propri cittadini ad appoggiare la scelta di affrontare i lutti e le distruzioni di una guerra è quello di invocare la necessità irrinunciabile alla difese di qualche cosa di molto importante. I governi sono disposti a molto, a mentire e falsificare i fatti nella necessità di ottenere questo consenso. Dal film “Pearl Harbor” il discorso del presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt all’indomani dell’attacco giapponese su Pearl Harbor.

«  Ieri, 7 dicembre 1941 – una data che resterà segnata dall’infamia – gli Stati Uniti d’America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati da forze aeree e navali dell’Impero del Giappone. Gli Stati Uniti con loro erano in pace e su sollecitazione Giapponese,  eravamo ancora in fase di colloquio, col loro governo e con l’imperatore, per mantenere questo status nel area Pacifica » Ma questo, che è quello che tutti noi abbiamo da sempre considerato vero e indiscutibile è proprio la verità?

Robert Stinnet nel suo  Day of deceit. The truth about Fdr and Pearl Harbor ha riferito della sua ricerca su

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migliaia di documenti relativi all’entrata in guerra dopo l’attacco a Pearl Harbur del 7 dicembre 1941. Roosvelt aveva la necessità di una scusa importante per entrare in guerra, cosa che riteneva oramai inevitabile. Quell’attacco era a conoscenza di Roosvelt e addirittura provocato da Roosvelt stesso per poter convincere i suoi concittadini che non era più possibile evitare di entrare in guerra, come aveva promesso più e più volte durante la campagna elettorale che ha portato alla sua elezione. « Era dunque evidente, e necessario, entrare in guerra al fianco di Londra se non altro per tenere lontana la guerra dal proprio territorio. C’era però un problema non da poco, per la Casa Bianca, da dover risolvere: come avrebbero preso una tale scelta gli elettori americani? Non certo bene a giudicare dai dati di un sondaggio effettuato nel settembre del 1940 (ad un anno dall’inizio della guerra in Europa) secondo il quale quasi il 90% degli americani era ben deciso a rimanere fuori dal conflitto. In più c’era una sorta di “patto” con la nazione da dover rispettare. Roosevelt aveva infatti assicurato gli elettori (“I assure you again, and again, and again…”), e le famiglie americane, che mai nessun “nessun ragazzo americano sarà sacrificato su campi di battaglia stranieri”» ( Stefano Schiavi,  Il grande inganno di Franklin Delano Roosevelt, storiainrete.com )

Nel nostro tempo sono ormai famose le dichiarazioni del segretario di stato statunitense Colin Powel relativamente al possesso da parte dell’Iraq delle cosiddette armi di distruzione di massa. Un argomento forte per convincere i cittadini americani a imbarcarsi in una guerra che ha causato la morte di  4.466  militari USA e si stima oltre 100.000 morti tra i civili iracheni. « Per Saddam il possesso delle armi più letali del mondo rimane l’ultima carta da giocare per realizzare il suo ambizioso progetto. Il dittatore iracheno è fermamente determinato a conservare le sue armi di distruzione di massa. Ma anche a fare di più. Alla luce della storia di aggressione e della ferma intenzione di realizzare i suoi piani di grandezza, nonché di quel che sappiamo delle sue associazioni terroristiche e della sua determinazione nel vendicarsi sugli oppositori, corriamo il rischio che un giorno lui possa usare queste armi magari in un momento in cui il mondo è in una posizione più debole per rispondere. Gli Stati Uniti non possono correre questo rischio per il popolo statunitense» (Corriere della Sera, <  Il discorso integrale di Colin Powell all’Onu >, corriere.it, 02/02/2006)

Servono dei motivi forti per portare un popolo a sostenere una guerra considerata la certezza di esporre le persone ad atrocità, morti, lutti e distruzioni. Purtroppo tali forti motivi, come la storia ci insegna, sono risultati alla luce dei fatti inesistenti e a volte puramente inventati se non direttamente creati per giustificare l’entrata in guerra. I lutti e le morti sono, a volte in modo assolutamente cinico, considerati un danno collaterale inevitabile.