“As a stone sculptor and designer of contemporary memorials, I’m always drawn to churchyards and cemeteries to look at old headstone and graves”  (Kate Sample, 2013)

I luoghi di sepoltura tradizionali raccontano la ricca storia economica  e sociale di un villaggio, di un paese o di una città e spesso esibiscono le fini abilità artigianali di quell’epoca, così come gli usi e le abitudini in merito alla sepoltura e alle lapidi. Anche le epigrafi, testo iscritto su marmo o pietra, tramanda – in maniera spesso solenne – la memoria, la storia e la vita di una persona.

Il cimitero monumentale della Certosa di Ferrara è un luogo affascinante per esplorare ed osservare le gesta compiute dagli uomini e dalle loro famiglie dopo la morte. Originariamente, lo spazio architettonico della Certosa ospitò il monastero certosino, per volere della famiglia del duca Borso d’Este, fino alla fine del ‘700. Con l’arrivo di Napoleone, si assistette ad un progressivo allontanamento degli ordini religiosi e lo spazio fu adibito a cimitero cittadino, proprio per la sua posizione (all’epoca lontano dalla città, in zona di campagna) e per le sue enormi dimensioni. Il cimitero, infatti, dovevano godere di spazi aperti e di vegetazione ed essere separato dalla città.

Il cimitero, aperto nel 1813, è caratterizzato dalla Chiesa di San Cristoforo e da un sistema di chiostri che circonda la struttura su tre lati. Il cimitero raccoglie al suo interno aree destinate alle sepolture delle famiglie meno abbienti ed aree (porticato) riservate alle famiglie benestanti.

Generazioni e generazioni sono state seppellite lì, nel cimitero della Certosa: molti di loro hanno rivestito un ruolo socialmente rilevante per la comunità e per la città, tanto che i familiari hanno sentito il bisogno di esprimere con tombe ed epigrafi molto articolate la storia, sia pubblica che privata, del loro caro. La comunicazione e il ricordo della persona deceduta avviene in maniera molto differente, anche in funzione del ruolo sociale e del livello socio-economico.

Nel tempo, il bisogno di ricordare il ruolo sociale e privato dell’amato viene meno e le tombe, così come le epigrafi nel tempo cambiano, si semplificano, quasi si omologano. Nell’800, si assiste all’utilizzo di un linguaggio aulico, ricco di latinismi, che celebra la persona amata e le sue prodezze in vita. Possono essere anche indicati le ragioni che hanno condotto alla morte e le vicissitudini dei familiari sopravvissuti segnati dal dolore e dalla sofferenza.

Le epigrafi e in maniera più generale le tombe erano utilizzate per comunicare non solo alla famiglia stessa, ma anche alla comunità l’importanza di quella persona e delle sue gesta.

L’invito è quello di passeggiare e visitare il cimitero monumentale della Certosa di Ferrara, quale luogo di memoria, ricordo, conoscenza e celebrazione.

 

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