Chi è il necroforo nell’immaginario comune?

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Il progetto di ricerca denominato “Prassi operative e impatti psico-sociali del ruolo di operatore dei servizi funerari”, al quale sto partecipando, in collaborazione con la prof.ssa Paola Bastianoni e l’Università degli Studi di Ferrara, ha un focus attentivo, sulla connotazione specifica del lavoro svolto dagli operatori, che a più livelli, s’interfacciano con il dolore della perdita di persone che si rivolgono alle agenzie funerarie per richiedere la loro prestazione, nelle operazioni , sia preliminari che esecutive del servizio funebre. In questo scenario, sono state contattate, diverse agenzie che operano, nel territorio lucano e suo hinterland. Inoltre, ho avuto la possibilità di intercettare, più persone che sia per estrazione sociale, culturale ed età diverse, hanno rilasciato, in un’intervista, il proprio vissuto di perdita e la rappresentazione del lavoro che viene svolto dall’operatore funebre. Ho incontrato anziani e giovani che generosamente hanno accettato di raccontare e raccontarsi, in una narrazione densa di significati metaforici e connotata, da un forte impatto emotivo. Custodisco, l’intensità e la profondità dei loro occhi, le rughe sul viso segnate dal tempo e dalla sofferenza vissuta; la compostezza delle anziane della mia terra che senza reticenza alcuna, hanno regalato la memoria storica di rituali e usanze tipiche di ogni paese, nel momento del commiato. Seppure, nello stupore iniziale di parlare di un tema, forse taciuto o troppo doloroso o semplicemente occultato e respinto dalla nostra società, durante il racconto, le vite delle persone prendono forma e i ricordi di una vita condivisa, una carezza, un bacio sulla fronte lasciano lo spazio e il margine per compensare l’assenza. E’ stato un passaggio fondamentale, ascoltare i nostri anziani, palesare il loro vissuto intriso di partecipazione e condivisione con il vicinato che bruscamente, si contrappone ad altre modalità sempre più sterili e asettiche; dove non c’è tempo per stare insieme e sostenerci, quanto non c’è tempo per perdere altro tempo…. Un passaggio importante, che ridisegna lo scenario attuale, in una prospettiva diversa, come se la dignità della morte non avesse la stessa dignità della vita. E’ con piacere che condivido la testimonianza di Rosa di anni 84 che con grande semplicità e generosità ha accettato immediatamente di conversare con me su questo tema.

Carmela Genovese

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