Quando muore una star

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Allego il link ad un breve trafiletto in cui si riporta il messaggio di cordoglio che Gianni Morandi ha pubblicato sulla sua pagina facebook in occasione della scomparsa di Raffaella Carrà.

In questi giorni gli articoli e le parole su questa morte improvvisa si moltiplicano e, come sempre, ci inducono ad una riflessione. Le parole di Gianni Morandi sono semplici ma toccanti, riportano un valore umano non tanto alla morte di un grande personaggio, quanto alla sua vita, una vita che, come quella di chiunque altro, non era fatta solo di spettacolo ma anche di momenti normali: lunghe estati al mare, un’adolescenza piena di sogni, impegno e sacrificio. Raffaella Carrà ce l’ha fatta, ha realizzato un successo enorme in un momento in cui gli astri nascenti si moltiplicavano, esplodevano e molti, in realtà, si eclissavano. La morte di Raffaella ha colpito tanti, accade quasi sempre quando un grande personaggio pubblico scompare. È come se la morte di chi, grazie alla sua opera ed alla sua fama, sembrerebbe destinato all’immortalità servisse a ricordare che poi alla fine è vero che proprio tutti moriamo. Improvvisamente vengono portati alla luce fatti inediti, migliaia di personaggi pubblici, più o meno, si sentono in dovere di ricordare e raccontare particolari che rendano valore all’umanità della persona, come se quella persona non avesse già mostrato grande parte di sé nei lunghi anni di carriera, come se dovessimo a tutti i costi entrare nella dimensione privata per dimostrare che, sì, era una star ma anche una persona normale e perbene. In realtà questo è un atteggiamento importante perché è come se si volesse sconfiggere la morte fisica ancorando la memoria di un personaggio ad aspetti umani e profondi che però tutti possono comprendere al meglio e, proprio per questo, mantenerne più a lungo la memoria nel tempo. Nessuno ci fa troppo caso che pensiamo a Raffaella Carrà che balla con un vestito di piume sul palco dell’Arena, mentre veniamo colpiti dall’immagine della stessa Raffaella mentre fa la spesa in pantaloni e maglietta e magari si offre di aiutare una persona anziana a caricare la sporta sul carrello. Quando queste due immagini si incontrano, e solitamente è un abbinamento che si verifica con maggiore frequenza dopo la morte di un big, è come se qualcosa di inarrivabile e qualcosa di terreno si fondessero e ci rendessero più vicini a chi non c’è più, anche se quella persona, di fatto, nemmeno la conoscevamo. Ma le parole di Gianni Morandi, toccanti e dolcissime, mi hanno fatta riflettere; l’immagine del personaggio non surclassa il valore autentico, il dolore, la sensazione che quella morte, per qualcuno, possa davvero sancire la chiusura di un periodo della vita. A noi resta il ricordo di canzoni, di balli, di un’epoca in cui tutto sembrava possibile ed i problemi di oggi inimmaginabili.

Rimane il fatto che, quando muore qualcuno come Raffella Carrà, ci sentiamo davvero tutti un po’ più soli.

https://www.bolognatoday.it/social/gianni-morandi-raffaella-carra-saluto-addio.html