Rabbit Hole

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rabbit hole

 Regia: John Cameron  Mitchell

Genere: Drammatico

Interpreti: Nicole Kidman, Aaron Eckhart, Dianne Wiest, Sandra Oh, Miles Teller, Tammy Blanchard, Jon Tenney, Giancarlo Esposito

Origine: USA

Anno: 2010

Trama: Un incidente stradale ha portato via per sempre dai suoi genitori un bimbo di quattro anni.  Per rimuovere il lutto Becca si dedica ossessivamente all’eliminazione di ogni traccia del figlio, mentre Howie guarda continuamente i filmati del piccolo sul proprio telefonino. Le vite dei due sembrano allontanarsi quando il marito frequenta una donna conosciuta in una seduta di terapia gruppo e Becca si apre al giovane che era alla guida dell’auto che ha ammazzato il povero figlio. Sarà la forza del loro amore a permettergli di trovare la forza per elaborare il lutto e a farli ritornare insieme.

Recensione: Il film scava in “un’altra” elaborazione del lutto. Ma a differenza di similari tragitti narrativi altrove esposti, il film parte ben otto mesi dopo l’incidente d’auto che toglie la vita ad un bambino di quattro anni, lasciando sul futuro dei due genitori un macigno difficilmente sopportabile. Le schegge dell’incidente si presentano soltanto durante un frammento in flashback che coglie le reazioni della donna alternate, in rallenty, all’incredulità di Jason, l’incolpevole ragazzo alla guida dell’auto che ha investito il piccolo Danny.
La prima cosa che salta all’occhio è la differente reazione dei due coniugi che hanno perso il figlio: Howie si circonda di foto e video del piccolo, per dare loro una impossibile tattilità cercandolo invano di sentirlo il più vicino possibile, mentre Rebecca vorrebbe fare terra bruciata di oggetti e foto che possono intaccare il suo percorso post-traumatico. Ma poi entrambi finiscono, come ovvio che sia, nello esplodere in un pianto ininterrotto. E restano sospesi in uno status che sposa le parole della madre di Rebecca: “Il dolore non passerà mai, ma diventa sopportabile e in qualche puoi tirartene fuori, portandolo in giro come una pietra in tasca. Talvolta ritorna e sarà orribile. E cosi’ ciclicamente”.
Difatti Rebecca non trova quel mondo parallelo del titolo, che deriva dalla tana del coniglio bianco in cui cade la protagonista di “Alice nel paese delle meraviglie” (ma è anche il titolo del fumetto che il giovane Jason sta realizzando, che attraversa l’intero film in bilico tra il “dentro” e il “fuori” la materia narrativa). Il rapporto tra la donna e il ragazzo che guidava quella maledetta auto definisce la casualità della tragedia, presuppone ovviamente un perdono sin dal principio, ma è l’ennesimo passo non pienamente qualificabile di una vita che sempre metterà in dubbio il valore dei singoli gesti, grandi o piccoli che siano.