Installazioni artistiche di Giordano Pariti

Installazione artistica

“Con la terra che ho spostato per seppellire il tuo corpo ho cosruito un collina  da cui contemplo il mondo”                             

I edizione  ”Uno sguardo al cielo”

14/20 gennaio 2013, Grotte del Boldini , Ferrara                        Vai alla photogallery

“L’installazione artistica di Giordano Pariti è un racconto archetipico. Il racconto di una perdita. E’ la perdita di un figlio vissuto una sola stagione rievocato dai suoi calzari – quelli di una volta tagliati in cima perché in estate il piede potesse respirare. Un’unica stagione della vita, un unico paio di calzari che si muovono su terre su cui non potranno mai più lasciare impronta. Una storia privata, simile ad infinite altre e che non dovrebbe interessare il pubblico dell’arte se non per i contenuti universali capace di veicolare una volta fattasi immagine. In questa opera scatta invece qualcosa di nuovo. Giordano Pariti non si limita ad accettare il postulato dell’espediente stilistico in cui riversare il proprio sentire per farne un sentire di tutti, ma propone qualcosa di nuovo e potente: la narrazione di un processo psichico – l’elaborazione di un lutto che non si confronta con la perdita definitiva ma con la presenza dell’assenza. Scrive Massimo Recalcati :”l’oggetto assente è l’oggetto massimamente presente nell’affetto luttuoso, l’oggetto assente, l’oggetto morto, l’oggetto perduto è massimamente presente cioè appare, si manifesta come indimenticabile” (Recalcati M, Lavoro del lutto, melanconia e creazione artistica,Poiesis editrice, Bari, 2009, pag.93).

Nell’elaborazione del lutto lo strazio intollerabile dell’impossibilità di dimenticare il dolore non è che l’altra faccia del bisogno quasi ossessivo che l’uomo ha di ricordare il passato e tutto ciò che è associato alla persona scomparsa- anche il suo unico e solo paio di scarpe-.
In realtà il dolore terribile della perdita che sembra inizialmente insopportabile è, a sua volta, una forma di difesa, perché sta al posto della perdita, riempe lo spazio affettivo di quell’assenza e consente di farci progressivamente arrivare – non a dimenticare – ma a neutralizzare l’affetto connesso a quella perdita.
Il ricordo esiste ancora ma fa sempre meno male trasformandosi progressivamente in presenza creativa in quella collina dove ci conduce Pariti per fornirci di uno sguardo nuovo sul mondo. Pariti riesce in questo lavoro a realizzare compiutamente il lungo e faticoso processo di elaborazione di un lutto.
L’artista, contravvenendo ai presupposti della Narrative Art, in voga negli anni passati, usa l’immagine fotografica come una potente lente sull’inconscio e, così facendo, attribuisce ad ogni immagine proposta un valore unico e insostituibile.
Ogni immagine risulta così un dato esistenziale, esclusivo, irripetibile e indispensabile alla narrazione. Ogni immagine crea un contatto immediato con il pubblico e lo immette in una dimensione temporale assolutamente privata, intrapsichica dove il tempo dei fatti non corrisponde a quello delle emozioni, dove gli eventi non sono in sequenza. Dove l’unica cronologia riconoscibile sono le fasi di elaborazione del dolore del lutto.
E’ il tempo interiore, è il linguaggio dell’inconscio che dà immagine all’assenza dilatando a dismisura l’oggetto scelto a simbolizzare quell’assenza che acquisisce la consistenza drammatica, a tratti onirica, di una presenza imponente continua e totalizzante in un drammatico scambio di prospettiva tra l’assente (il figlio morto) e chi vive (la madre nella barascatola, le scarpe dentro le scarpe rosa del nuovo figlio). La scatola che conteneva le scarpe per la sepoltura diventa il monumento funebre che da sempre racchiude nella storia dell’umanità la continuità tra la morte e la vita tra l’assenza dell’oggetto amato e la presenza del dolore provato. In questo senso Giordano Pariti impiega l’agire artistico inteso come agire esistenziale offrendo al pubblico una chiave di lettura del processo di elaborazione del lutto non priva di un evidente valore metaforico, la metafora per cosi dire ”progressiva” di un’archiviazione che tramite alcune presenze (le scarpette rosa legate da un nastro rosso che rappresentano la vita che continua, il dono di una nuova vita) ci parla in qualche modo anche del futuro, della vita che continua e continua ad essere inestricabilmente immagine e sentimento, senza un confine preciso tra privato ed universale, tra chi non c’è e chi rimane. Rinnovare il tonfo di un vuoto per ricordare a questa società, che prende sempre più le distanze dalla morte, che una perdita, aldilà di tutti gli aspetti drammatici, rituali e collettivi, rimane un fatto intimamente personale che però non ci annienta, se da esso facciamo scaturire uno sguardo sulla vita disincantato e pulito, uno sguardo che sappia accettare l’abisso e da esso ripartire per costruire un nuovo percorso di vita.”

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Installazione artisitica/performance

Dodici vertigini di cielo

 Iniziativa nell’ambito delle cerimonie per il XXIII Anniversario della strage del Salvemini.

2/5 dicembre 2013, Casalecchio di Reno

Scale sospese nel vuoto, posate per terra per sollevare mani di soccorso, scale che creano un ponte verso il cielo, snaturate della loro intima vocazione e poi panico, ascese, discese, anelito di approdo. Dodici scale in ricordo dei ragazzi dell’istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, che non erano su una pista d’atterraggio ma nell’aula di una scuola a svolgere il loro compito di studenti. La scala, simbolicamente, mette in comunicazione i due regni antitetici della vita e della morte e che in questa performance di Giordano Pariti riunisce una grande comunità intorno alla elaborazione di una ferita, di uno squarcio che ha segnato la vita di ragazzi, oggi uomini e donne, e di tante famiglie. Scale, dunque, per salire al cielo e per ritornare sulla terra, scale per non dimenticare e per continuare a vivere, riflettere, condividere, comunicare.

Video “Dodici vertigini di cielo”

 

Installazione artistica/performance

“Aquae motus”

Iniziativa di commemorazione a due anni dal terremoto dell’Emilia

31 maggio 2014

Locandina Aquae Motus - Leggera

A due anni di distanza dalla grande scossa, in un luogo ancora ferito dalla terra, un lungo foglio di carta raccoglie i cittadini di Cento per riflettere sul senso della perdita, non solo intesa come morte, ma anche come scomparsa di affetti, effetti, luoghi di lavoro e di relazione.
La performance “Aquae motus ” è un invito, rivolto a tutta la comunità di Cento, a scrivere o rappresentare con l’acqua le sensazioni legate ai giorni ingrati del terremoto.
La scelta di questo medium richiama la temporaneità, il passaggio, la consapevolezza dell’hic et nunc ma consegna un’azione nel suo stesso compiersi poiché niente si dissolve in eterno se ha avuto un momento in cui si è compiuto.
Ed è proprio questo momento che i partecipanti all’azione performativa affideranno alla carta che, attraverso l’acqua, tornerà a raccontare, a far vivere emozioni e sentimenti, questa volta intimamente connessi alla consapevolezza che ciò che si manifesta avrà il tempo breve di un passaggio, di una emersione e del suo ineluttabile svanimento.
Il foglio di carta allontana ogni separazione e accomuna le esperienze in una elaborazione collettiva del tragico evento dove i vissuti personali si accostano, si sovrappongono, si legano profondamente in un continuum che richiama la stessa esistenza.
Ogni perdita invoca una relazione per essere elaborata; la perdita stessa spinge il dolore individuale a varcare le stanze anguste dell’Io per ritrovare negli altri non l’annullamento del proprio dolore ma la forza per affrontare e rimarginare le ferite del proprio cammino.
Così la vita, le cose perse della vita, possono ritrovare nell’arte una possibilità di perennità, uno sguardo che affonda nella sospensione del tempo dove tutto è nello stesso istante presenza e assenza, mancanza e conforto, mai arido affanno.

 

CHI E’ GIORDANO PARITI

Partito dalla musica – è infatti primo flauto presso l’Orchestra Sinfonica “Tito Schipa” di Lecce – Giordano Pariti è approdato alle arti visive sospinto dalla naturale predisposizione a guardare nel profondo delle cose e a cercare di raccontarle per esorcizzarne l’impatto emotivo con se stesso e con l’esterno.

La sua opera artistica seziona e indaga frammenti di storie, di strutture e di coinvolgimenti che si innescano e si dipanano nella complessa rete di rapporti individuali, familiari  e sociali.

 

GIORDANO PARITI – Melendugno (Lecce), 1968 – vive e lavora a Lecce dove è prof. d’orchestra presso l’Orchestra Sinfonica Fondazione I.C.O. “T. Schipa”.

 

Principali mostre personali:

Dodici vertigini di cielo, Casa della Solidarietà “A. Dubcek”, Casalecchio di Reno (Bologna), 2013

Dichiarazione di Dignità, Fondazione Umbra per l’Architettura “Galeazzo Alessi”, Perugia, 2013

Con la terra che ho spostato per seppellire il tuo corpo, ho costruito una collina da cui contemplo il mondo, Grotte del Boldini,  Ferrara, 2013

Sense Lag  Galleria Rivaartecontemporanea, a cura di Francesca De Filippi, Lecce, 2009

(M)eat, Galleria Totem Il Canale, testo critico di Francesca De Filippi, Venezia, 2009

Intra Moenia, Galleria Totem Il Canale, testo critico di Alessandro Taurino, Venezia, 2007

Liquid, Palazzo Rollo, testo critico di Alessandro Taurino, Lecce, 2006

Liber. Nero Lacerato, Spazio “La virgola”, Casalecchio di Reno, (Bologna)  2004

Scarecrow, Studio Arcosala  Brindisi, 2004

 

Principali mostre collettive:

Siamo tutti arte offesa, San Vito dei Normanni (Br), 2012

Una Colazione ad Arte, Taranto, Catanzaro, 2009

Portraits, Art&Ars Gallery, Galatina (Le), 2009

Il cuoco, l’artista, l’architetto e il suo curatore, a cura di Grazia De Palma, Mola di Bari (Ba),  2008

Conuscìte, Borgo Medievale di Castelbasso (Te), 2006

Stanze d’Artista, Mavù, a cura di Antonella Marino, Locorotondo (Br), 2004

Artisti su 4 ruote, a cura di Pietro Marino, Bari, 2004

Flash Art Fair, Milano, 2004

Riparte, Hotel Ripa, Roma 2003

Postounico, Cisternino (Br), 2002

 

 

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