Vaccini, malattia e morte

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Dice il dr. Knoc nella famosa commedia di Jules Romains “Il dr. Knoc e il trionfo della medicina” «Sì, “Sui pretesi stati di salute” con una epigrafe attribuita a Pasteur “Coloro che si credono sani sono malati che non sanno di esserlo”.

L’esilarante commedia che insegna come un bravo medico, se si vuole guadagnare il suo mensile, deve essere capace di instillare il dubbio, il timore, la paura della malattia e della morte. Non bisogna aspettare che la malattia diventi evidente, sarebbe troppo tardi, è necessario curare la persona ancora apparentemente sana, la persona che si crede sana ma è solo che non sa ancora di essere ammalata. In fondo è il principio oggi in grande voga della prevenzione. Bisogna prevenire, quando è il momento di curare è troppo tardi.

In questo parossistico bisogno di curare le persone sane i vaccini la fanno da padrone: ogni possibile malattia deve avere un vaccino. I vaccini sono la salvezza. Sono recenti le decisioni di vaccinare i bambini per ogni tipo

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di malattia, anche per quelle non contagiose, anche per quelle che da sempre hanno punteggiato la nostra vita: l’influenza, il morbillo, la pertosse, la varicella, ecc. Guai a non vaccinarsi, ci sono persone che sono morte di morbillo o di qualche altra malattia che poteva, in teoria, essere debellato dal vaccino. Ma tutti, proprio tutti devono essere obbligati a vaccinarsi. E su questo si è aperto uno scontro sanguinoso tra pro-vax e no-vax in un dibattito paradossale che appariva più uno scontro di religioni che una riflessione sull’utilità e i rischi dei vaccini. Gli uni vedevano solo le utilità, gli altri solo i rischi.

Succede poi una pandemia di un virus  particolarmente contagioso e molto aggressivo. I media si sono dati molto da fare per spaventare ben bene le persone con immagini drammatiche di ospedali strapieni, di persone intubate, di camion militari che trasportano bare. La morte, la nostra possibile morte, appare quotidianamente sui teleschermi spaventando e intimorendo chiunque volesse sminuire la gravità della situazione. Ci vuole il vaccino, subito, fate presto! Implorano ogni giorno politici e commentatori, virologi e cantanti, epidemiologi e ballerine. Le trasmissioni che parlano di questo hanno ascolti altissimi, i giornali che sbattono in prima pagina le conseguenze nefaste del virus vanno ad esaurimento. La paura assale anche i più coraggiosi: è una pandemia.

Arrivano i vaccini! Partono le polemiche su quanti se ne fanno, su come sono organizzate le distribuzioni, si vedono arrivare i camioncini dei vaccini come se fossero le processioni del santo patrono. Dai e dai la paura della pandemia e del virus diminuisce, anche per merito della sicurezza che infondono i vaccini. Le persone si abituano, cominciano a guardare un film o una trasmissione di intrattenimento, si stancano dei soliti dibattiti, dei tg sempre uguali, dei maniaci dei social sempre a sbraitare o condividere notizie più o meno vere. Si vendono meno giornali, si klicca meno sugli articoli. La paura è diminuita, bisogna fare qualcosa!

Che trovata, il vaccino da salvatore diviene il principale imputato. Chi si vaccina con AstraZeneca potrebbe morire di trombosi, di infarto, di caduta da cavallo. Insomma di qualche cosa che sarebbe provocata da quel vaccino. La stampa spara titoloni sui giornali, l’opinione pubblica si trova angosciata, spaurita, confusa. Le persone in lista per il vaccino, prima guardate con invidia, ora disertano. Intervengono gli stati sotto la pressione dell’opinione pubblica e bloccano la somministrazione di quel vaccino, aumentando i rischi di contagio per i cittadini. AstraZeneca! Sembra il nome di un demonio. La cura miracolosa senza se e senza ma può provocare la morte? Inaccettabile, inconcepibile, quel vaccino è sbagliato, di più è un crimine contro la vita e contro la scienza che ci ha insegnato che i vaccini sono la salvezza. Una nuova paura è apparsa e di nuovo le vendite vanno bene, le trasmissioni ritrovano il loro pubblico di appassionati, i dibatti tra virologi e  attori comici, tra epidemiologi e conduttori di TG può ripartire in pompa magna. La paura, ancora una volta, compie il suo dovere. La morte ormai è in sottofondo, non serve neppure evocarla, la paura ormai ha vita propria.

«Il problema della paura diventa un veicolo attraverso cui diamo significato e definizione alla vita. Una volta che la paura diventa il cuore centrale del significato, allora ogni esperienza umana arriverà ad un’avvertenza cautelativa. E se questo dovesse succedere, non sarebbe una sorpresa che i nostri media diventassero sempre di più un’istituzione devota ed ossessionata dal trasmettere l’idea che il mondo la fuori sia pericoloso». Furedi F.(2009). Le regole impalpabili per diffondere paura. In:  Censis e Fondazione Roma a cura di. Paure globali. Roma-Bari: Editori Laterza