Ci porta la corrente e ringraziamo la buona fortuna. Ma dentro, caro il mio ingegnoso narratore, dentro, dentro è tutto un altro carnevale. Dentro lo sappiamo che qualcosa di profondo, qualcosa di orrendamente sbagliato procede e noi lo guardiamo procedere altrettanto impotenti di un sasso, altrettanto inermi di una conchiglia vuota e quel che ne segue sul destino del mondo se solo si fa due più due. Il gas esilarante presidia le strade e la inarrestabile macchina del male lavora senza sosta alla produzione di vuoto, fuori e dentro di noi. Che non ci sia più respiro né, quindi, voce. Logos. Misura. Nella notte un lumino lontano dice una forma familiare, un segno che antenati più forti, più consapevoli, più fieri e più umili di noi hanno lasciato a indicare un possibile nord. Noi siamo quel segno, quel segno siamo noi. È tempo che sia tempo.

Corona

Dalla mia mano l’autunno bruca la sua foglia: siamo amici.
Sgusciamo il tempo dalle noci e gli insegniamo a camminare:
il tempo ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca dice il vero.

Il mio occhio scende sul sesso dell’amata:
ci guardiamo,
ci diciamo cose oscure,
ci amiamo l’un l’altro come papavero e memoria,
dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel fiotto di sangue della luna.

Stiamo abbracciati alla finestra. Ci guardano dalla strada:
è tempo che si sappia!

È tempo che il sasso si disponga a fiorire,
che per l’ansia batta un cuore.
È tempo che sia tempo.

È tempo.

Paul Celan [da Poesie, L’orma editore; traduzione di Moshe Kahn in collaborazione con Marcella Bagnasco e Vittorio Tamaro]

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