Mi è capitata sotto gli occhi una pagina di The world after Gaza di Pankaj Mishra nella quale si accenna agli attacchi anche molto duri che Primo Levi subì, specialmente negli Stati Uniti, per la sua visione talvolta critica verso Israele e il sionismo. Nella stessa pagina viene ricordato un episodio emblematico di questo clima, raccontato, come si suol dire in tempi non sospetti, da una delle mie poetesse preferite, Grace Paley, anch’essa di famiglia ebraica come Levi. E allora ci torno su per la terza volta [CdAM #2 e #19] perché merita sempre e questa poesia merita oggi più che mai. Polo Nori dice che il compito dell’artista è fare vedere le cose come se fossero completamente nuove, come se le vedessimo per la prima volta. Mi sembra corretto. E sento che il poeta deve anche parlare dei morti e far parlare i morti, parlare dei muti e far parlare i muti, dire il sacro e dire la bellezza, andare in strada suonando le campane per avvisare della gioia e del dolore che sono qui, della gioia e del dolore che vede arrivare. Tessere un silenzio tanto profondo e sottile da non poter essere ignorato. Sennò a cosa servirebbe? Responsabilità.

Responsabilità
È responsabilità del mondo lasciare che il poeta sia poeta
È responsabilità del poeta essere donna
È responsabilità del poeta stare agli angoli delle strade
a distribuire poesie e volantini scritti meravigliosamente
e anche volantini che non si possono guardare
per la loro retorica altisonante
È responsabilità del poeta essere pigro
perdere tempo e fare profezie
È responsabilità del poeta non pagare le tasse di guerra
È responsabilità del poeta entrare e uscire da torri d’avorio
bilocali su Avenue C
campi di grano saraceno e basi militari
È responsabilità del poeta uomo essere donna
È responsabilità del poeta donna essere donna
È responsabilità del poeta dire la verità al potente
come affermano i Quaccheri
È responsabilità del poeta imparare la verità da chi non ha potere
È responsabilità del poeta ripetere sempre:
non esiste libertà senza giustizia
cioè giustizia economica e giustizia in amore
È responsabilità del poeta cantarlo su melodie originali
e su quelle tradizionali degli inni e dei poemi
È responsabilità del poeta ascoltare ogni diceria
e riportarla come i narratori diffondono la storia della vita
Non esiste libertà senza paura e senza coraggio
non esiste libertà a meno che terra e aria e acqua sopravvivano
e con loro sopravvivano i bambini
È responsabilità del poeta essere donna
tenere d’occhio il mondo e gridare come Cassandra
ma per essere ascoltato questa volta.
[da Fedeltà, minimum fax, trad. Livia Brambilla e Paolo Cognetti. La poesia si trova nella prefazione di Paolo Cognetti questo volume. L’originale è in Begin Again – Collected Poems, Farrar Straus Giroux Ed. – NY]