Credits immagine. Illustrazione di Daniele Serra 

Bentrovate e bentrovati per un nuovo approfondimento.

Non so se in adolescenza vi è mai capitato di entrare di nascosto a vedere un film vietato ai minori. 

A me sì, e ricordo ancora quei momenti. Si tratta di una memoria fisica, più che visiva. Qualche brivido di eccitazione, battito cardiaco e sudorazione aumentati, sguardo tra il film e la ricerca della maschera del cinema. Non sempre quei film avevano poi valso quel “pericolo”. Quelli migliori si, e ricordo come mi avessero portato al silenzio. Perché avevano toccato nervi scoperti, qualcosa di disturbante. 

L’approfondimento di oggi potrebbe avere quel sapore, in quanto si muoverà tra alcuni aspetti realmente conturbanti dell’horror. Storie che consapevolmente affrontano, in forma artistica, aspetti della nostra società e cultura che hanno preso spesso la forma di tabù: corpo, sesso, morte, violenza. E lo fanno come esperienza artistica: con curiosità, coraggio, perizia tecnica, visionarietà. Non c’è una intenzione pedagogica. Invece un effetto sì, ne sono convinto. Quello di entrare in contatto con i nostri aspetti più nascosti nel dialogo tra sé e le regole della società. 

Le opere che troverete in parte sono tratte dai suggerimenti proposti da Daniele Serra, illustratore e fumettista pluripremiato a livello mondiale, che ha dedicato tantissimo della propria produzione al genere horror e fantastico. Su queste troverete ulteriori rilanci e, dove possibile, delle specifiche proposte per il mondo adolescenziale. 

Non ci resta che iniziare questo viaggio. Il cartello dice chiaramente “vietato”. A voi la scelta.

Se siete qui vuol dire che avete accettato di continuare. 

Ora che abbiamo capito che la maschera del cinema non ci ha notato, possiamo “rilassarci” ed affrontare uno dei sottogeneri disturbanti suggeriti più volte da Daniele Serra: il body horror. 

Un libro occidentale particolarmente importante è Crash, di J.G. Ballard, edito in Italia da Feltrinelli. Narrato in prima persona, si incentra sulla relazione tra eros e thanatos, affrontando la tensione tra eccitazione sessuale e morte, ed il rapporto di questa con la tecnologia. 

Dal romanzo è stato tratto il film nel 1996 da David Cronenberg. Si tratta di un regista che è stato spesso definito come uno dei maggiori esponenti occidentali del body horror. 

In una intervista su Rolling stone alla domanda su cosa pensasse del fatto che le sue opere venivano definite come “controverse” ha dichiarato che: 

«È vero anche questo». Un’altra pausa. «Per me controverso significa interessante, insolito, inaspettato. Diciamo che ho sempre una visione a lungo termine. Quando Crash è stato presentato a Cannes [nel 1996], è stato uno scandalo. La gente diceva che dovevo finire in prigione, che il film doveva essere vietato e che pure gli attori andavano arrestati… Poi, molti anni dopo, alla Mostra del Cinema di Venezia [del 2019], abbiamo mostrato una nuova versione in 4K del film e ricordo che la maggior parte degli spettatori era molto giovane, e sono rimasti tutti dopo la proiezione per il dibattito e non sono stati minimamente infastiditi dal film, non si sono scandalizzati, nessuno era scioccato. Questo per dire che le polemiche sono una cosa molto limitata nel tempo, esplodono e poi passano. Per questo non le ho mai prese troppo sul serio. Nei primi tempi, in Canada, ho combattuto tanto contro la censura dei miei film, perché trovo che sia sempre un atto gravissimo, e se servisse lo farei ancora adesso. Ma al di là di questo, non è mai stata mia intenzione risultare controversa: a volte lo sono stato, ma tante volte no».

Con queste parole Cronenberg riporta alla potenzialità dell’arte, ed in questo dell’horror, di giocare con i tabù, di renderli visibili e avere il coraggio di andare oltre. Trovo che questo possa essere un possibile effetto pedagogico. Nella capacità di dare forma a conflitti e fratture intergenerazionali, relativi a tabù e censure. Nell’aprire un dibattito e presidiare uno spazio aperto, grazie ad una forma d’arte e quindi non indirizzante ma portatrice di domande.

Se si volesse affrontare il tema del corpo in una storia di paura penso che un’ottima proposta potrebbe essere La casa degli anni scomparsi, scritto da Clive Barker ed edito da BUR. La stria racconta di un ragazzino che accetta l’invito di una curiosa creatura ad andare in una casa in cui può avere tutto ciò che vuole ed in cui il tempo non passa. Questa storia, imparentata con alcuni nuclei di Pinocchio, offre una narrazione di alta qualità capace di muoversi tra grandi domande e paure. Un libro che spesso propongo dagli 11 anni in su. Se potete recuperate la prima edizione, edita Fabbri, con la prefazione del professor Antonio Faeti. Penso che troverete le riflessioni del primo docente italiano di letteratura per l’infanzia interessanti e tutt’ora contemporanee. 

Se si volesse salire di età, dai 14/15 anni in su, una proposta interessante potrebbe essere La dichiarazione, scritto da Gemma Malley ed edito da Salani. La storia è ambientata in un mondo futuro in cui si è trovata la cura per la morte. Per averla gli adulti devono firmare la dichiarazione del titolo, ossia un contratto che li vincola a non poter procreare. Prende così forma una distopia in cui la nascita è un crimine, ed i corpi quasi eterni di coloro che hanno firmato danno forma al conflitto tra vita e morte. 

Infine, per i giovani adulti, ma soprattutto per gli adulti, Barker ha affrontato il tema del corpo nell’horror in uno dei suoi capolavori, Cabal, edito da Sonzogno. Un romanzo realmente horror, in cui prendono spazio la tensione tra follia e corpo. 

Se si volesse affrontare, con un genere differente, la tensione tra corpo-paura-fascinazione una possibile strada potrebbe essere una coppia di opere di J.R. Lansdale.

La prima si intitola Acqua buia, per Fanucci editore, spesso proposta anche nel triennio delle superiori. Ambientata in Texas, affronta molte delle tematiche care all’autore: razzismo, rivalsa, situazioni socialmente buie, violenza. Racconta di un trio di sedicenni che ritrova in un fiume il corpo di una loro amica brutalmente uccisa con i piedi legati ad una pesante macchina da cucire. Poiché la ragazza non è bianca, il mondo adulto non si occupa di arrivare alla verità. Il trio, che vive in un contesto omofobo e violento, decide di cremare il corpo dell’amica e di portare le ceneri ad Hollywood. Luogo in cui la ragazza, quando ancora in vita, sarebbe voluta andare a dare prova del proprio talento. Si apre così un romanzo in cui la paura del proprio corpo, e di quello altrui, risulta filo rosso che sottostà ad una scrittura capace di passaggi comici ad altri di tensione e critica sociale.

Il secondo titolo è Il valzer dell’orrore, sempre edito da Fanucci. Una scrittura a mio avviso per ragazze e ragazzi almeno del triennio, salvo fatte sempre le dovute caratteristiche personali.

Anche qui il tema della violenza del corpo è una costante che trova differenti espressioni. Quella, a mio parere più incisiva, è data da quella subita dalla coppia protagonista della storia. Esperienze che Lansdale, con uno stile non voyeuristico ma realista e attento ai particolari, ci porta a vedere e subire mentalmente favorendo l’immedesimazione nella coppia. Un meccanismo estremamente efficace in quanto uno dei temi che attraversa il romanzo è quello degli SNUFF movies e della loro commercializzazione illegale. Ossia riprese reali di torture o altre forme di violenza che vengono vendute nel mercato nero.

Continuando sul filone del body horror, ci spostiamo in oriente. Se volete avvicinarvi a questo genere un titolo suggerito da Daniele è Tetsuo: the iron man, del regista Shin’ya Tsakumoto. Si tratta di un classico, per adulti o giovani adulti decisamente rodati, che ha definito alcuni topoi del genere. Una storia particolarmente forte nelle immagini e dai tempi narrativi lontani da quelli odierni.

E per gli adolescenti?

Un’opera non prettamente horror recente che mi sento di consigliare caldamente è la serie Cyberpunk 2077 Edgerunners, prodotta da CD Projekt Red con la regia di Hiroyuki Imaishi. Ci troviamo in un classico mondo cyberpunk distopico in mano alle corporazioni economiche, corrotto, con enormi dislivelli sociali e con la possibilità di modificare il corpo attraverso innesti cibernetici.

Nello specifico l’anime è ambientato nella città di Night City, una metropoli in cui queste dinamiche sono portate all’eccesso. La storia è incentrata su David Martinez, adolescente povero la cui madre è disposta a tutto pur di offrirgli un’occasione. Un debole equilibrio che crolla con la morte della donna. David si trova così a dover scegliere tra una vita di espedienti o provare ad andare oltre. Per farlo però deve trasformarsi lentamente in un edgerunner, un cyberpunk. Una sorta di mercenario che grazie agli innesti cibernetici acquisisce potenziamenti che gli danno potere, ma che allo stesso tempo lo portano a perdere la propria umanità. Interessante come la serie nasca da un videogioco pluripremiato uscito nel 2020: Cyberpunk 2077. 

Un titolo estremamente affascinante e complesso, in cui ogni scelta accompagna nella tensione etica tra umanità e mostruosità tecnologica. Una storia in cui la parte horrorifica è legata alla paura di un mondo violento, costruito dagli esseri umani stessi.

Un piccolo inciso. Se voleste fare un passo indietro nel tempo verso un capostipite ancora godibile, un titolo da conoscere è sicuramente Akira di Otomo. Un film anime che ha definito i canoni del genere, considerato il capolavoro del regista giapponese.

Dopo questo primo tempo estremamente veloce e denso di emozioni, possiamo permetterci un secondo più riflessivo. Per farlo ci spostiamo in Italia con alcune produzioni cinematografiche capaci di giocare con la capacità dell’horror di aprire ad un disturbante fortemente giocato sulle estetiche. 

La prima pellicola proposta da Daniele è un classico di caratura mondiale: Suspiria.

Si tratta dell’opera con cui Dario Argento decide, per sua stessa ammissione, di passare all’horror. E lo fa toccando una figura socialmente e storicamente fondamentale come quella della strega. 

In una interessante intervista, trovate il link alla fine dell’approfondimento, è lo stesso autore ad offrire alcuni interessanti punti di attenzione.

Ne metto in evidenza alcuni. Il primo è relativo al piano estetico. Il regista voleva riuscire a creare un senso di bizzarria, di stranezza, e lo ottiene in prima battuta attraverso alcune scelte specifiche.

Ad esempio, attraverso la ricerca e la definizione di una pellicola capace di rispettare e far risaltare quei colori che avrebbero potuto far vivere un’esperienza destabilizzante. O ancora la scelta di non avere mai una stessa inquadratura. E, non da meno, la genesi di una colonna sonora da lui condivisa insieme alla band, I Goblin. Colonna sonora che spesso veniva fatta ascoltare a volume altissimo agli attori e attrici durante le riprese, così da farla vivere profondamente sino alla sensazione di fastidio. Infatti, anche il “realismo” dei corpi, così come in Cronenberg, è oggetto centrale delle riprese. Basti pensare che per rendere la vecchiaia di una delle protagoniste il più credibile possibile, il regista ha scelto una donna non attrice in quanto aveva la fisionomia perfetta, anziché forzare il lavoro sul trucco. 

Un rapporto con la realtà che si evince anche dai richiami con la Storia. Ad esempio, Dario Argento ha deciso di girare una delle scene principali in una pizza in cui Hitler celebrò uno dei suoi celebri discorsi. Un modo, per stessa ammissione del regista, di tessere un rapporto tra orrore reale e fantastico. Così come il costante richiamo ad M.C. Escher, un autore che ha fatto del gioco tra percezione e realtà un elemento contraddistintivo.

Legame messo in gioco attraverso la presenza di alcune sue opere tra le scenografie o la scelta di dare il suo nome ad un teatro presente nel film. Ci troviamo così davanti ad un’opera capace di creare un rapporto simbolico tra l’orrore reale e quello immaginifico, in un senso di apertura al possibile.

Un altro film di quegli anni, sempre italiano, è La casa dalle finestre che ridono, di Pupi Avati. Senza l’uso di effetti speciali particolari, ci troviamo immersi in un’opera capace di attingere al reale per restituirlo con uno sguardo sbilenco. Dopo la sua visione si torna alla realtà con il timore, il dubbio, che dietro un mondo apparentemente sicuro si possa nascondere qualcosa di pericoloso e conturbante. Trovo particolarmente interessante come questo meccanismo, oggigiorno estremamente presente nel cinema e nella serialità, sia stato trattato da Avati senza la necessità di sovra esposizioni e facili jump scare. Tutto avviene lentamente, per assorbimento delle scelte estetiche del regista e della fotografia.

Sempre rimanendo in Italia è doveroso citare due registi suggeriti da Daniele, su cui varrebbe la pena riportare lo sguardo.

Mi riferisco a Mario Bava e Lucio Fulci, il cui stile e attenzione ai corpi meritano un’attenzione particolare.

Avati, Bava, Fulci offrono film per ragazze e ragazzi? Alcuni si, alcuni meno. L’attenzione è da porre su almeno due livelli. Il più evidente è quello stilistico. Sono store lente, lentissime per i ritmi attuali. Un elemento per me di qualità ma che potrebbe essere di difficile metabolizzazione per un pubblico giovane. L’altro è tematico. Si tratta di un cinema a volte sottilmente disturbante, a volte più esplicito. Penso che qualsiasi adulto possa, dopo una attenta visione, riflettere se inserirli in un possibile percorso o visione condivisa.  

Lasciamo il rapporto tra horror e corpi e voliamo dall’Italia al nord Europa per incontrare un altro sottogenere: il Folk horror. Nato tra gli anni Sessanta e Settanta nel Regno Unito e nei paesi del nord Europa, unisce ambientazioni contemporanee unendole ad elementi del folklore locale. Un sottogenere che sta prendendo sempre più peso nel panorama internazionale. Per avvicinarvi ecco a voi tre titoli per un piccolo percorso diacronico.

Il primo è The Wicker Man, diretto da Robin Hardy nel 1973. Al centro troviamo lo scontro tra paganesimo e cattolicesimo in una possibile isoletta del nord Europa.

Il secondo, scritto e diretto da Robert Eggers nel 2015, si intitola The Witch. In Italia potreste trovarlo come Vuoi ascoltare una favola? Come nelle più classiche delle tradizioni la storia è ambientata in un bosco. Qui seguiamo la storia di una famiglia puritana nel 1630 che lentamente incontra le forze del male, a loro sino ad allora sconosciute. 

La terza e ultima proposta è Midsommar, in Italia titolato come Il villaggio dei dannati. Uscito nelle sale nel 2019, vede alla regia Ari Aster. La storia si incentra su un gruppo di amiche ed amici che vanno in vacanza in Svezia. La meta è un festival folkloristico organizzato dalla famiglia di una di loro per celebrare il solstizio d’estate. Meta che si rivelerà ben più complessa di quanto immaginato.

E sul piano della letteratura? 

Ecco a voi due proposte brevi che mantengono l’effetto conturbante ma che trovo godibili da adolescenti.

Il primo è Ghost Stories of an Antiquary edito in Italia come Storie di fantasmi di un antiquario, una raccolta di racconti di M.R. James. Qui troviamo la tensione tra i meravigliosi paesaggi bucolici e l’orrore. Una esperienza, a volte naturale, nascosta che l’essere umano tende a non voler considerare. 

Una scrittura più recente è quella del racconto i Figli del grano di Stephen King, tratto dalla raccolta A volte ritornano. La storia ci fa incontrare una coppia, Burt e Vicky, che in un viaggio verso la California nella cittadina di Gatlin. Un luogo apparentemente abbandonato, dove nulla però e come sembra. 

Il secondo e ultimo tempo è oramai finito. Come spesso accade però i titoli di coda, per chi non ha paura di sfidare la maschera, possono offrire delle piccole sorprese.

In questo caso si tratta di suggerimenti di ascolto. La musica, infatti, nelle storie horror gioca un ruolo fondamentale. Il primo consiglio non può che essere quello di ascoltare le colonne sonore dei film proposti, o i suggerimenti che gli autori dei romanzi e film hanno nascosto tra le storie. In particolare, mi sento di consigliare quella di Cyberpunk 2077 Edgerunners e quella di La casa dalle finestre che ridono. Due esperienze completamente diverse che offrono suggestioni particolarmente significative.

Ci sono però dei gruppi che hanno contribuito, fuori dal mondo cinematografico, a costruire un immaginario legato a queste tinte. Poiché questo approfondimento nasce dall’intervista a Daniele Serra, mi pare “filologicamente“ corretto chiudere con due suoi suggerimenti. 

Il primo è Thunder Perfect Mind”. Un album dei Current 93, uscito nel 1992. Una scelta che allontana il gruppo dalle precedenti sonorità più “industriali” per andare verso atmosfere folk. Un mondo sonoro quasi rassicurante, che racconta di rilassanti paesaggi naturali e agresti.

Il secondo e ultimo è Mask , la seconda prova del gruppo Bauhaus prodotto nel 1981.  Qui incontriamo tinte cupe, quasi esistenzialiste, con riferimenti al gotico ed alla tradizione dark e new wave. 

Finiti i titoli di coda, possiamo sgattaiolare fuori dal cinema e tornare a casa, felici di averla passata liscia e con una lunga lista di storie da cercare. 

Siccome però sappiamo che la memoria non è più quella di una volta, almeno la mia, le trovate ricapitolate alla fine di questo articolo. 

Come sempre per avere altri consigli potete contattarci attraverso i nostri recapiti e social oppure scrivete a contatti@emanueleortu.it .

Buone letture, visioni e ascolti,

Emanuele Ortu

Titoli citati più qualche proposta in più

  • J.G. Ballard, Crash, Feltrinelli
  • Crash, regia di David Cronenberg
  • Clive Barker, La casa degli anni scomparsi, BUR
  • Gemma Malley, La dichiarazione, Salani
  • Clive Barker, Cabal Sonzogno
  • J.R. Lansdale, Acqua buia, Fanucci
  • J.R. Lansdale, Il valzer dell’orrore, Fanucci
  • Tetsuo: the iron man, regia di Shin’ya Tsakumoto
  • Cyberpunk 2077 Edgerunners, regia di Hiroyuki Imaishi
  • Cyberpunk 2077, videogioco casa di produzione CD Project Red
  • Akira, regia di Otomo
  • Suspiria, regia di Dario Argento
  • La casa dalle finestre che ridono, regia di Pupi Avati
  • The Wicker Man, regia di Robin Hardy 
  • The Witch- Vuoi ascoltare una favola?, regia di Robert Eggers 
  • Midsommar,-Il villaggio dei dannati, regia di Ari Aster.
  • M.R. James, Ghost Stories of an Antiquary-Storie di fantasmi di un antiquario, qualsiasi edizione 
  • Stephen King, Figli del grano dalla raccolta A volte ritornano, edizioni Sperling & Kupfer 
  • Thunder Perfect Mind,  album dei Current 93, prima uscita italiana 1992. 
  • Mask ,album dei Bauhaus, prima uscita italiana 1981.

Per approfondire