Come stanno gli orfani di femminicidio ormai adulti? È possibile convivere con tanto dolore?

Arrivare all’età adulta portandosi dietro questa tragica esperienza è un lavoro difficile.

Un dialogo interiore che va avanti ogni giorno, ogni giorno nuovo da affrontare facendo i conti con il passato.

Giuseppe Delmonte lo ha definito un “ergastolo del dolore”, un dolore al quale sei condannato a vita.

Giuseppe aveva 18 anni quando sua madre è stata uccisa da suo padre:

“Quando perdi tua mamma così sei condannato all’ergastolo del dolore…il tuo mondo crolla in un istante. Per 25 anni Giuseppe non è riuscito a parlarne con nessuno, nessuno lo ha aiutato, solo cinque anni fa, grazie ad un bravo psicologo, che ha dovuto pagare di tasca sua, è riuscito ad elaborare l’accaduto. Oggi Giuseppe è un affermato strumentista di sala operatoria: “Il mio lavoro mi ha salvato…ma per tutti non è così, il mio grido è perché si intervenga fin da subito, gli orfani hanno bisogno di supporto immediato”.

(https://www.spreaker.com/episode/ep-1-l-ergastolo-del-dolore–51938497)

Le persone che hanno scelto di raccontare la loro storia sono concordi nell’affermare quanto sia fondamentale il supporto psicologico, immediatamente e nel tempo.

Anche Domenico ci racconta come…negli anni, grazie al supporto psicologico (durato sette anni) riesce ad elaborare il lutto.

Ma è un viaggio difficile, perché è un viaggio spesso in solitaria perché si tratta di un’esperienza di vita che gli altri intorno a te non hanno vissuto, per fortuna loro, e alla fine ti ritrovi sempre da solo.

“È stato difficile, penso di averlo superato dopo una decina di anni, quando ho cominciato ad essere un po’ più confidente verso le persone…ora (a 31 anni) sono andato oltre quelle che sono le situazioni della tragedia, sono felice perché ho trovato l’amore della mia vita”.

(https://www.spreaker.com/episode/ep-3-la-violenza-della-reputazione–52042961)

Domenico, Giuseppe, come altri orfani di femminicidio oggi, ritornano con il ricordo a quello che è a loro accaduto per far sì che le cose non si ripetano.

Giuseppe Delmonte da anni va nelle scuole a parlare agli studenti e, nel 2024, ha fondato l’associazione Olga, nome di sua madre, con l’obiettivo di insegnare ai giovani il valore della non violenza e di mettere a disposizione esperti (avvocati, psicologi, educatori) che mettano al servizio la loro professionalità a favore di una nuova cultura del diritto e del rispetto di tutti. (https://www.milanotoday.it/cronaca/orfano-femminicidio-associazione-olga.html)

Lo sforzo che queste persone compiono nel riaffrontare una volta, e un’altra ancora il loro dolore, è finalizzato ad uno scopo preciso, proteggere altri minori che come loro potrebbero vivere questo trauma.

Manuela Stucchi, pedagogista

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