Credits, immagine tratta dal film Babadook
regia di Jennifer Kent

Bentrovate e bentrovati.

Parlare di cinema e horror per adolescenti penso sia tanto affascinante quanto complesso e doveroso. Perché con le generazioni degli attuali pre e adolescenti, al riguardo c’è stato un salto quantico.

Per farlo può essere utile, per chi può, il recupero nella memoria del primo film di paura visto. Meglio ancora se avvenuto di nascosto, con un sapore doppiamente proibito.

Io, per aiutarmi, ho messo su la colonna sonora del primo Nightmare. Se avete trovato quel ricordo, possiamo iniziare.

Prima dell’incontro tra massiccia diffusione degli smartphone e streaming, per poter vedere un film horror vietato ai minori, c’erano poche strade. Quella più avventurosa avveniva entrando di nascosto in un cinema. Una sorta di prova nella prova. In questo modo avveniva una sorta di preselezione che permetteva la visione solamente a chi riusciva ad esporsi ad alcune paure. Avventura che avveniva solitamente in gruppo, così che anche il film non era visto in solitudine.

Un’altra strada poteva essere quella di ottenere una videocassetta, successivamente un dvd, piratata da un conoscente o appositamente acquistata.

In questo caso l’investimento, economico o di rischio, doveva essere obbligatoriamente ottimizzato. E così quel film veniva spesso visto e rivisto infinite volte. Solitamente in gruppo, anche per condividerne il costo, e tendenzialmente di nascosto.

Una variante di questa seconda strada era data dall’esistenza di un parente, solitamente poco più grande, disposto ad una visione condivisa dell’oggetto del desiderio. Oppure, anche se più raro, ad un prestito sotto giuramento di morte in caso di danno al prezioso bene. O più semplicemente ad un pagamento in favori o moneta sonante.

Queste tre strade hanno in comune, più o meno tutte, alcuni elementi.

Si trattava di una visione collettiva, in cui il gruppo permetteva di condividere le paure del film e quelle personali. Condivisione che si esplicitava con meccanismi tanto difensivi, spesso goliardici, quanto di consapevolezza, spesso mediati attraverso la ricondivisione verbale delle scene di maggior impatto.

Un altro elemento di condivisione era dato dall’accesso ad un catalogo particolarmente limitato. C’erano molti meno film, era più difficile vederli, le produzioni erano più lente. Questo portava e dover per forza rivedere le stesse opere. Questa ripetizione, superato il primo piacere legato ai jump scare, poteva portare ad un’analisi più fine del film. La fruizione poteva così diventare attiva. Soprattutto quando il rituale avveniva in gruppo, con cui ci si poteva confrontare. Tra il serio ed il faceto. Tra improvvisi momenti di serietà e abbuffate di battute sciocche, politicamente scorrette, in un tentativo di comprendere il mondo e prenderne le misure.

Per chi non avesse vissuto un’adolescenza in questa forma può essere particolarmente affascinante la lettura di The body, di Stephen King, e la visione del film ad esso ispirato Stand by me di Rob Reiner.

Con l’avvento di Internet, smartphone e streaming l’accesso all’horror, e non solo, è radicalmente cambiato. Probabilmente la vicinanza è maggiore con un modo simile alla storia di Ready player one

Oggi tantissimə giovani, sin dalla seconda infanzia, possono accedere a cataloghi cinematografici infiniti. Spesso in autonomia grazie a device come smartphone e tablet posseduti sin da piccolə. Il modello sopra descritto è così saltato.

Perché se è vero che è possibile inserire dei filtri di controllo per l’accesso ai contenuti digitali è vero altrettanto che ci sarà sempre l’amica o l’amico che non ha questi vincoli oppure che ha capito come aggirarli.

Aumenta così il rischio di visioni in solitudine, magari a notte fonda. Si perde così il gruppo a fare da supporto e confronto tematico ed emotivo.

Cade, o quantomeno diminuisce, la percezione del proibito con la predisposizione mentale, in positivo, che questa comporta.

Sparisce, nella maggior parte dei casi, la visione ripetuta di pochi film che venivano analizzati più e più volte, così da trovare significati e logiche personali.

Si può fare qualcosa?

A mio avviso appare evidente che qualsiasi forma di censura non possa essere funzionale, per le motivazioni precedentemente condivise.

Penso che possa essere più utile accompagnare ragazze e ragazzi nella costruzione di una grammatica delle storie di paura, sul piano degli immaginari, delle consapevolezze emotive, dei topoi narrativi.

In un contesto dove il rischio sovraesposizione incontrollata è altissimo reputo più efficace attivare spazi di costruzione di strumenti di giudizio autonomo. Ed allo stesso tempo di confronto.

Penso soprattutto che sia necessario assumere una sincera postura di curiosità del mondo adulto verso i contenuti fruiti, vissuti ed a volte subiti, tanto dal mondo adolescenziale quanto da quello dell’infanzia. Non vuole essere un invito ad un atteggiamento falsamente giovanile. Mi riferisco a vivere la distanza anagrafica come opportunità reciproca di confronto su una stessa storia. Come sappiamo le storie rimangono ferme, siamo noi a cambiare. Questa distanza può essere vissuta come spazio per vedere nuovi punti di vista su una storia che appassiona.

Trovo che sia l’accompagnamento di ragazze e ragazzi verso competenze autonome e consapevoli che la curiosità adulta, possano essere applicate in generale ad una relazione intorno alle storie. Trovo però che rispetto ai tabù sia “più vero”. Probabilmente più urgente.

Spero possa essere utile condividere una breve selezione di film legati a morte e paura che potrebbero essere proposti come spazio di incontro adulti-adolescenti. Si tratta di una breve filmografia totalmente personale. Va quindi vista e “pesata” con attenzione, in quanto queste storie devono risultare vestiti comodi per gli adulti che le propongono. Li trovate in ordine di “paura”. Naturalmente si tratta di una indicazione soggettiva.

Coraline e la porta magica

Questa storia adatta anche alle più piccole/i offre una narrazione avvincente con uno stile illustrativo coinvolgente. Non fatevi ingannare però dalle scelte grafiche, il lungometraggio potrebbe toccare paure profonde. Dentro, e grazie ad un una matrice fiabesca, possiamo incontrare grandi paure come morte, abbandono, senso di colpa. Spesso visto dai 9 anni, può essere un’ottima proposta per chi, anche più grande, vuole avvicinarsi ai film di paura. Spesso, quando l’ho proposto, ho scoperto che ha fatto paura anche agli adulti.

Per continuare con una lettura.

È tratto dal romanzo Coraline, di Neil Gaiman con le illustrazioni di Dave McKean edito Mondadori. Una delle mie letture preferite sul genere racconti di paura.

Paranorman

Primo di due proposte figlie dello studio di produzione Laika, una delle realtà più interessanti nello stop motion. Anche qui incontriamo una storia capace di toccare corde reali anche per chi, più piccola/o, vuole avvicinarsi ai film di paura.

La storia gioca su uno dei topoi classici ma lo declina con stile e qualità. Da un lato il diverso e dall’altra la massa, più o meno ignorante. Troviamo così un ragazzino, Norman, che ha la capacità segreta

 (o la maledizione?) di poter vedere e parlare con gli spiriti oltre ad essere un appassionato di zombie. Questo sarebbe più che sufficiente per avere una vita difficile. Il problema è che vive in una città famosa per aver dato i natali ad una strega ed averla, probabilmente, uccisa. La narrazione gioca così con rimandi alle paure del diverso contemporaneo, Norman, e storico, le streghe. Con stile sincero, ma mai inutilmente spaventoso, Paranorman si propone un’ottima proposta per chi vuole avvicinarsi alla paura senza falsi moralismi.

Kubo e la spada magica

Ecco la seconda proposta nata dallo studio Laika. Ci troviamo in un antico Giappone dove la magia e gli spiriti esistono realmente. Kubo è orfano di padre e vive in una grotta con la madre gravemente malata. Nascosti dai potenti parenti di lei, trascorrono il tempo cercando di non farsi notare. Naturalmente la situazione di stallo viene rotta ed il nostro protagonista si trova immerso in una avventura in cui dovrà affrontare paure profonde e scoperte del proprio passato. Un film spesso proposto dai dieci anni che può incantare anche persone più grandi grazie ad una qualità narrativa e di animazione alta.

Stand by me

Si è scritto tanto intorno a questo film ed al romanzo da cui è tratto. Probabilmente perché si tratta di uno dei migliori tributi al momento di passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Sincero, non fa sconti al mondo adulto. Non si tratta però di un film horror, ma dell’incontro con la morte. E ancora di più della presa di coscienza di essere mortali.

Un vero e proprio manuale per chi lavora con il mondo adolescenziale. Un film strepitoso che trovo ancora particolarmente attuale. Un avviso per il mondo adulto: fa piangere.

È tratto dal racconto The body di Stephen King ed edito da Sperling & Kupfer. Tra film e libro ci sono differenze. Non impoverimenti, ma scelte stilistiche di due grandi autori.

Non avere paura del buio

Quando ho visto per la prima volta questo film sono andato a vedere l’età minima indicata. Sono rimasto piacevolmente stupito nel trovare stampata in verde e giallo la scritta Film per tutti.

Non so se si sia trattata di una svista. Sicuramente è una fortuna per chi vuole proporre storie di horror. Perché questo film di Guillermo del Toro fa davvero paura. Il regista messicano gioca, come spesso gli accade, con alcuni grandi topoi di questo genere per renderli vicini al mondo odierno. Un interessante film sulle case, la famiglia e l’ignoto. Da che età proporlo? A me è capitato dagli 11 anni, ma consiglio di valutare bene sulla base dell’esperienza in materia del gruppo.

The others

Quest’opera di Alejandro Amenabar è “curiosamente” vietata ai 14 anni. Un fatto per me difficilmente comprensibile. Il consiglio che posso dare è di guardarlo, così da fare le proprie riflessioni.

Ho trovato questo film particolarmente interessante. Il gioco della paura è lento e costante. Una crescita continua che gioca col mistero e la ricerca di comprendere cosa sta accadendo nella storia. E come per tutte le storie incentrate su questa dinamica narrativa è sacrilegio raccontare troppo. Non mi resta che consigliarvi la sua visione, preferibilmente in un ambiente che permetta un’immersione protetta. 

Lo squalo

Un film di paura sulla paura. Uno di quei film talmente solidi da superare indenne il possibile scotto degli effetti speciali analogici. Si tratta di una pellicola del 1975 diretto da uno Steven Spielberg in stato di grazia con una colonna sonora rimasta negli annali del cinema. Si tratta di un film particolarmente anomalo per l’attuale mondo adolescenziale che può offrire l’esperienza dell’attesa della paura. Non sono presenti jump scare gratuiti ma una costante tensione. Un ritmo prevalentemente lento, rispetto agli attuali canoni, in cui vivere e scoprire la paura. Motivi di pregio che ne fanno una pellicola difficile, un punto di arrivo e non di partenza.

Misery non deve morire

Il terrore può arrivare quando meno te lo aspetti. Anche in chi ti soccorre. Questo viene scoperto quasi immediatamente da Paul Sheldon, il protagonista della pellicola. Paul è uno scrittore di successo che ha deciso di “uccidere” il suo personaggio principale, e chiudere così una lunga saga.

Dopo un incidente d’auto si ritrova nel letto di una casa, accudito da Annie Wilkes. La donna, definitasi fan numero di uno del suo lavoro, gli chiede di non porre fine alla saga. Al diniego di Paul la donna si trova “costretta”, dice lei, ad obbligarlo. Lo lega al letto e gli comunica che sarà libero solamente dopo aver riscritto il finale che dovrebbe porre fine ai suoi romanzi preferiti. In caso non fosse d’accordo sarà lentamente torturato. Un film che avvicina alla tensione tra paura e fascinazione per l’horror interconnesso ai corpi. Una storia che affronta la paura del reale, di ciò che ci è vicino e proprio per questo è meno comprensibile. Una grande trasposizione di Rob Reiner di nuovo in dialogo con un romanzo, omonimo, di Stephen King.

Attack on Titan

Non propriamente un horror, ma un anime che dialoga con la paura di ciò che non si conosce. Tratto da un manga di Hajime Isayama, ci troviamo in un mondo fantasy post apocalittico. Anni prima dell’inizio della storia la città è stata vittima di un improvviso attacco di un gruppo di giganti, alti sino a sessanta metri, che sfondano le mura di protezione del distretto di Shiganshina e decimano la popolazione. Così come sono arrivati improvvisamente, così spariscono e viene eretto un muro a protezione degli abitanti rimasti vivi. Gli anni passano nella paura di un nuovo attacco. Paura che si presenta concretamente cinque anni dopo e che chiama in gioco il trio protagonista della storia. Saranno loro a decidere come accettare la sfida e cercare di capire il silenzioso mistero che grava sulla loro città e sui mostri.

Si tratta di una serie, per cui di difficile visione collettiva, ma di cui mi sento di consigliare la visione data l’ampia diffusione tra ragazze e ragazzi.

Babadook

Una prova davvero interessante della regista Jennifer Kent.

Al centro della storia è Amelia Vanek ed il figlio Sam. La coppia vive senza il padre, morto in un incidente d’auto sei anni prima. La loro vita, apparentemente tranquilla, viene sconvolta dopo la lettura di un libro pop-up con protagonista Mister Babadook, una variante dell’uomo nero con cappello a cilindro e artigli. Sia Amelia che Sam iniziano ad avere la percezione che il mostro esista davvero e che sia entrato nella loro casa. Un film teso, in cui sino all’ultimo non è chiaro se ciò che sta avvenendo sia reale o meno. Una storia che chiama in causa il pubblico nel prendere coscienza delle proprie paure profonde legate al soprannaturale.

Film vietato ai 14 anni.

Shining

Un altro incontro tra un grande regista, Stanley Kubrick, e un grande scrittore, Stephen King.

Si è scritto tantissimo su questo capolavoro. Motivo per cui mi soffermo solamente su alcuni perché della scelta.

Perché risponde alla necessità di paura che molti desiderano. Per la capacità di muoversi dentro il mondo del soprannaturale, senza cadere mai in facili scorciatoie. Infine, perché tocca paure profonde. Il tutto in un’opera di alta qualità con un ritmo lento, che può offrire l’esperienza di un horror più complesso e completo rispetto a quelli generalmente più diffusi.

Naturalmente il consiglio di lettura dell’omonimo libro di Stephen King è d’obbligo. 

Hannibal

Il mondo dei serial killer affascina tanto adulti quanto il mondo adolescenziale. Ecco una proposta di qualità con una interpretazione di Anthony Hopkins rimasta nella storia del cinema con una solida regia di Ridley Scott. Seppure privo di una postura gratuitamente voyeuristica, si tratta di un film che non fa sconti e può avvicinare all’horror legato al corpo.

Siamo così giunti al termine di questo approfondimento legato alle due puntate del podcast su Cinema e visioni di paura, di cui trovate i link a seguire.

Spero di essere stato in grado di accompagnare nel mondo dell’horror chi non ha ancora avuto il “coraggio” di varcare questa meravigliosa soglia.

Come sempre per avere altri consigli potete contattarci attraverso i nostri recapiti e social oppure scrivete a contatti@emanueleortu.it .

Buone paure!

Emanuele

Link ai podcast di riferimento:

Prima puntata Cinema e visioni di paura

https://www.unosguardoalcielo.com/podcast-sulla-soglia-episodio-1-2026-cinema-e-visioni-di-paura-prima-puntata/

Seconda puntata Cinema e visioni di paura

https://www.unosguardoalcielo.com/podcast-sulla-soglia-episodio-1-2026-cinema-e-visioni-di-paura-seconda-puntata/

Saggistica minima:

Stephen King, Danse macabre, Sperling & Kupfer

Ursula Le Guin, Il linguaggio della notte, Editori Riuniti

Dati sull’accesso ad Internet e smartphone tra le bambinə e adolescenti:

https://www.savethechildren.it/press/infanzia-e-digitale-circa-un-bambino-su-3-tra-i-6-e-i-10-anni-usa-lo-smartphone-tutti-i

https://www.savethechildren.it/press/infanzia-si-abbassa-sempre-di-piu-leta-cui-si-utilizza-uno-smartphone-e-il-43-dei-bambini-tra