Credits: fotogramma tratto dal film Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, regia di Joe Johnston

Sfruttare le paure a fini commerciali non è una cosa giusta. Ma, come ben sappiamo, l’industria delle storie l’ha sempre sfruttata a dovere. Non possiamo fargliene una colpa. È evidente che questa, antica produzione prosegue, dall’altra parte ci siamo noi che continuiamo a comprare e fruire di prodotti che giocano su queste paure. In questo approfondimento mi occuperò dell’accoppiata artropodi e storie horror. Anzi, ad essere più preciso si tratta di un terzetto: artropodi, horror e fantascienza. Da vedere come complementare al precedente, in cui mi sono occupato del rapporto con le storie fantastiche che trovate qui.

Ultima precisazione: spesso troverete la parola “bestiolini”. Per una descrizione puntuale non posso che consigliarvi l’intervista a Federica Buglioni che trovate qui: https://www.unosguardoalcielo.com/immortali-podcast-sulla-soglia-episodio-3-bestiolini-e-horror-intervista-a-federica-buglioni-seconda-puntata/

Una prima strada che possiamo percorrere è quella degli esperimenti scientifici andati per il verso sbagliato. Specchio di una fascinazione mista a paura nei confronti della scienza, è un macro filone estremamente prolifico dedicato anche agli artropodi, ed ai “bestiolini” in generale. Tanti i titoli, come L’impero delle formiche di H.G. Wells, Assalto alla terra (Gordon Douglas, 1954) e The Wasp Woman (Roger Corman, 1959,) per citarne alcuni facilmente reperibili. Un racconto che ha segnato particolarmente questo sottogenere è indubbiamente La mosca di George Langelaan, del 1957. Parliamo di una storia che ha toccato profondamente l’immaginario narrativo come dimostrato dal suo riemergere costante dalla sua prima edizione. Tante le trasposizioni cinematografiche, tra cui quella di David Cronenberg, e un’opera teatrale con le musiche del pluripremiato compositore Howard Shore. Tante anche le citazioni. Come nei cartoni animati dei Simpson, Looney Toons, Hanna & Barbera e Sony Pictures. Nell’industria del gioco dalle Lego al franchising delle Tartarughe ninja. O del maestro Takeshi Kitano nel film Getting Any?

Anche Guillermo del Toro, che tanto ha dato all’horror ed al fantastico dalle tinte oscure, ha avuto una sua sperimentazione. Mi riferisco al film Mimic del 1997. La storia si ispira a tanti topoi del genere. Due scienziati, armati di buone intenzioni, vogliono salvare i bambini di New York che rischiano di morire a causa di un virus. Per fare questo hanno la “brillante” idea di giocare con il DNA di diverse specie. L’effetto è che alcuni anni dopo iniziano a popolare la rete della metropolitana della Grande Mela degli insetti dalle dimensioni sconsiderate. Creature che però mimano alcuni comportamenti umani…

Un film ponte tra questa sottocategoria e la successiva è il recentissimo Bugonia del visionario Yorgos Lanthimos. Un film capace, spaziando tra differenti generi, di mettere in scena le paure cospirazioniste dei giorni nostri. Della trama posso rivelarvi solamente l’incipit, in quanto l’opera gioca a creare costanti aspettative e colpi di scena che tessono un dialogo con le premesse etiche e le credenze dello spettatore/trice. Ci troviamo negli Stati Uniti ai giorni nostri, quando Michelle Fuller, CEO dell’azienda farmaceutica Auxolith, viene rapita da due fratelli che la imprigionano in un seminterrato. La donna pensa immediatamente che dietro ci sia la richiesta di un riscatto. La motivazione però, come si scopre dopo pochi minuti, è decisamente un’altra.

Prendiamo ora un’altra strada e ci dirigiamo verso la fantascienza che, grazie agli artropodi, rappresenta la società umana tra paure sociali e distopie.

Partiamo col recupero di un romanzo del 1968: Gli uomini nei muri di William Tenn. Ci troviamo sul nostro pianeta, in un futuro in cui è stato conquistato da giganteschi dei extraterrestri. Gli esseri umani, privi di altre possibilità, si sono dovuti riorganizzare. Vivono nascosti all’interno delle mura delle case dei dominatori. Rubano il loro cibo. Si appropriano dei loro oggetti. Una metafora, poco velata, che rappresenta l’umanità come potrebbe diventare se fosse costretta a vivere come parassiti. 

Proseguiamo di qualche anno e incontriamo L’alveare di Hellstrom di Frank Herbert, l’autore di Dune, prima edizione nel 1973 col titolo di Project 40. Un romanzo in cui troviamo espresse molte delle paure cospirazioniste dell’epoca.  Il nostro protagonista è un entomologo e documentarista, il dottor Nils. Lo scienziato, insieme al proprio staff, porta avanti il proprio lavoro in una fattoria perfettamente allestita ed isolata. Un giorno però un’organizzazione governativa segreta decide di investigare su di loro. Le prime due squadre non rientrano. I sospetti crescono. Sarà il terzo gruppo di agenti a scoprire cosa si nasconde realmente dietro al dottor Nils.

Facciamo un salto di qualche anno per incontrare due coppie di film-romanzo.

La prima è un classico del genere: Starship Troopers di Paul Verhoeven, anno 1997. Si tratta di un film ispirato al romanzo omonimo di Robert A. Heinlein. Heinlein è stato uno degli scrittori del genere più influenti dell’epoca e questo romanzo, pubblicato nel 1959, gli valse il Premio Hugo l’anno successivo. “Torniamo al film per scoprire brevemente la storia. 

Ci troviamo nel XXII secolo e la terra è diventata una dittatura militare. Il governo, che porta avanti un’opera costante di colonizzazione di altri pianeti, durante una spedizione si imbatte in una specie insettoide. Tra gli esseri umani e la specie aliena prende forma una guerra violentissima. Con uno stile che alterna b-movie, azione e fantascienza politica il film crea una forte tensione narrativa e si configura come una aperta critica ai totalitarismi, xenofobia, regimi militari.

Proseguiamo su questo filone con l’accoppiata romanzo-film: Ender’s game. Il romanzo è considerato un classico del genere. Scritto da Orson Scott Card nel 1985, è stato assegnatario del Premio Hugo, Nebula e John W. Campbell. La trasposizione cinematografica è del 2013 con la regia del premio Oscar Gavin Hood. In questo possibile futuro le bambine e bambini sono diventati il fulcro delle politiche militari. Le armi sono governate come se fossero dei videogiochi, motivo per cui i riflessi, coordinazione muscolo-oculare e rapido apprendimento sono abilità fondamentali. La storia ci porta dentro ad una classica guerra eterna tra esseri umani e razza aliena, qui chiamata Formic, il cui nome rappresenta anche il loro fenotipo.  Il film, con una buona dose di azione, è in grado di accompagnare tra dilemmi etici e morali ed una aperta critica alla società contemporanea.

Chiudo questa sezione col romanzo I figli del tempo. Opera edita nel 2018 dallo scrittore britannico Adrian Tchaikovsky, ha vinto l’importante Arthur C. Clarke Award. Una scrittura più recente e vicina che può permetterci di confrontarci con alcuni topoi del genere come la colonizzazione di altri mondi da parte degli esseri umani, gli esperimenti scientifici non andati a buon fine, la fine del pianeta terra. Mi pare giusto però avvisare chi andrà a leggerlo: gli alieni sono aracnidi. Insomma, attenzione alle vostre paure.

Diamo uno spazio rapido alla seconda categoria: virus e pandemie. I titoli sono tanti, a dimostrare che si tratta di un terrore profondamente radicato nel genere umano ben prima del Coronavirus.  Ecco una rapida rassegna di proposte. Se vi appassionano gli anime un’ottima scelta potrebbe essere Cagaster of an Insect Cage. Tratto dall’omonimo manga di Kacho Hashimotoci troviamo in un mondo in cui, a causa di una malattia sconosciuta, molti esseri umani sono stati trasformati in giganteschi insetti famelici. La restante popolazione si è dovuta rifugiare in luoghi in grado di proteggerli. La storia, che lentamente andrà a dipanare il mistero, segue le vicende del giovane Kido, uno “sterminatore” di insetti.

Se invece preferite una storia più verosimile una possibilità potrebbe essere Contagion del regista Steven Soderbergh che ci catapulta dentro le vicende di una vera e propria pandemia, con tanto di negazionisti e complottisti. Un classico che non mi stancherò mai di consigliare è Io sono leggenda. Naturalmente mi riferisco al romanzo di Richard Matheson, e non al film.

Chiudiamo con due saghe videoludiche. La prima è una pietra miliare nata ben trent’anni fa. Mi riferisco a Resident evil, un videogioco che alla sua nascita è stato in grado di rivoluzionare il genere.

La seconda è il pluripremiato The last of us. Si tratta di un’opera complessa ricca di stratificazioni sociali ed emotive. Il consiglio è di sperimentare prima il videogioco per poi approdare, se volete, alla serie tv.

E con questi titoli non mi resta che salutarvi.

Come sempre, se volete avere consigli più specifici sulla tematica non esitate a scriverci sui nostri social o alla mail contatti@emanueleortu.it

Buone storie,

Emanuele