In questo breve racconto c’è tutta la forza di una narrazione che restituisce la morte alla quotidianità della vita. Un gesto strano, quello dello zio, che non si coglie subito e di cui solo nel tempo si capirà il significato: un apparente errore nella scelta di un cibo che non si gode pienamente, come ogni volta accad,e e una piccola bugia detta per amore. È un commiato che non ha parole ma segni e che lascia al sogno la forza della memoria.

La piccola bugia

“Quando puoi richiamami”.

Era un SMS di zio Bruno, il marito della sorella di mamma. Da mesi non lo sentivo, quindi non ho esitato ad alzare il braccio per chiedere il permesso di andare in bagno. Era l’ultimo anno di scuola superiore e il telefono non era ammesso in classe, anche se lo avevamo tutti.

– “Ciao zio tutto bene?”

– “Sei a scuola o hai fatto filone?”

– “No, zio, niente filone, sono a scuola”

– “A che ora finisci?”

– “Alle 13:40”

– “Sarò lì ad aspettarti, sei a pranzo da me”

– “Ok, che si mangia?”

– “Una cosa che non ti piace, ma ti piacerà”

Zio è stato puntuale, ma di poche parole, non c’era un motivo per quel blitz. Aveva solo voglia di vedermi… Abbiamo sempre avuto un rapporto speciale, ma mai era successo qualcosa del genere. Ci si vedeva il week-end o il pomeriggio. Mai in pausa pranzo…

Ricordo con piacere quel pomeriggio e, sorridendo, il menù: “pasta e cavoli con pancetta”. I cavoli… a momenti vomitavo ma non ho lasciato trasparir nulla. “Ti sono piaciuti, allora?” “Si, con la pancetta sono veramente buoni”.

Era un gran cuoco, ma quella volta aveva toppato o, meglio, non era riuscito a fare il miracolo… Il cavolo non lo sopportavo, nemmeno cotto nel migliore dei modi!

A tavola solo acqua, strano per lui che un bicchiere di rosso non se lo faceva mai mancare!

Una settimana dopo è stato ricoverato in ospedale e non l’ho più visto, se non chiuso in una bara o in fotografia.

Si entrava uno alla volta in terapia intensiva, con tutti i dispositivi per evitare esposizioni a germi. Io non ce l’ho fatta!

Non ho voluto vedere il mio semidio, invincibile, al culmine della sua vulnerabilità.

Stava accadendo di nuovo. Era accaduto di nuovo. Stesso nemico e stessa sorte di papà. L’ironia della sorte ha voluto che morisse anche nella stessa città, quella che dopo anni sarebbe diventata la mia città di adozione, Bologna.

Per anni l’ho sognato ogni notte. Ma non come sognavo papà. Tutte le volte mi convinceva di essere vivo e di essere veramente lì, con me.

Ci ho messo molti anni per svegliarmi contento di averlo incontrato e non triste per essermi illuso un’altra volta…

E ora, dopo 21 anni, ho imparato a ad amare i cavoli e a sorridere ogni volta che li mangio.

Non posso cambiare quella piccola bugia, ma sono riuscito a renderla vera.

Zio Bruno voleva sorprendermi e… lo ha fatto ancora!

Gianluca Viola