Credits illustrazione @danieleserra
Bentrovate e bentrovati,
nell’ultima puntata del podcast, Daniele Serra -pluripremiato illustratore a livello mondiale- ha offerto un po’ di titoli che hanno nutrito il suo immaginario. Ho pensato che potesse essere un punto di vista estremamente interessante per un approfondimento sul rapporto tra fantastico e horror.
Prima di iniziare questo breve viaggio penso sia utile condividere alcuni consigli offerti da figure che sull’horror ed il fantastico hanno riflettuto con attenzione. Utili, forse necessari, per poter godere degli incontri narrativi qui proposti con un atteggiamento di apertura e curiosità.
La nostra prima “guida” è lo psicoanalista Aldo Carotenuto, citato anche da Daniele. Lo studioso in un suo saggio, Il fascino discreto dell’orrore edito da Bompiani, mette in evidenza che
<< […] è errato considerare il genere fantastico il portavoce dell’irrazionalità: l’opera fantastica non ci permette alcuna evasione dal reale, semmai siamo dinanzi a una smagliatura della realtà, che lascia intravedere la dimensione fantasmatica su cui pure l’esperienza del reale si fonda (da cui – direbbe la Klein – deriva): ed è questa apertura sull’alterità a risultare perturbante, in quanto nega solidità e statuto di verità a ciò che noi definiamo reale. È una ferita, afferma Bataille, da cui si possono vedere mondi le cui logiche sono rovesciate rispetto al nostro familiare ordine del discorso.>>
Un perturbante che mina le regole di verità e toglie la realtà dalla sua posizione di certezza. Un’esperienza vivificante, che permette di nutrire la necessità di uscire dall’ordinario. In cui la paura non ha valenza distruttiva, bensì di apertura verso logiche diverse dal quotidiano.
Effetto che, come mette in evidenza la nostra seconda “guida”, viene raggiunto attraverso differenti forme, come quella allegorico che nell’horror:
<< (…) esiste solo perché è implicito, è un dato al quale è impossibile sottrarsi. L’horror ci piace perché dice in modo simbolico le cose che abbiamo paura a dire apertamente; ci dà la possibilità di esercitare (è giusto: non esorcizzare ma esercitare) quelle emozioni che la società ci impone di tenere sotto controllo. (corsivi dell’autore). >> (King, 1992).
Dopo questo dialogo simbolico tra Aldo Carotenuto e Stephen King, penso che si possa fare il primo passo nel nostro bosco di storie.
Uno dei primi romanzi citati da Daniele è Il monaco di G.M. Lewis. Avviciniamoci grazie al suo incipit:
“La campana dell’abbazia suonava da appena cinque minuti, e già la chiesa era gremita d’ascoltatori. Non ci si deve fare l’idea che quella folla si fosse riunita per motivi di pietà o sete d’informazione. Soltanto pochissimi erano influenzati da tali ragioni; e in una città come Madrid, dove la superstizione regna con così dispotica imposizione, sperare di trovare vera devozione sarebbe un tentativo inutile. La gente raccolta nella chiesa dei Cappuccini vi si era riunita per varie ragioni, tutte estranee, però, al motivo manifesto. “
In questa scrittura gotica del 1796 ho trovato sin dalle prime pagine la percezione di un qualcosa di imminente, tra pericolo ed inquietudine.
Un gioco a cui concorrono tanti elementi. La percezione di una lontananza temporale che crea un senso di sospensione senza limitare l’immedesimazione.
Le forme architettoniche descritte e vissute, arricchite da statue e reliquie sacre. Elementi che danno vita ad un luogo sospeso, distante, i cui fatti però potrebbero accadere nella vita reale. Oppure, ancora, le relazioni tra figure antiche ed anziane, a volte ammantate di giochi di potere. Come quello relativo al velo che si incontra nelle primissime pagine. Solo per citarne alcune.
Dopo aver incontrato uno dei padri fondatori del genere possiamo proseguire il nostro viaggio tra fantastico e horror con un altro romanzo suggerito da Daniele: L’uomo sabbia di E.T.A. Hoffman, edito nel 1815.
In questa opera, considerata un classico dell’autore tedesco, incontriamo una narrazione a mio avviso più esplicita e spaventosa della precedente. Il protagonista racconta, attraverso delle epistole, di quando era bambino. In particolare, si concentra sul ricordo delle volte in cui la mamma lo obbligava ad andare a letto presto in quanto il padre si doveva incontrare con l’uomo della sabbia. Il bambino, incuriosito ed intimorito, dopo aver ubbidito più volte una sera si nasconde dentro un armadio per scoprire la verità. Scelta che cambia profondamente la storia e la vita del protagonista.
In questo racconto, che fa parte della raccolta I notturni, Hoffman riesce ad evocare immaginari profondi e creare agiti ed immagini indelebili. Ci troviamo dinanzi ad una storia che dialoga e da forma allo spazio tra fantastico e orrore. In cui l’irreale, o almeno ciò che vorremmo lo fosse, prende violentemente forma.
Tra i punti di pressione fobica toccati dall’autore tedesco ho trovato particolarmente interessante il rapporto con l’infanzia.
L’azione narrativa avviene di notte, momento e spazio spesso precluso a quella fascia d’età. E, coerentemente con questo, l’ambiente narrativo centrale è la stanza da letto dei genitori. Troviamo così un momento temporale, la notte, ed uno spazio, la camera dei genitori, spesso fatti vivere ai piccoli come terreno degli adulti. Un divieto probabilmente vissuto e ricordato anche da lettori e lettrici. Un ignoto su cui tante bambine e bambini hanno dedicato tempo ad immaginare cosa potesse accadere. Ma cosa avviene se si contraddicono i – “giusti” – divieti? Si entra nel mondo adulto, in cui esistono paura e terrore. Al riguardo mi sento di consigliare la lettura dell’incipit del GGG di Roald Dahl, edizioni Salani, che ben racconta dell’ingresso nell’ora delle ombre.
Hoffman continua, giocando con il sonno ed il sognare. Apre così ad un altro spazio, fisico e temporale, in cui si apre il varco magico tra veglia e altro. In cui realtà e finzione danno forma ad un altro mondo, che lascia spesso bambine e bambini con la percezione che quanto sognato sia avvenuto realmente.
Un altro punto di pressione fondamentale della narrazione è legato alla paura della morte dei genitori. Questo va a minare una delle sicurezze inviolabili in quanto connessa alla paura di perdere coloro che soddisfano i bisogni primari.
Un ultimo punto di attenzione che mi sento di suggerire è legato alle mostruosità. Presenti sia sul piano fisico che morale, suggeriscono possibili immaginari che possono concorrere a dare un senso simbolico alla complessità del mondo.
Un’altra opera di Hoffman particolarmente evocativa è Schiaccianoci ed il re dei topi. in cui fantastico e paura sono saldamente in dialogo.
La storia anche qui gira intorno ad un padrino, figura vicina e intima ed allo stesso tempo esterna alla famiglia. In questo caso si tratta di un uomo dall’aspetto non piacevole, capace però di costruire dei regali meravigliosi per i propri due nipotini.
Ogni volta che va da loro l’uomo porta una sorpresa che genera la loro gioia, anche se nulla può concorrere con le sue creazioni natalizie.
Si apre così un primo tema: il dono. Un elemento che per bambine e bambini, naturalmente per coloro che hanno la fortuna di poterli ricevere, apre al fantastico. Ad esempio, attraverso il gioco di immaginazione sulla possibile sorpresa che occupa l’attesa. Un momento in cui la bambina/o attinge al proprio potere immaginifico ed ai propri desideri e sogni, in una tensione costante tra timore della delusione e speranza di gioia.
Un altro elemento a mio avviso interessante, e ricorrente, in Hoffman, è la bruttezza. Nel caso specifico mi riferisco alla fisionomia del padrino. Nel racconto viene rappresentato con caratteristiche fisiche negative significative, legate a tratti particolarmente importanti sul piano sociale e simbolico come viso e denti. Bruttezza che, però, viene accoppiata alla capacità dell’uomo di generare bellezza e meraviglia. Si crea così una sorta di inquinamento nel facile accoppiamento bello-buono e brutto-cattivo. Scelta che dà vita ad una tensione tra desiderio e repulsione, tra emozioni di piacere e sensazione di sbagliato.
Infine, filo rosso di tutto il racconto, è la distanza e il conflitto che si crea tra coloro che sanno vedere il fantastico e chi no. Ad esempio,
trovo interessante l’analisi degli scambi tra la piccola protagonista e la madre ed il padre, spesso espressioni dei valori profondi di una società votata alla produzione ed alla stabilità.
Questi sono alcuni degli elementi che Hoffman utilizza per accompagnare in una storia in cui il velo tra reale e irreale, tra sicurezza e terrore, si agita di continuo lasciando spesso il dubbio su cosa sia vero.
Continuiamo il nostro breve cammino con un altro dei maestri suggeriti da Daniele: Edgar Allan Poe. Coevo rispetto ad Hoffman ma più moderno nelle tematiche e nello stile, presenta una vasta produzione, tra cui è davvero difficile scegliere.
Lasciando da parte le raccolte più conosciute e di indubbia qualità, trovo utile suggerire La sfinge, del 1846. Un racconto capace di far vivere direttamente l’esperienza del meccanismo che si innesca tra fantastico e horror. Poiché si tratta di una scrittura breve incentrata sul gioco tra premesse attese e disattese, non è possibile raccontare la trama. Mi sento però di condividere l’invidia per quelle ragazze e ragazzi, o adulti, che lo potranno leggere per la prima volta.
Per incontrare il nostro prossimo autore occorre fare uno slittamento di pochi anni accompagnato da un lungo viaggio: torniamo in Europa. Per la precisione ad Edimburgo, dove ci accoglie R.L. Stevenson, L’autore scozzese non solo ha dato forma ad uno dei cattivi più affascinanti come Long John Silver ed ha scritto Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde, ma vanta anche una produzione di racconti capaci di dare forma al conturbante ed aprire dilemmi morali legati ai tabù.
La prima proposta è legata ai tre racconti che compongonoIl club dei suicidi, legati tra loro dal rapporto tra corpi, potere, etica, morte. Un terzetto a cui si può aggiungere, per affinità tematica, anche il racconto Il trafugatore di salme.
Continuiamo a stare in Europa, ed accogliamo in questo viaggio Jule Verne.
Sicuramente nelle opere dell’autore francese non è prettamente presente l’horror in senso stretto, per quanto siano presenti mostruosità come nel ciclo de I viaggi straordinari. L’elemento che trovo calzante in questo percorso è come molte sue opere abbiano offerto una potenza visionaria capace di guardare al futuro. Un’attitudine alla meraviglia e al fantastico che irrompe nel quotidiano, impedendo che poi venga più guardato come prima.
Ecco che romanzi come Viaggio al centro della terra o Ventimila leghe sotto i mari affrontano l’inesplorato e la paura dell’ignoto, offrendo al contempo una critica agli effetti del capitalismo e della ragione sull’essere umano.
A riguardo, ci ricorda Ray Bradbury che «senza Verne, molto probabilmente non avremmo mai concepito l’idea di andare sulla Luna.»
Ed è all’autore americano che lascio la parola per approfondire lo sguardo su Verne, con un’intervista di cui potrete trovare il link tra i consigli di approfondimento.
Continuiamo l’avvicinamento ai giorni nostri con uno dei grandi maestri visionari dell’horror: H.P. Lovecraft. Tra i tanti elementi di cui è stato portatore ne metto in evidenza due interconnessi: male assoluto e follia.
H.P. Lovecraft crea un mondo narrativo, simile al nostro, in cui esistono delle creature aliene primigenie. Il loro obiettivo è riportare il proprio potere sulla terra e ricrearla a propria immagine. Un mondo che sarebbe così composto di male assoluto ed incubi, che per gli esseri umani prenderebbe la forma di morte o sudditanza. Queste creature si trovano sospese in una sorta di limbo, da cui stanno per uscire, e si palesano attraverso strani fenomeni violenti e incomprensibili. Infatti, nessuno, tranne pochissimi esseri umani, sa della loro esistenza. Un male di simile portata oggi non è raro nelle storie horror. La differenza è che nelle storie di Lovecraft l’essere umano non è in grado di sconfiggerle. Nelle sue opere ci si confronta con l’ineluttabile, si vive un’attesa che non potrà avere lo sfogo della liberazione e della “giustizia” rassicurante. Ed il pegno della lotta, o della conoscenza, è la follia. Infatti, chi prova a comprenderli o addirittura sconfiggerli, pagherà con la propria sanità mentale.
Da dove iniziare a conoscere l’autore americano?
Sicuramente da una delle tante antologie presenti, in una buona traduzione. Le mie prime esperienze con le sue opere avvennero con la collana “millelire” edita da Newton & Compton. Al di là della nostalgia, ora sono presenti fortunatamente edizioni decisamente più leggibili. Per chi volesse affrontare questo mondo consiglio di partire dal Ciclo di Cthulhu in toto. Oppure, per un primo breve assaggio, due titoli sono Le montagne della follia e L’orrore di Dunwich. Sono leggibili anche da ragazzine/i? Qui la difficoltà potrebbe essere principalmente stilistica. La prosa è lenta, fortemente descrittiva ed evocativa. Sono storie di attesa, in cui la paura è legata a ciò che sta per accadere. Un ritmo oggigiorno meno diffuso, lento, e forse proprio per questo nuovo ma difficile. Per chi avesse interesse ad andare alle radici di questo sottogenere, una lettura gotica può essere la raccolta di racconti Il re in giallo di R.W. Chambers. Opera a cui Lovecraft deve molto.
Sempre nel solco dell’autore americano, per chi volesse fare un’esperienza con un altro media non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Come gioco di società narrativo suggerisco Mythos, in Italia grazie a MS edizioni. Ambientato nel mondo di Lovecraft, il gruppo si trova davanti a varie avventure. Per ognuna l’obiettivo è comprendere nel più breve tempo possibile la causa di alcuni fatti inspiegabili. Naturalmente più passa il tempo, più il rischio pazzia dei personaggi cresce.
Se invece si preferisse un gioco più complesso e articolato una scelta può essere Le case della follia, importato da Asmodee. Si tratta ancora di un’esperienza investigativa e cooperativa, in cui però la paura è decisamente più presente sia nell’ambientazione che nelle dinamiche di gioco. Entrambi, a mio parere, sono giocabili dai 14 anni in su. Forse prima con ragazze/i abituate al mondo ludico.
E se invece si volesse fare qualche sperimentazione videoludica? Anche qui la scelta è vastissima. Tra i tantissimi titoli, ecco due esperienze molto differenti.
Il primo è un Alone in the dark, un classico. Si tratta di un gioco del 1992, fortemente incentrato sugli enigmi e la narrazione e poco, vista la distanza temporale, sulla grafica.
Se dopo tanto male assoluto volete assaporare un po’ di vendetta e “ottimismo” un titolo più recente è Dead space, pubblicato da Electronic Art. Si tratta di un survival horror, ambientato in un mondo in cui una malattia trasforma gli esseri viventi in non morti. Il protagonista si trova nella nave spaziale USG Ishimura e deve riuscire a sopravvivere e scoprire il segreto dietro all’epidemia. Il gioco è fortemente ispirato al mondo lovecraftiano, ma c’è la possibilità di sconfiggere i mostri. Una scelta che probabilmente non sarebbe stata apprezzata dall’autore statunitense.
Chiudo citando brevemente due autori che sono stati capaci di contaminare diversi linguaggi narrativi e di creare immaginari tuttora presenti in questa dialettica tra fantastico e horror. Mi riferisco a Ray Bradbury e Richard Matheson.
Ray Bradbury, nato nel 1920, seppur conosciuto principalmente per Fahrenheit 451, ha dato vita ad un’ampia produzione che si è mossa tra racconti, romanzi, sceneggiature cinematografiche ed ha affrontato tutti i generi letterari. Un romanzo che mi sento di consigliare è Qualcosa di strano sta per accadere. Troviamo in questa narrazione elementi fondativi del genere. Il passaggio di età tra infanzia e adolescenza, l’incapacità adulta di accedere e vedere ciò che non è di questo mondo, l’incontro con la finitudine. Un libro densissimo, cupo e inquietante, capace di muoversi tra avventura, horror, fantastico, romanzo di formazione. Una proposta non facile per la traduzione ma narrativamente affascinante per un pubblico adolescenziale.
Richard Matheson è un altro autore che, seppur meno di Bradbury, è stato capace di spaziare tra diversi media e generi. Tra la sua produzione mi sento di consigliare due titoli molto diversi tra loro, ma vicini al nostro percorso.
Il primo è il romanzo Tre millimetri al giorno, in cui seguiamo le vicende di Scott Carey, un uomo che dopo essere entrato in contatto con una sostanza radioattiva inizia a rimpicciolire. Esattamente tre millimetri al giorno.
Il secondo è la raccolta di racconti Sei millimetri al giorno, edita in Italia da Fanucci. Un catalogo della capacità immaginifica di Matheson, nel muoversi tra diversi generi legati dal filo rosso della meraviglia e della paura.
Con questi due autori siamo così giunti, a pieno titolo, ai “giorni nostri” e possiamo porre fine al viaggio tra fantastico e horror.
Come sempre per avere altri consigli potete contattarci attraverso i nostri recapiti e social oppure scrivete a contatti@emanueleortu.it .
Buone letture, visioni e giochi,
Emanuele Ortu
Titoli citati in ordine di apparizione:
- Aldo Carotenuto, Il fascino discreto dell’orrore. Psicologia dell’arte e della letteratura fantastica, Bompiani
- Stephen King, Danse Macabre, Sperling & Kupfer
- E.T. A. Hoffman, Notturni, varie edizioni presenti
- E.T.A. Hoffmann, Schiaccianoci ed il re dei topi, varie edizioni presenti
- Edgar Allan Poe, La sfinge, varie edizioni presenti
- R.L. Stevenson, Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde, varie edizioni presenti
- R.L. Stevenson, Il club dei suicidi, in Le nuove mille e una notte, varie edizioni presenti
- Jule Verne, Viaggio al centro della terra, varie edizioni presenti
- Jule Verne, Ventimila leghe sotto i mari, varie edizioni presenti
- H.P. Lovecraft, Ciclo di Cthulhu, varie edizioni presenti
- H.P. Lovecraft, Le montagne della follia, varie edizioni presenti
- H.P. Lovecraft, L’orrore di Dunwich, varie edizioni presenti
- Mythos, gioco da tavolo per MS Edizioni
- Le case della follia, gioco da tavolo importato da Asmodee
- Alone in the dark, videogioco ideato da Frédérick Raynal, pubblicato da Infogrames.
- Dead space, videogioco ideato da Glen Schofield e Bret Robbins, pubblicato da Electronic Art.
Risorse per approfondire:
- La sfinge https://edgarallanpoe.it/la-sfinge/
- Ray Bradbury intervista Jule Verne https://www.nytimes.com/1955/03/20/archives/marvels-and-miracles-pass-it-on-interviewed-50-years-after-his.html