Le studentesse del Liceo Ariosto di Ferrara Alice Burzigotti, Alice Trombetta, Amelia Angelini, Elisa Pagliarini, Greta Milani, Lisa Massarenti e Maria Scaramagli, sono le autrici del racconto “Solo noi due”, dalle sfumature crime. L’oggetto che hanno scelto come protagonista è lo spillone: la storia ci parla di due sorelle orfane, cresciute da sole e legate da un rapporto molto forte, quasi morboso, tanto che quando la più piccola decide di vivere la propria vita lontano dalla maggiore, questa compirà un gesto drammatico.
Scopriamo insieme gli utilizzi più comuni degli spilloni nell’antichità:
venivano spesso impiegati per la divisione delle ciocche di capelli, il fissaggio di acconciature, l’applicazione di cosmetici e la sistemazione di veli e mantelli, talvolta prettamente a scopo decorativo. È vero che, specie in ambito romano, mantelli e vesti venivano generalmente fissati da fibule, ma spesso le donne fissavano le loro vesti anche con degli spilloni, più sottili e in metallo. Nell’antica Grecia, gli spilli e gli spilloni erano molto più diffusi per fissare pepli, veli e vesti[1]. Venivano generalmente realizzati in osso, legno, avorio e metalli più o meno preziosi e fanno parte degli accessori femminili per eccellenza, così come nell’antica Roma. Potevano avere dimensioni ed elementi decorativi differenti, in base allo scopo e al ceto sociale della proprietaria.
Annalisa D’Avolio
[1] Harlow, M., Nosch, M.L, Greco e Romano tessuti e vestiti, serie tessuti antichi vol.19, 2014