Michael Debus e Gundhild Kacer scrivono un saggio con lo scopo di rispondere ad alcune delle domande che ruotano attorno al tema della dipartita e delle esequie. Si tratta di un testo urgente e concreto, che ricorda a ciascuno di noi l’importanza di confrontarsi con la materialità della morte.

Sulla morte, i funerali e i defunti. Domande relative alle esequie

Sulla morte, il funerale e i defunti

Il saggio Sulla morte, il funerale e i defunti risponde a molte delle domande che spesso si affollano nella nostra mente quando pensiamo alla morte. Coglie il bisogno di ciascuno di orientarsi nel momento del decesso di una persona cara.

Ciò che della morte abbiamo imparato a comprendere è che essa, nella sua ineluttabilità, presenta aspetti materiali dei quali si è chiamati a farsi carico e a prendersi cura.

La materialità della morte è con ogni probabilità uno degli aspetti più faticosi e controversi. Perché ci mette di fronte al fatto concreto che la dipartita non crea, nell’immediato, un aggancio con la profondità, con la mente e con l’anima. La morte lascia dietro di sé ciò che di più concreto possiamo immaginare: un cadavere.

Eppure, la possibilità di prendersi cura di quel corpo inerte, che perde di calore, di empatia, di desiderio di prossimità, è ciò che resta di una relazione talvolta estremamente forte. Scegliere di restare, di affrontare anche la resistenza ad un contatto con questa materialità è ciò che consente, poi, di permanere nella dimensione del ricordo e della capacità di lasciare andare.

E’ quanto mai necessario effettuare scelte consapevoli. Perché la morte non offre una seconda occasione. Non possiamo affermare “la prossima volta farò meglio”. Quella morte offre un’occasione unica ed irripetibile di costruire un’altra forma di relazione, proprio a partire dalle decisioni che riguardano l’organizzazione delle esequie.

La dimensione del tempo è fondamentale nel processo morte-separazione. Tra il decesso e la sepoltura il tempo è davvero breve. Proprio per questo motivo diviene estremamente significativo impiegarlo nel modo giusto, fare le scelte più adeguate, lasciarsi accompagnare.

L’aspetto culturale e antropologico assume la sua massima definizione, proprio nelle scelte compiute nell’accompagnamento alla vita che verrà dopo. Perché la morte, innegabilmente, sancisce un prima e un dopo.

E’ questo un saggio breve e pratico, ma ci offre l’occasione di lasciarci guidare da molteplici domande. Come ci posizioniamo di fronte all’evento morte? Quanto riteniamo che sia essenziale curare i riti di passaggio? Qual è il valore che attribuiamo al funerale?

La risposta a queste domande è, ad un tempo, individuale e collettiva. Recuperare il senso ed il significato della morte, in una dimensione più personale, non può perdere il suo aggancio ad una dimensione comunque, allo stesso tempo, anche collettiva. Se è vero che la relazione con il defunto è personale, è anche vero che determinati rituali assumono un valore ed una risonanza a livello comunitario, capaci di impattare sulla successiva elaborazione del lutto.

Per questo occorre consapevolezza e, partendo dal presupposto che l’evento morte è sempre sconvolgente, al punto da rendere difficoltosa l’assunzione di ogni tipo di decisione, agire preventivamente diviene fondamentale. È importante intavolare riflessioni sulla morte in un tempo in cui non ne siamo coinvolti. Maturare decisioni e processi in un momento della vita in cui tutto può essere guardato dalla giusta distanza diviene un’opportunità.

Creare una cultura della morte significa anche questo. Poter parlare della morte a prescindere dalla sua contingenza. Questo consente di familiarizzare con qualcosa di impattante e complesso, che riguarda non solo la relazione con chi amiamo, ma anche la nostra stessa vita. E’ possibile, così, maturare anche decisioni e consapevolezze rispetto a se stessi. Addomesticare le morte è un’impresa ancora oggi difficile, ma riconoscere la sua materialità e la possibilità che offre a ciascuno di noi di restare umani nonostante il dolore è un’esperienza evolutiva imprescindibile.