La situazione tra Israele e Palestina è da sempre complessa e dolorosa, sospesa su un equilibrio fragile che troppo spesso è precipitato nella tragedia. Dal 7 ottobre 2023, dopo la strage perpetrata da Hamas, tutto ha assunto contorni ancora più drammatici. Ce ne siamo resi conto immediatamente e, pur sapendo quanto fosse improbabile, abbiamo sperato che la crisi potesse risolversi in tempi brevi. Ma così non è stato: le violenze, da entrambe le parti, hanno continuato ad alimentarsi, dapprima per mesi, poi per anni.
In questo contesto, il giornalista Dimitri Krier si interroga sulla possibilità di oltrepassare il muro lungo 65 km che separa lo Stato ebraico dalla striscia di Gaza, non solo fisicamente ma anche umanamente, creando uno spazio di dialogo tra due popoli, portatori di culture differenti: quella palestinese e quella israeliana. Nel corso delle sue ricerche, Krier scopre che in passato erano già nate corrispondenze di questo tipo, alcune delle quali trasformatesi successivamente in libri. Dopo aver analizzato attentamente tali testimonianze, propone a due giovani donne — Tala, residente nella Striscia, e Michelle, cittadina israeliana — di avviare una corrispondenza.
Krier illustra con chiarezza le motivazioni e le modalità del progetto: “Ho quindi optato per questa forma lenta, in contrasto rispetto all’istantaneità dei nuovi media […] che avrebbe consentito alle due protagoniste di prendersi del tempo per riflettere, analizzare, affidare alla carta i pensieri più intimi e forse di comprendere meglio l’altra. Il progetto epistolare portava con sé l’idea di creare un ponte fra due popoli separati da un muro.”
L’obiettivo non è quello di trasformare Tala e Michelle in amiche, bensì di permettere loro di condividere frammenti di quotidianità, emozioni, sogni, paure e ricordi personali. In questo processo il giornalista assume il ruolo di facilitatore e garante, cercando di tutelare entrambe le ragazze, inizialmente incerte e diffidenti: quali conseguenze avrebbe potuto comportare, per loro e per le rispettive famiglie, l’atto stesso di scriversi? Nonostante i dubbi, entrambe decidono di accettare la sfida.
Tala, soprattutto nelle prime lettere, mantiene un atteggiamento fortemente difensivo, arrivando talvolta a esprimersi con toni duri nei confronti degli israeliani e, di riflesso, anche di Michelle. Attraverso le sue parole emerge con forza la condizione dei palestinesi già dall’11 marzo 2024, data della prima lettera: esausti, terrorizzati, ma ancora determinati a resistere. Michelle non respinge quella rabbia né quella paura; al contrario, le accoglie e, nelle sue risposte, mostra partecipazione, vicinanza e comprensione, riconoscendo tuttavia di non poter realmente immaginare cosa significhi “resistere” in una realtà devastata come quella della Striscia di Gaza.
Proprio grazie all’apertura dimostrata da Michelle, anche Tala riesce gradualmente ad abbassare le proprie difese, pur senza abbandonarle del tutto. A un certo punto arriva persino a condividere con lei una poesia scritta di suo pugno: un gesto di fiducia enorme, che Michelle accoglie con profonda sensibilità e ricambia confidandole i propri dubbi riguardo al matrimonio. Tala, che vive nella mancanza più assoluta — costretta a vedere il padre rinunciare all’unica fetta di pane pur di nutrirla — trova comunque naturale gioire per l’altra e augurarle felicità.
Attraverso la scrittura, Tala e Michelle, pur restando ancorate alle rispettive identità e differenze, scoprono inattese somiglianze: gli antenati provenienti dalla stessa terra, i lutti causati dal genocidio — termine che entrambe scelgono senza esitazione —, le paure quotidiane e persino le piccole gioie che sopravvivono alla guerra. Quasi all’unisono, finiscono per riconoscersi protagoniste di un gesto profondamente rivoluzionario: continuare a fare progetti mentre tutto intorno crolla. Emblematica, in questo senso, è l’ammissione finale di Tala: “Spero che un giorno potremo parlarci di persona, in un luogo dove incontrarci come esseri umani alla pari, con rispetto e dignità.”
Ilaria Bignotti Faravelli, psicologa
Albanna T., Amzalak M., I Nostri Cuori Invincibili, Ponte alle Grazie, Milano, 2025.