#9 Robert Mapplethorpe – Tulips (1977)

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Robert Mapplethorpe - Tulips  (1977) Immagine: Robert Mapplethorpe, Tulips 1977 - https://www.artsy.net/artwork/robert-mapplethorpe-tulips-4

Robert Mapplethorpe – Tulips (1977)
Immagine: Robert Mapplethorpe, Tulips 1977 – https://www.artsy.net/artwork/robert-mapplethorpe-tulips-4

di Giordano Pariti

“L’importante è che la morte ci colga vivi”  M. Marchesi

 Il coraggio di ritrarre le più sfrenate pulsioni sessuali, i crudi corpi, i soggetti più audaci e riuscire  a  trasformali in raffinata arte: ecco ciò che Robert Mapplethorpe mette in campo con le sue fotografie.

Nei suoi scatti nulla è nascosto, mistificato; tutto si mostra nella consapevolezza del proprio fulgore e nella onestà della propria identità personale.

Dopo anni di ritratti ad artisti, vip, personaggi della scena underground e della comunità gay  newyorkese, Mapplethorpe intraprende una svolta utilizzando i fiori come corrispondenza di parti anatomiche del corpo umano. I falli diventano steli, stami, le curve dei seni e delle natiche mutano in petali, corolle. È un viraggio  inatteso,  spiazzante rispetto alle iconografie tipiche della sua produzione artistica ma assolutamente efficace ed affascinante.

L’ostentata sessualità dei corpi si trasforma in delicata sensualità. I fiori alludono al corpo, implicitamente lo richiamano.

Ma non basta. Attraverso i fiori l’artista intraprende ancora un altro passaggio: da simbolo di vita essi divengano presagio di morte. Il fiore racconta ciò che nella posa scultorea dei corpi era stato tenuto volutamente lontano: la caducità della bellezza, la fragilità della carne. L’atemporalità delle pose plastiche dei corpi diviene consapevole temporalità nei ritratti dei fiori.

E proprio poco tempo prima di morire, nel 1989, Mapplethorpe  invia a tutti i suoi amici una copia della foto dei tulipani ritratti nel 1977.

È uno scatto che nel rigore del bianco e nero e nella perfezione formale della sua composizione mostra in modo inequivocabile ciò che l’artista vuole significare. La sofferenza, l’approssimarsi della morte sono avvolte dal calore del sentirsi un fiore circondato ed amato da una moltitudine di fiori; un tulipano tra tanti e come tanti che, raggiunta la sua massima bellezza, cede con dignità  all’inesorabile declino della sfioritura.

Nella sua breve esistenza, fortemente segnata da trasgressioni ed eccessi, Mapplethorpe non ha mai avuto paura di vivere. In un autoritratto del 1988 preannuncia la sua morte con una bastone a forma di teschio e il volto consumato dalla malattia. Tuttavia per congedarsi dal mondo non usa questo scatto ma quello appunto dei tulipani.

Il dono del fotografo ai suoi amici è un addio carico di affetto, di sincera riconoscenza.

Mapplethorpe giunge alla fine dei suoi giorni consapevole di quanto sia stato appagante aver avuto il coraggio di essere vivo ogni giorno, di aver lottato per cavalcare e trasformare la propria esistenza  senza mai rinunciare ad essere se stesso e ad affermare la propria arte.