Il libro si apre, il tempo si ferma. Così le parole dei narratori aprono soglie del C’era una volta, spazi altri dove possiamo essere tutto ciò che desideriamo e temiamo. Ci avventuriamo ad occhi aperti nel reame di Morfeo per ingannare Thanatos, suo fratello gemello. Le storie racchiudono e prendono la forma di tanti antidoti al finis vitae. Senso di onnipotenza, ricordo che allontana dall’oblio, miti che danno un senso al nostro stare al mondo. Abbiamo la percezione, come tante Sherazade, di poter controllare il grande mistero, allontanare lo scorrere che porta ad esso. Questa rubrica si occupa di indagare ed analizzare gli immaginari della morte nelle storie per l’infanzia e per l’adolescenza. Nelle molteplici forme di genere, stile narrativo, tensione in cui può comparire. Troveranno spazio albi illustrati, silent book, romanzi, raccolte di poesie e filastrocche, serie tv e film. Faranno la comparsa anche qualche gioco e videogioco. Una ricerca complessa, perché la morte nelle storie appare in molteplici forme. Come nell’apparire di un’ombra autunnale e del suo popolo nascosto, nel ricordo del momento preciso in cui si scopre della finitezza della vita, in curiosi dialoghi tra un’anatra, un tulipano e la grande mietitrice. O ancora in una tensione narrativa alla vita, alla scoperta, alla fame dell’attimo perfetto, al divenire. O in reperti nascosti come immagini, frammenti, miti, sottili non detti, riti. Storie scelte prima di tutto per la loro bellezza e tra loro legate al costante tessere della nostra vita.
Perché quando una storia prende forma, nel suo essere letta, raccontata, guardata, entriamo in un mondo altro in cui il tempo del nostro quotidiano si ferma. Le storie tendono alla morte e da essa ci danno la percezione di poter essere rifugio, zattera, isola sospesa.
Anche per questo la morte nelle belle storie è presente. Non necessariamente detta, incontrata, affrontata. A volte vi risiede anche solo come tensione narrativa.
Uno spazio sospeso che, come ci ricorda Le mille e una notte, è capace di allontanare la morte e di darci la percezione di poter controllare il lento e inesorabile fluire del tempo.
A cura di Emanuele Ortu, esperto in pedagogia della narrazione

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