Simone Weil enumera quattro prove dell’esistenza di Dio. Una di esse è la bellezza del mondo. Se fossimo capaci, se solo fosse possibile tuffarsi in questa prova, lasciarsi andare sicuri che il cielo accolga, che tutto questo abbagliante infinito è per noi.

Certi hanno anime tanto innocenti, hanno tanto coraggio, da salire sulle spalle della sofferenza e allungare le braccia per toccare le nuvole. Non per scienza o per dottrina, ma per istinto ed esperienza, per scaltrezza e sopravvivenza, sanno il valore esatto di ogni grammo di felicità. La riconoscono a occhi chiusi. La riconoscono sempre.

[dedicato all’impavida Olimpia che ora sorride nel cielo]

Nella mia vita
ho amato, cuore e anima,

luci ed ombre della terra.
Questo amore senza fine
ha fatto udire
la voce della speranza

nell’azzurro del cielo.
E rimarrà nella felicità
e nel dolore più profondo,
rimarrà in ogni gemma
e in ogni fiore,
nelle notti primaverili ed estive.
Ho messo l’anello di nozze
alla mano del futuro

Rabindranath Tagore

[da Poesie, Newton Compton ed., trad. Girolamo Mancuso]

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