Non è forse un bellissimo mistero il colore di questo crepuscolo invernale, in quest’ora, in questo luogo, in questo momento della mia vita? Non è forse un mistero incantato questa splendida, desolata, malinconica luna di cui siamo segretamente innamorati, come lupi? È tutto un susseguirsi di miracoli davanti ai nostri occhi di ciechi: per sopravvivere al flusso dobbiamo aggrapparci al triviale, ancorarci al prosaico, addormentare il senso del cuore, indossare la corazza dell’insensibile (che è molteplice e indispensabile e ci spegne il respiro). Qui nessuna risposta. Solo poesie.

Segni

Verso il 1915, a Ginevra, vidi sul terrazzo d’un museo un’alta campana con caratteri cinesi. Nel 1976 scrivo queste righe:

Indecifrata e sola, so che posso
essere nella vaga notte una preghiera
di bronzo o la sentenza che racchiude
il succo d’una vita o d’una sera,
o il sogno di Chuang Tsu che già conosci,
o una data banale o una parabola
o un vasto imperatore, oggi poche sillabe;
o l’universo o il suo segreto nome
o quell’enigma che scrutasti invano
lungo il corso del tempo e dei suoi giorni.
Tutto posso essere. Lasciami nell’ombra.

La tigre

Andava e veniva, delicata e fatale, carica di infinita energia, dall’altro lato delle salde sbarre e tutti la guardavamo. Era la tigre di quel mattino, a Palermo, e la tigre dell’Oriente e la tigre di Blake e di Hugo e Shere Khan, e le tigri che furono e che saranno e insieme la tigre archetipa, poiché l’individuo, nel suo caso, è tutta la specie. Pensammo che era sanguinaria e bella. Norah, una bambina, disse: È fatta per l’amore.

Jorge Luis Borges

[Segni è tratta da La moneta di ferro, traduzione di Cesco Vian.

La tigre è tratta da Storia della notte, a cura di Domenico Porzio e Hado Lyria. Entrambe le raccolte le ho prese dal secondo volume dei Meridiani dedicato all’opera omnia di Borges, Mondadori editore.

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