Io sono un lettore compulsivo. Da diversi anni leggo poco su carta, soprattutto poesia. La larga maggioranza delle mie letture, romanzi e saggi, è da apparato elettronico, il cosiddetto e-reader. Fra le tante ragioni c’è quella di avere sempre con se, anche a letto, anche nel cuore della notte, dei libri di scorta. Quando resto a secco nella notte o quando ho bisogno di una pausa da quello che sto leggendo ma non voglio iniziare un altro libro, una delle mie risorse è l’opera completa di Federico Garcia Lorca. Si tratta di un ponderosissimo tomo che in cartaceo sarebbe impraticabile e così invece è un’arca di tesori. Le poesie sono riportate sia in originale che in traduzione cosicché uno può perdersi nella magia delle parole di due splendide lingue romanze e nella fantasmagorica, giocosa magia delle parole di Garcia Lorca. È in questo molteplice, caleidoscopico scrigno che ho trovato questa poesia per la nascita di Malva Marina Neruda e ho scoperto dell’esistenza della figlia del premio Nobel cileno. Cercatela, è una storia interessante. Questa bimba sofferente è morta all’età di 8 anni, persa nella nebbia del tempo. Ma vedi un po’, Federico Garcia Lorca non permette che vada dimenticata nemmeno l’ala di una mosca, figuriamoci una bambina con un nome tanto affascinante. Sento che questo mirabile salvagente di luce gettato da un poeta monello nel grande oceano, questo sughero irrimediabilmente perduto ma inaffondabile, salva dalla notte ogni bambina dimenticata. Non ne lascia andare nemmeno una. Nemmeno una.

Versi per la nascita di Malva Marina Neruda

Malva Marina, ah poterti vedere!
Delfino d’amore sulle antiche onde
quando il valzer della tua America distilla
veleno e sangue di mortal colomba!

Ah, poter spezzare i piedi oscuri
della notte che latra fra le rocce!
Fermare il vento immenso e triste
che prende dàlie e dà indietro ombre!

L’elefante bianco sta pensando
se ti darà una spalla o una rosa,
Giava, lame d’acciaio e mano verde,
il mar del Cile, valzer e corone.

Bimbetta di Madrid, Malva Marina,
non voglio darti né chiocciola né fiore,
fiamma celeste, ramo di sale e amore,
pensandoti, ti poso sulla bocca.

Federico Garcia Lorca

[1935. Da Garcia Lorca tutte le poesie e tutto il teatro,

A cura di C. Rendina ed E. Clementelli, Newton Compton.
Qui libera traduzione di M. Bellazzini basata sulla
traduzione presente nel volume.]

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