Scrivo da dentro una stanza buia dove mi riparo dal pomeriggio del primo agosto. Questa notte ho dormito sotto la luna, alle quattro culminava a sud proprio davanti al mio letto. Tutte le foglie qui davanti cantavano nella sua lingua misteriosa e danzavano per la grazia del vento. Quando leggerete queste note confido che settembre ci abbia già portato in salvo, almeno da questo furore, da tutto il resto non so chi ci possa salvare. Un giovane collega indiano una volta mi diceva “so di essere nelle mani di qualcosa molto più grande di me e a questo mi affido completamente”. Vi mando un soffio di questo sorriso non mio ma che è attorno, se si riesce a coglierlo, per questo inizio d’anno. Perché l’anno calcolato inizia a gennaio ma l’anno del cuore finisce nel fuoco di agosto e nasce nella clemenza di settembre.

Infanzia
Ora in cui l’erba cresce
nella memoria del cavallo.
Il vento declama discorsi ingenui
in onore dei lillà,
e qualcuno entra nella morte
con gli occhi aperti
come Alice nel paese del già visto
Presenza
la tua voce
in questo non potersi liberare le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me una barca su un fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi districhi gli occhi
e per favore
parlami
sempre
Amanti
un fiore
non lontano dalla notte
il mio corpo muto
si apre
alla delicata urgenza della rugiada
[da Le opere e le notti, in Poesia completa, cura e traduzione: Matteo Lefèvre, Crocetti Editore]