Questa lettera nasce da una condivisione autobiografica sulla perdita, custodita nel silenzio per molti anni e finalmente consegnata alla parola. È il dialogo intimo e profondo con un amico scomparso tragicamente, che attraversa il dolore, la memoria e la fede, intrecciando il ricordo personale con una riflessione sul senso della vita, della morte e dei legami che non si spezzano.
In queste righe, la sofferenza non si attenua nel tempo, ma si trasforma in ricerca, preghiera e consapevolezza che l’amore autentico continua oltre il limite terreno, mantenendo viva la comunione tra cielo e terra.
Dedicata a Gianpiero
Carissimo Gianpiero,
probabilmente in questi giorni, quando hai capito che ero quasi pronta per scriverti, ti sarai messo a sorridere, perché avrai pensato che potessi farlo molto prima, ma ti assicuro che il dolore acuto e profondo che ho provato in quel tragico 17 settembre 1978 mi ha accompagnata ogni giorno, non si è attenuato per niente nel corso del tempo e mi ha impedito ogni tentativo di tradurlo in parole. Sto provando ancora a trovare qualche risposta e ad elaborare qualche spiegazione relativa all’incidente che ha causato la tua tragica morte, senza esito in ogni caso, perché si tratta di risposte e di spiegazioni che vanno oltre i limiti della mia mente. Non trovo esaurienti, infatti, quelle che spesso si indicano, riferite a tali drammatiche situazioni, quali la fatalità, l’imponderabilità o altre; non le trovo giuste nei tuoi confronti perché avevi 25 anni, eri nella pienezza della salute e dell’esercizio sportivo, eri circondato dall’affetto dei tuoi familiari e di tanti amici, tra cui quelli dello “Sci Club Valdocco”. Lo spunto per scriverti me l’ha dato, in ultima analisi, tuo fratello Antonio che si è ricordato del nome del settimo componente che non avevo più in mente, Silvano, ragazzo che non ho più incontrato mentre ho ancora visto Franco, Piero, Oscar, Angelo G.; lo ricordo dinamico, atletico, pieno di vigore e, soprattutto, non ho mai scordato il suo volto spaventato e sconvolto per quanto era accaduto.
Come tu sai, sempre sei stato presente nella mia vita, nel cuore, nei pensieri e nella preghiera che, tramite lo Spirito, quello Santo, attivato dal dono di sé di Gesù, mantiene uniti tutti coloro che hanno accolto ed accolgono la proposta di Dio Padre che da sempre ha progettato la comunione con le sue creature. Ho anche mantenuto, come sono riuscita, i rapporti con i tuoi familiari la cui vita, come puoi immaginare, è stata stravolta dalla tua drammatica scomparsa. Sicuramente, dopo che ti hanno raggiunto il papà e la mamma, ancora di più sei stato e sei vicino ad Antonio ed anche a noi del gruppo che abbiamo vissuto un’esperienza così drammatica, a me che ancora sento il tuo grido ed il tuo tonfo, rimanendo attaccata alla parete per un tempo che mi è sembrato infinito. Non ho mai parlato con nessuno di tale esperienza perché è sempre stata motivo di immenso dolore; i miei genitori probabilmente l’hanno saputa da te quando li hai incontrati nel “non luogo” ove sono anche loro; non ho mai avuto il coraggio di dire loro, persone pure di cuore e miti, quanto accaduto, dovendo affrontare già tante difficoltà e tante sofferenze nella vita terrena; avrei aggiunto un’ulteriore ferita oltre a quelle che già avevano sia di ordine fisico che di ordine morale a causa anche del comportamento anarchico di mio fratello, e dicendo ciò so di non avere tutte le ragioni. Hai già avuto modo di confrontarti con Franco, Oscar e Angelo S., che non c’era quel giorno, ma con il quale abbiamo condiviso escursioni e discese con gli sci, in allegria ed in verità di emozioni e sentimenti. L’amore per la montagna ha causato anche a loro degli incidenti fatali; ora, a distanza di tempo e senza che il dolore si sia attenuato, ringrazio per averli conosciuti, per aver vissuto esperienze indimenticabili di fatica, freddo, gran caldo ma anche tanta gioia nel raggiungere il traguardo o di una camminata o di una giornata sulla neve. Ricordo Franco per l’agilità e la velocità, Oscar per la saggezza e la pacatezza, Angelo perché era un po’ istrione e faceva ridere molto tutti quanti con le sue battute spiritose.
Come hai potuto constatare la mia vita è stata catturata dalla passione educativa, in primo piano rispetto a quella filosofica. Ho camminato ancora in montagna per una decina d’anni poi ho dovuto lasciare, con dispiacere, per le malattie dei miei genitori e perché avevo il ruolo di responsabile pedagogica di nidi, scuole dell’infanzia e punti famiglia. Quando non ero troppo stanca, mi ritagliavo qualche istante per imparare qualche brano al pianoforte, strumento che avevo imparato a suonare da adolescente, scoprendo il mondo meraviglioso della musica. Le cure per i familiari, il lavoro impegnativo, lo studio richiesto dall’aggiornamento e i volontariati in Parrocchia e a favore dell’ambiente hanno coinvolto ogni mia energia, anche a causa delle mie caratteristiche quali i tempi lunghi e il desiderio di lavoro ben fatto e di approfondimento teorico. Tali caratteristiche oltre a non aver consentito di cimentarmi in altri campi mi hanno anche provocato incomprensioni e riduzione dei rapporti, ma credo che ognuno di noi sia esposto a valutazioni contrapposte, soprattutto quando c’è la presunzione di conoscere fino in fondo una persona, posto che ciò sia comunque possibile; l’ interiorità, in ogni caso, rappresenta un baluardo inviolabile che solo il buon Dio, la cui sapienza ed il cui amore non hanno limiti, conosce e, soprattutto, comprende.
Tu sei ora nella condizione non solo di aver chiaro come e perché sia successo quello che ti è capitato ma anche di aver trovato spiegazioni riguardo aspetti che oltrepassano le nostre brevi storie come il senso del tutto, le leggi e l’origine dell’universo sulle quali indagano gli scienziati, il valore della vita e di ogni singola creatura, la ricerca teologica da parte della ragione e la risposta della fede a seguito della rivelazione contenuta nella Sacra Scrittura e tramandata dalla comunità ecclesiale. L’indagine teologica sta ora impegnando parte della mia vita per rendere ragione della fede e dunque per vivere in pienezza, per quanto lo consentano innumerevoli limiti e tante fragilità, la condizione umana attraverso l’esercizio di scelte libere e nobili. L’ho già fatto ed insisto sia con te che con altre persone care che sono nella vita che non ha più termine, tra cui i tuoi genitori, perché siate presenti nella vita di Antonio, che si è trovato inaspettatamente ad assumere un ruolo in famiglia che andava oltre i suoi 17 anni e che ora è “diversamente impegnato”, nell’esistenza di Angelo G. e Silvano, dei quali non ho più notizie, e di Piero, oltre che nella mia che è dedicata, per quanto sia nelle mie possibilità, a ciò che può durare anche dopo la fine del periodo terreno e cioè allo stupore per il bello, alla cura per la vita e per la bontà, nell’orizzonte della fede. Sono certa che tu sia felice in compagnia dei parenti più amati e di diversi amici; non ho dubbi, inoltre, che tu ci abbia perdonati, se per caso abbiamo avuto, senza rendercene conto a causa della temerarietà giovanile, delle responsabilità per quanto è capitato il 17 settembre 1978, ed insisto nel chiederti di continuare a sostenere il nostro legame, pur in concomitanza con il dolore inconsolabile che ciò comporta per me, finché non ci incontreremo nuovamente! I legami umani veri ed autentici non possono terminare con la morte, proprio perché sono tali, ma c’è il rischio che si attenui la loro intensità ed è ciò che cerco d’impedire riguardo i miei parenti e conoscenti più cari ed anche riguardo la nostra bella amicizia!
Milva
Collegno, 31 dicembre 2019