La casa è troppo silenziosa quando si apre la porta e nessuno ti aspetta più scodinzolando e saltellando.

Quando parliamo di lutto, pensiamo alla morte di persone care, di parenti, di amici. Raramente poniamo l’attenzione alle reazioni psicologiche e agli strascichi legati alla perdita di un animale domestico. Ma i cuccioli fanno in qualche modo parte della nostra famiglia e, comunque, sono una presenza costante nella quotidianità della casa.

Nel libro “Il dolore negato”, Gallucci racconta di una sua paziente che si vergognava e si sentiva stupida per essere andata dallo psicologo “solamente per la morte del mio gatto”. In questo racconto si cela una ipercritica verso se stessi, soprattutto verso le proprie emozioni, perché avvertite come sbagliate. Giudicare pesantemente le proprie emozioni rischia di avere risvolti autodistruttivi. Riconoscere e rispettare ciò che sentiamo è la base per affrontare il percorso che ci aspetta, che non sarà necessariamente più veloce o più facile di altri.

È corretto classificare le perdite per importanza, oppure è più opportuno darne la giusta dignità sulla base del vuoto lasciato in chi rimane?

Ciò che appare paradossale è il senso di vergogna e di inadeguatezza che proviamo solo perché si soffre per la morte di un animale, del nostro animale. Lo stigma sociale rispetto agli eventi luttuosi derivanti dalle perdite non umane aggiunge al dolore fisiologico conseguente alla mancanza un altro elemento, la solitudine. È come se il lutto degli animali  domestici inglobi in sé due perdite, quella fisica del cucciolo e quella dovuta alla  sensazione di abbandono. Un lutto doppio, un lutto delegittimato, come ricorda Gallucci.

Il rapporto tra una persona e un animale è autentico, spesso più autentico rispetto ai rapporti tra esseri umani, perché completamente disinteressato, genuino. Pensiamo all’importanza che può avere la presenza di un cane per un anziano che vive da solo, che finisce per coltivare con l’animale un rapporto del tutto esclusivo.

In questi casi la scomparsa rappresenta ben più della semplice perdita di un animale, rappresenta il venir meno di una  presenza fondamentale.

Se impariamo a riconoscere l’autenticità dell’amicizia interspecie tra uomo e animali domestici, nonché le relazioni di accudimento che ne conseguono, risulta quasi conseguenziale la “normalizzazione” delle reazioni al lutto, che finiscono ad essere del tutto assimilabili a quelle per la perdita dei propri cari umani.

Il dolore non è legato all’oggetto della perdita ma a ciò che rappresentava quando era in vita, a quanto faceva parte della vita di chi lo perde.

Approfondimento bibliografico

Gallucci, P. L. (2018). Il dolore negato: Affrontare il lutto per la morte di un animale domestico. Graphe. It edizioni

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