Una lettura sociologica del discorso di Papa Francesco sulla morte

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«la Chiesa, come madre, maestra, vuole che ognuno di noi pensi alla propria morte»

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In questo discorso Papa Francesco riprende un tema fondamentale per la religione cattolica e in generale per tutte le religioni: la morte. La religione nei secoli è stata la grande consolatrice di quella paura antica che da

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sempre accompagna l’uomo: la paura della morte intesa come termine della nostra esistenza e fine della nostra identità. Le religioni si sforzano di trasformare questo momento tragico e inevitabile in un passaggio tra uno stato ed un altro. Una continuità dell’identità personale che si mantiene in altra forma e in un’altra dimensione. La morte è una trasformazione: il corpo si degrada e al termine di questa trasformazione non rimangono che atomi tornati alla madre terra e verranno riutilizzati in un altro tempo e spazio secondo una casualità imperscrutabile. Quello che si perde in questa trasformazione è, oltre al corpo, anche l’identità. Questa identità andava salvata per tutti e a tutti i costi.

Su questo tema interviene la religione con la scoperta/trovata dell’anima. La nostra anima non si trasformerà, non verrà degradata in alcun modo, ma pura e intatta porterà la nostra identità in qualche altra fantastica realtà .. a patto che si rispettino alcune fondamentali norme di comportamento. Qui si compie l’artificio della trasformazione della religione in potere e controllo sociale. Karl Marx, consapevole della forza che la religione aveva nel controllo delle persone l’ha definita non a caso l’oppio dei popoli.

«Noi siamo abituati a questa normalità della vita e pensiamo che sarà sempre così .. il Signore, e la Chiesa, ci dice in questi giorni: fermati un po’, fermati, non sempre sarà così, un giorno non sarà così, un giorno tu sarai tolto e quello che è accanto a te sarà lasciato».

Le persone si lasciano irretire e distrarre dai mille piccoli impegni e desideri della realtà. In questo modo dimenticano che tutto quello che realizzano, tutto quello che possiedono, tutto quello che è terreno verrà abbandonato nel momento di lasciare questo mondo, che è una delle tante metafore che si usano per rifiutare il concetto della morte come fine definitiva e promuovere il concetto del trapasso da un mondo ad un altro. Senza la pressione della paura della morte la forza della religione si indebolisce. Capisce bene Papa Francesco che la società occidentale attraverso molteplici stratagemmi è stata in grado di allontanare, offuscare e a volte alleggerire il tema della morte controllandone la paura almeno finché la morte non si avvicina e la paura emerge in tutta la sua portata. A quel punto la religione interviene placando come può la paura ma è troppo tardi perché questa paura possa essere l’aggancio per un controllo sociale e uno strumento di potere. Ormai siamo prossimi alla morte e non vi è più nulla o quasi da poter controllare. Ecco quindi la necessità di rilanciare il memento mori , ricordati che devi morire, così che la paura della morte possa seguirci da vicino durante tutta la vita e non solo quando ci avviciniamo alla sua fine.

«Questo vivere la normalità della vita come fosse una cosa eterna, un’eternità si vede anche nelle veglie funebri, nelle cerimonie, nelle onorificenze funebri: tante volte le persone che davvero sono coinvolte con quella persona morta, per la quale preghiamo, sono poche».

Papa Francesco  esplicita il doppio ruolo del rito funebre: da un lato l’importanza per chi resta di poter elaborare in modo più efficacie il lutto ma dall’altra, ancora una volta, come momento di raccoglimento per riflettere sulla vita e la sua fine.

«Pensare alla morte non è una fantasia brutta, è una realtà. Se è brutta o non brutta dipende da me, come io la penso, ma ci sarà e lì sarà l’incontro col Signore: questo sarà il bello della morte, sarà l’incontro col Signore, sarà lui a venire incontro, sarà lui a dire “vieni, vieni, benedetto da mio Padre, vieni con me”. Ma, Signore, aspetta che devo sistemare questo, questo, non si può sistemare niente: quel giorno chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa non scenda: dove stai ti prenderanno, ti prenderanno, tu lascerai tutto».

Se vuoi smettere di essere spaventato dalla morte c’è un solo modo, entra nella grande comunità cristiana e comportati correttamente secondo le sue regole, in questo modo la morte sarà solamente il passaggio ad una vita migliore. Non dovete mai dimenticare il memento mori, ricordati che devi morire. La forza derivata dall’adesione delle persone alla religione viene poi espressa nella politica, nell’economia e in tutte gli ambiti sociali da questo potente richiamo alla morte ha effetti sociali molto concreti. Si creano forti gruppi di pressione , lobbies, che si occupano di difendere interessi costituiti spesso mascherando il loro agire dietro dogmi e valori religiosi, di costituire gruppi e associazioni che tutelano i propri aderenti e difendono i loro interessi, intervenendo su ogni questione economica, politica, sociale che possa risultare rilevante per questo o quel gruppo.

Per rimanere nell’attualità ci sono stati molti interventi dei vescovi e anche del Papa stesso in riferimento alla campagna vaccinale in corso.

La Chiesa è pro-vax, ma per l’arcidiocesi di New Orleans è «immorale usare il vaccino Johnson & Johnson» http://bit.ly/3qbjDVP

L’uso di cellule fetali per la produzione del vaccino è il motivo della dichiarazione del vescovo. Questo aspetto mai completamente chiarito è uno dei cavalli di battaglia dei gruppi che osteggiano l’uso dei vaccini.

È accettabile sottoporsi a immunoprofilassi con composti derivati da feti abortiti? La Santa Sede ha pubblicato a fine 2020 due importanti documenti che fanno chiarezza su un tema delicato. http://bit.ly/3e9xCtc

Attraverso la necessità di aderire ai dettati della propria religione per potersi conquistare un’altra vita dopo questa, mantenendo la propria identità, la chiesa cattolica e ogni altra organizzazione religiosa entra nelle tematiche sociali cercando di imporre il proprio punto di vista, attivando nei fatti un vero e proprio controllo sociale.

Per questo il memento mori è un ingiunzione eminentemente sociale essendo uno dei pilastri su cui si fondano le religioni e su cui fondano il proprio potere.