A distanza di 22 anni dall’ultimo tragico episodio in un Istituto Penitenziario Minorile in cui un minore si toglieva la vita, la morte di Danilo Riahi riapre un dibattito urgente e necessario sulla gestione della sorveglianza e sui protocolli di prevenzione del rischio suicidario.

L’analisi del caso solleva quesiti fondamentali sull’efficacia delle attuali politiche: l’incapacità di riconoscere le sofferenze psichiche di minori non accompagnati che hanno vissuto traumi migratori estremi, la carcerazione come momento repressivo e punitivo, la mancata presa in carico del disagio psichico, l’abbandono in luogo dell’accoglienza.

A fronte di un aumento dei tentativi di autolesionismo e di proteste negli IPM e delle violenze perpetrate ai danni delle persone minorenni ivi recluse, la risposta istituzionale sembra orientata solo all’incremento dell’edilizia penitenziaria anziché alla presa in carico sociale e psicologica.

Questo contributo intende esplorare le lacune della rete d’accoglienza e le conseguenze di un sistema che sembra aver dimenticato la funzione comunicativa ed educativa della devianza minorile.

A 17 anni

A 17 anni dovresti sognare, innamorarti, viaggiare. Dovresti assaggiare nuovi cibi, formarti a scuola, sperimentare le prime emozioni. A 17 anni non dovresti morire. A 17 anni non dovresti morire così.

Era dal 2003 che non si assistiva alla morte di un adolescente mentre era nelle braccia di un Istituto Penitenziario Minorile e, purtroppo, dopo ben 22 anni, dobbiamo stringerci in cordoglio per aver fallito lì dove ci eravamo promessi di non sbagliare più.

Già all’epoca, l’episodio sollevò forti critiche sulla gestione della sorveglianza e sull’efficacia dei protocolli di prevenzione del rischio suicidario per i minori non accompagnati o privi di rete familiare.

Anche allora, infatti, si trattava di un minorenne, M.R. Aveva sedici anni e con Danilo condivideva anche le origini oltre che la tragica fine.

E’ di una estrema gravità, infatti, che proprio mentre un adolescente è affidato al nostro ordinamento, dunque proprio mentre esercitiamo nei suoi confronti un’azione di responsabilità, non si riesca a comprenderne le sofferenze, le esigenze, le mancanze e il bisogno di cura.

Difficile, peraltro, non riuscire a riconoscerne i possibili patimemti psichici, trattandosi di un minore che, dopo una lunghissima traversata nel Mediterraneo, partito dalla Tunisia, ha affrontato tutto solo il suo viaggio di non ritorno.

Era arrivato in Italia nel 2024, sopravvissuto chissà a quali peripezie, munito di chissà quanto coraggio per poter affrontare senza la propria famiglia e a soli 15 anni una di quelle esperienze che descrivere traumatizzante è un eufemismo. Una di quelle esperienze che ti lascia il mal di mare per giorni, che ti approccia all’idea che da un momento all’altro può arrivare la tua ora, dove la morte di grandi e piccini è proprio lì, davanti ai tuoi occhi, come ci ha raccontato il testimone che ha condiviso la sua storia nell’ultimo episodio del podcast Voci in Ombra (https://www.unosguardoalcielo.com/podcast-voci-in-ombra-episodio-7-mare-mostrum/).

Tuttavia, dopo il suo arrivo, la risposta punitiva non si è fatta attendere troppo: già il 9 agosto 2025 veniva arrestato a Vicenza per alcuni tentativi di furto; dopo essersi messo in fuga, raggiunto dagli agenti, veniva immobilizzato con un taser ed immediatamente trasferito nel carcere minorile di Treviso, in una delle due celle del  CPA dove sono collocati i minori a seguito dell’arresto.

<<Solitamente al momento dell’arresto sono sotto l’effetto delle sostanze e commettono il suicidio nelle prime fasi della loro incarcerazione, spesso proprio nelle prime ore (a causa dell’improvviso isolamento, dello shock dell’incarcerazione, della mancanza di informazioni e delle preoccupazioni per il futuro)>>, recita il contributo sulla prevenzione del rischio suicidario in carcere pubblicato sul sito del Ministero della Giustizia.

Secondo la versione delle Autorità, Danilo Riahi, s’impiccherà con i suoi stessi jeans, nel bagno di quella cella. Morirà 4 giorni dopo, all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

Si affollano una serie di domande..

Perchè un minore può entrare nel nostro Paese e sfuggire alla rete dell’accoglienza? Dov’è mancata la presa in carico, in quali e quanti momenti? Di cosa avrebbe avuto bisogno il ragazzo, di quali cure, di quale assistenza psicologica, di quale affetto? Perchè non è stato visitato o trasportato presso un presidio medico dopo l’utilizzo del taser? Perchè per immobilizzarlo è stato necessario il ricorso al taser? Perchè il tentativo di commettere un furto e darsi alla fuga può condurti in carcere a 17 anni? Perchè il suo corpo è finito penzoloni in un bagno di una cella? Cosa credeva gli sarebbe successo e perchè l’aveva creduto?

Quanto doveva sentirsi stanco di correre…

Sebbene l’unico a riuscirci, Danilo non è solo nella lista troppo lunga di minori che hanno tentato di togliersi la vita mentre erano sotto la custodia dello Stato.

<<Stavo tanto male (…) il ragazzo di fronte alla mia cella si è tagliato i testicoli con il vetro (…) si beveva i bicchieri di vetro, l’altro mangiava batterie, proprio disumano>>: questa la testimonianza emersa nel corso dell’ incidente probatorio nel processo per torture consumate ai danni di 8 minori al Beccaria di Milano.

Proteste, incendi, evasioni: sembrano così lontani i tempi in cui si parlava di azione deviante comunicativa, in cui si credeva che leggere le condotte devianti ci aiutasse a comprendere le difficoltà, i disagi, ponendo rimedi per porvi fronte, per evitare l’ingresso del minore nel circuito della devianza, per ridurre la presa in carico in ambito procedurale, per prevederne la rapida fuoriuscita dai meccanismi processuali e dell’esecuzione penale.

Invece, alla fine del 2026, a fronte dell’aumento del numero di detenuti minori l’unica risposta è l’apertura di 3 nuovi istituti penitenziari minorili da aggiungersi ai 17 già in funzione.

Marika La Pietra, avvocato

Per approfondimenti:

https://www.giustizia.it/giustizia/page/it/pubblicazioni_studi_ricerche_testo_selezionato?contentId=SPS726280#:~:text=Solitamente%20al%20momento%20dell’arresto,delle%20preoccupazioni%20per%20il%20futuro)

https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/ottavorapportominoriCS.pdf

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