Nessun ricordo può alleviare il dolore di una madre che ha perso suo figlio. Eppure il lutto può consentire a ciascun essere umano di entrare in contatto con la parte più profonda della propria anima, per creare un ponte e accorciare la distanza che ci separa da chi si è amato di più al mondo. E’ in quella dimensione in cui il tempo e lo spazio si annullano, che il cuore diviene capace di cogliere i segnali di cui ha bisogno per continuare a vivere.

Buongiorno mami

Clara strinse a sé il lembo della coperta. Le sembrava che quel gesto, che le imponeva di concentrare la forza delle sue dita in un minuscolo quadrato di stoffa, servisse a lenire il dolore.

Si guardò attorno, fissando lo sguardo su tutto ciò che un tempo le era parso così familiare e che, ora, le appariva invece estraneo e impersonale: le fotografie attaccate alla parete, i vestiti ancora abbandonati sulla sedia, i poster di un cantante rock, monumenti di un tempo e di una vita che non sarebbero più stati.

Cercò di ricordarsi come era Marco, suo figlio. Era un esercizio che ripeteva ormai quotidianamente; era terrorizzata dall’idea di dimenticarlo. Cercò di immaginarlo mentre buttava gli indumenti alla rinfusa sul pavimento, dopo essere tornato da scuola. Sentì la voce stridula dei suoi rimproveri, mentre cercava inutilmente di educarlo all’ordine e al rispetto delle cose. L’aveva rimproverato anche quella sera, quella dell’incidente. Come avrebbe voluto non averlo fatto.

Era uscito di casa sorridente, non immaginava che non vi avrebbe mai più fatto ritorno. “Dai mami, non essere arrabbiata” le aveva detto circondandola con le braccia e dandole un bacio. Lei si era sentita fortunata. Non tutti gli adolescenti cercano ancora un contatto fisico con i loro genitori.

Ma Marco sì, soprattutto quando la vedeva contrariata. “Non fare tardi Marco” si era raccomandata lei, come faceva sempre. “Al massimo a mezzanotte sono a casa” le aveva risposto lui. “Ciao Mami, non aspettarmi sveglia”. Non dormiva mai, Clara, senza prima avere avuto la certezza che lui fosse al sicuro nel suo letto. Lui lo sapeva, perché, quando rincasava, sbirciava sempre nella sua camera da letto. Era ormai diventato un rito. Lui si affacciava alla porta e lei spegneva la televisione, facendo finta di essersi addormentata.

Quanto le mancava quel viso assonnato dopo le serate con gli amici. “Ciao mami”, gli sentiva dire. Alla storia della televisione dimenticata accesa non ci credeva più nemmeno lui.

Tutti i suoi parenti le dicevano che Marco non avrebbe voluto vederla triste. Ma a lei non importava.

Marco non aveva mai voluto vederla né felice né triste. Voleva vederla così com’era, perché era attraverso la lettura dei suoi sguardi, che da sempre tradivano la sua anima, che Marco aveva imparato a riconoscere tutte le sfumature della vita.

All’improvviso Clara si ricordò di quando Marco si era rotto un legamento, giocando a calcio. Mentre lo guardava contorcersi nel letto dell’ospedale, aveva concentrato tutta la sua energia su di sé, sintonizzandosi con il centro del suo cuore, come se questo potesse servire ad attenuare il dolore di Marco per portarlo su di sé.

Si immaginò di farlo anche adesso. Visualizzò il centro del proprio corpo, dove immaginava potesse trovarsi l’anima. Sognò di riportarlo in vita, anche solo per chiedergli scusa. Sentì i pensieri staccarsi da sè per formare una nuova entità, che potesse dare vita al suo Marco e, in cambio, prendere quel suo corpo del quale non sapeva più che farsene. Ma non accadde nulla. Lei era rimasta dov’era e Marco, ovunque fosse, non poteva tornare indietro, mai più. Quella consapevolezza che la raggiungeva solo quando realizzava che non sarebbe mai esistito un giorno in cui le cose avrebbero potuto ricominciare da capo, la sconvolse e la sorprese a sciogliersi in singhiozzi. “Che c’è, mami?” le avrebbe chiesto Marco. E Clara gli avrebbe risposto: “Niente, volevo solo provare a capire se avevo ancora qualche lacrima da versare, o se le avevo finite tutte il giorno che sei nato”.

“E perché, mami, quando sono nato io piangevi?” le avrebbe domandato curioso lui. E lei gli avrebbe detto: “Perché il pensiero che tu abbia voluto donarti al mondo attraverso di me mi commuove profondamente. E mi fa sentire felice e onorata che proprio tu mi abbia scelto come mamma”.

Sono ancora la sua mamma? Pensò Clara all’improvviso. Istintivamente si alzò dal letto e cominciò ad aprire i cassetti, alla ricerca di un ricordo di Marco bambino, un ciuccio, una vecchia copertina, un giocattolo al quale lui era affezionato e dal quale non si era voluto separare. Dal comodino al comò, dal comò alla scrivania. E quando stava per rassegnarsi a non trovare proprio nulla, la vide. Una merendina confezionata, la preferita di Clara, quella che scartava ogni mattina e sbocconcellava insieme al caffè, prima di andare al lavoro. Ed un post-it: “Buongiorno mami”.

Monica Betti

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