Mi presento: sono Guendalina Bigi. Il mio nome e cognome li ho mantenuti, ma mi sento una persona differente da quella che ero, alcuni anni fa. Un giorno nella mia esistenza si è aperta una voragine. Una voragine enorme! Ho cercata di riempirla con il tempo, la cura, l’amore, la pazienza, la dignità e la speranza, che solo una mamma può avere. Quella voragine era la malattia tumorale che ha colpito mio figlio, pochi mesi dopo il suo ventesimo compleanno. Quel tempo di speranza, attesa e silenzio è difficile da descrivere. Posso solo dire di aver vissuto quei giorni riuscendo a stare a galla, ma non riesco ancora a capire come, in che modo, con che forza e con che energia. Che era la forza della vita, l’ho compreso solo quando il 20 giugno, nel giorno del solstizio d’estate, ho dovuto dire addio per sempre alla presenza fisica di mio figlio Riccardo. Lui da quell’estate del 2020 in poi non avrebbe potuto più vivere le cose che avrebbero vissuto i suoi amici, le grigliate all’aperto, i bagni al mare, le passeggiate in montagna, e quell’estate segnava la fine di tutto, della sua e della mia, anzi nostra vita e della nostra famiglia. Non si è mai pronti a lasciare andare chi amiamo, anche se sappiamo che la diagnosi è infausta. È come dover ricominciare tutto da capo, imparare a respirare da sola, imparare a mangiare da sola, imparare a camminare da sola, imparare che ci sei, sei viva e devi affrontare il quotidiano che non ti appartiene più, che ti sembra sconosciuto, che ti sembra appartenere ad un’altra esistenza che non è la tua. Il tempo passa… si passa… ma come passa? Come fai a vivere quel tempo, che non ti travolga e non ti annienti, facendoti sentire senza la tua identità? Io ho cominciato così…mi sono sforzata di costruire in quel tempo qualcosa di buono attorno a quella voragine…un giorno ho pianto, un giorno ho camminato nella natura, un giorno ho acceso una candela, un giorno ho letto una frase, un giorno ho accolto e fatte mie le parole di un’amica, un giorno ho bevuto una coca cola che piaceva a Riccardo, un giorno pensavo di stare meglio e ho pianto, un giorno ho urlato, dalla collina sopra casa, il suo nome, un giorno ho visto un cuore nella natura, era una goccia che si era appoggiata sul gradino di casa e formava quel contorno…I giorni che scorrono, gli incontri di persone speciali, i gesti, le lacrime, le parole, gli abbracci, le letture, le condivisioni con persone sofferenti, la natura, i sorrisi….e pian piano tra alti e bassi ricomincia il mio cammino e mi lascio ispirare, guidare dai segni che Riccardo mi manda. In questo modo ho imparato che quella voragine è lì e che, come un vulcano attivo, a volte si riattiva improvvisamente, ma attorno a quel buco buio, profondo e doloroso ci sono le cose bellissime che ho raccontato nelle righe sopra, che mi tengono viva e mi permettono di respirare e prendere fiato anche quando il dolore riaffiora. Da questa sofferenza sono nati due albi. La Collina di Ric, un racconto ispirato dalla collina sopra casa, il luogo dove attraverso lo sguardo al cielo e i cambiamenti delle stagioni, ho trovato una connessione con Riccardo. Quella connessione ha permesso di ispirarmi e scrivere un secondo albo: “Tessitori di vita tra terra e cielo”, perché ho imparato che un filo invisibile ci collega e connette con chi abbiamo amato e a chi ci accompagna nel quotidiano. Nella mia esperienza di sofferenza ho imparato a trovare coraggio grazie ad intrecci di relazioni quotidiane importanti che mi hanno dato la forza per proseguire il mio cammino. Un’energia che non sapevo di avere che sono certa mi regali ogni giorno Riccardo. Ora, lui, vive nei miei innumerevoli progetti. Vive, in un modo nuovo, perché entra nelle case delle persone che incontro. Lui, con i nostri progetti, c’è e aiuta tanti bambini ammalati a trovare speranza. Lui é vivo in un modo nuovo perché RACCONTARLO NON È COME VIVERLO, MA ORA VIVERLO È RACCONTARLO. Sono grata a Riccardo, silenzioso filo di connessione per quello che sono riuscita a diventare e a tutte le persone, fili di intrecci di amore, che hanno trovato il coraggio di accompagnarmi ogni giorno e continuano a farlo. Senza di loro non sarei mai riuscita ad affrontare tanto dolore.
Guendalina Bigi