Il convegno “Uccidere, uccidersi, essere uccisi: la morte violenta” è stata un’occasione intensa e partecipata in cui professionisti provenienti da diversi ambiti — psichiatria forense, criminologia, giuridico e sociale — hanno approfondito il tema della morte violenta, sollevando la necessità di superare il tabù che ancora la circonda.

In questo contesto ricco di riflessioni e contributi specialistici, abbiamo portato anche la nostra voce: io, in qualità di assistente sociale ed ex masterizzanda del Master di I livello in Tutela Diritti e Protezione dei Minori -Unife, e Sarah Caputo, che ha condiviso la sua storia personale come orfana speciale.

Il nostro intervento ha affrontato il drammatico tema dei figli del femminicidio, attraverso una doppia lente: quella tecnica e normativa, e quella umana e profondamente toccante dell’esperienza vissuta. Si è parlato di violenza assistita, del quadro normativo a tutela degli orfani speciali e delle complesse conseguenze psicologiche che colpiscono i minori coinvolti in queste tragedie.

Sarah ha donato ai presenti la sua testimonianza con coraggio e autenticità, rendendo il momento di ascolto particolarmente toccante e partecipato.

È emersa con forza la necessità di lavorare sempre più sulla prevenzione della violenza di genere, per fare in modo che queste situazioni non si ripetano mai più.

Bianca Simona Magueran, assistente sociale

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